Acquagym
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Acquagym

L'acquagym è una variante della comune ginnastica aerobica che prevede l'esecuzione in un ambiente completamente diverso dal solito, con numerosi vantaggi correlati, tra cui una maggiore intensità del lavoro.

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Acquagym

L'Acquagym deve il suo esordio alla continua necessità di inserire varianti all'interno di discipline ormai diffuse e consolidate. Declinando la comune ginnastica aerobica nell'ambiente acquatico ha preso vita l'acquagym. La resistenza offerta dall'acqua è certamente uno dei principali vantaggi di questa disciplina, che consente una maggiore sollecitazione muscolare, soprattutto in termini di forza e resistenza. L'acqua diminuisce i traumi da impatto, e da questo punto di vista garantisce margini di sicurezza maggiori, soprattutto in quei soggetti con un peso corporeo rilevante, per i quali potrebbe essere fortemente traumatico, a livello articolare, adoperarsi in coreografie a secco. Muoversi in un ambiente in cui la densità è molto superiore a quella dell'aria genera un lavoro assai importante e stimola anche gli aspetti legati alla coordinazione, non soltanto nel cercare di eseguire efficacemente le coreografie, ma anche nel cercare di mantenere il giusto equilibrio ed il corretto assetto.

Uno degli elementi sui quali è possibile agire per modificare l'intensità dello stimolo è dato dal livello dell'acqua, ovvero dalla percentuale del corpo che risulta in immersa. Ad esempio, trovarsi con l'acqua a livello delle spalle, implica una riduzione del proprio peso dell'80% rispetto al dato reale, ma ovviamente implica una sollecitazione gravosa per spostare una massa d'acqua che avvolge in modo pressoché completo l'individuo. Un livello più basso, prossimo all'altezza dei pettorali, o del giro vita, riduce in maniera meno significativa il proprio peso, che sarà rispettivamente inferiore del 70% e del 50% in rapporto al dato reale, ma questo determina anche una diminuzione della resistenza al movimento offerta dal fluido circostante. È inoltre possibile agire sull'intensità del lavoro anche mediante l'uso di attrezzi appositamente studiati che influenzano in vario modo la massa d'acqua spostata, permettendo un ulteriore lavoro sotto il profilo della resistenza alla forza e degli adattamenti che ne derivano.

Occorre inoltre ricordare che in acqua vige la legge quadratica, pertanto all'incremento della velocità di esecuzione di un gesto, corrisponde un aumento dell'impegno necessario pari a 4 volte tanto. L'immersione in acqua migliora il ritorno venoso e di conseguenza un miglior riempimento atriale e la successiva ridistribuzione dell'ossigeno. Altre variabili possono agire a livello circolatorio, non ultimo una differente vasocostrizione a seconda della temperatura dell'acqua. Da un punto di vista cardiaco sono altrettanto numerosi gli adattamenti specifici che l'attività in ambiente acquatico determina tra questi, quello di più immediata applicazione, è che in acqua, a parità di impegno profuso, la frequenza cardiaca rimane più bassa di circa 10-15 pulsazioni al minuto. Ovvero per ottenere i medesimi adattamenti che si produrrebbero a secco, è sufficiente raggiungere frequenze cardiache più basse. Sotto il profilo biomeccanico la situazione è analoga, nel senso che è possibile individuare grandi divari nella sollecitazione muscolare pur eseguendo un medesimo movimento, ad esempio la sollecitazione della muscolatura dei glutei e del bicipite femorale è molto maggiore nelle attività che simulano azioni affini a quelle del camminare, rispetto a quanto non accada fuori dall'acqua.

In conclusione questo tipo di lavoro presenta veramente un basso rischio generale di incorrere in situazioni spiacevoli e, fatta eccezione per condizioni fisiche ritenute inidonee da un medico, sono veramente pochi i casi in cui diviene sconsigliabile l'approccio alla sua pratica.