Cosa non dovrebbe mai fare un personal trainer
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Cosa non dovrebbe mai fare un personal trainer

Quali sono gli atteggiamenti che un personal trainer dovrebbe sempre evitare con la propria clientela, e quali regole professionali devono essere rispettate da un professionista del fitness

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Cosa non dovrebbe mai fare un personal trainer

Lavorare come personal trainer implica un atteggiamento estremamente professionale, ci si trova fianco a fianco con ciascun cliente per un periodo di tempo piuttosto lungo e con una frequenza elevata, anche 2-3 volte la settimana, in un ambiente che per sua peculiarità spinge alla creazione di rapporti interpersonali. È naturale che col trascorrere del tempo il rapporto cliente – personal trainer possa andare incontro a una trasformazione tendendo a qualcosa di maggiormente amichevole e confidenziale. Questo tipo di evoluzione nei rapporti può determinare non pochi problemi. Se è giusto eliminare i fronzoli tipici di rapporti estremamente formali, non sempre può essere altrettanto positivo rimuovere ogni sorta di divario fra chi offre un servizio a pagamento e chi ne fruisce. Un clima troppo amichevole potrebbe portare facilmente a cadute di stile, ad atteggiamenti che esulano dal rapporto lavorativo e, non di meno, a una minore percezione del grado di professionalità del personal trainer, sarà quindi compito di quest'ultimo essere in sintonia con il cliente senza superare quelli che dovrebbero essere dei limiti propri di ogni lavoro. Probabilmente non netti e rigidi come in altri ambiti, ma di sicuro non così lievi da divenire impercettibili. Sarà normale darsi del tu, lasciarsi andare a qualche battuta, ascoltare le confidenze del proprio cliente che talvolta individua nel suo istruttore una sorta di trainer a 360 gradi, valido aiuto non solo per il corpo, ma anche per lo spirito. È naturale che accada, che si instauri un legame di questo tipo ma il personal trainer cercherà di ascoltare senza perdere di vista le sue reali mansioni, senza lasciarsi andare a commenti o consigli su argomenti che non sono di pertinenza professionale, senza suggerire strategie che non riguardino l'ambito lavorativo e, soprattutto, senza invertire la situazione usando ogni cliente come il proprio personale confidente.

Vietato lasciarsi andare a pettegolezzi, se un cliente parla male di un altro (cosa assai frequente) raccontandone difetti veri o presunti, annuire, confermare o rincarare la dose, è quanto di peggio possa fare un personal trainer, sia se questo suo atteggiamento è di semplice accondiscendenza, sia se condivide lo stesso pensiero sul soggetto criticato. Il rischio è che il cliente, prima o poi, arrivi a pensare che se il suo personal trainer parla male degli altri assieme a lui, probabilmente parlerà male di lui con gli altri. Inoltre l'essere umano è mutevole per natura. Se un domani i rapporti fra i due si rinsaldassero, entrambi inizierebbero a parlar male del personal trainer, e di quanto sia poco professionale rovinando inevitabilmente il buon nome del professionista. L'atteggiamento da tenere rispetto a queste situazioni dovrà essere distaccato, non complice. Ancor più se il cliente dovesse raccontare fatti della propria vita privata o di relazione.

Accade spesso che a un personal trainer vengano fatte delle avances da parte di qualcuno dei suoi assistiti. Anche se la cosa è certamente lusinghiera occorre fare ben attenzione ai passi falsi, credere di poter approfittare di ciascuna situazione porterà ben presto a far parlare di sé non certo per meriti professionali. Meglio spegnere sul nascere qualsiasi situazione controversa, imbarazzante e che possa dare adito a fraintendimenti anche perché, lasciandosi tentare, c'è il rischio che qualcuno scambi una relazione estemporanea per qualcosa di più serio ed importante dando vita a possibili scenata nel pieno dell'attività lavorativa, con ricadute nefaste sul profilo professionale.

Non è finita. Un personal trainer che si rispetti non dovrebbe mai giungere in ritardo ad un appuntamento di lavoro, anzi cercherà di arrivare sempre con almeno 10 minuti di anticipo rispetto all'orario concordato, in modo da avere il tempo per consultare il programma previsto per la sessione di allenamento. Nell'ipotesi in cui qualcosa di davvero imprevisto causi un ritardo eviterà di arrancare scuse e giustificazioni, limitandosi a scusarsi per l'accaduto. Cercherà naturalmente di evitare il ripetersi del problema e, se il ritardo è tale da compromettere il buon esito della lezione, avrà premura di recuperare offrendo una seduta gratuita al cliente. Dimostrerà in questo modo di essere veramente amareggiato per il ritardo e di assumersene totalmente responsabilità e conseguenze. Trattandosi di episodi realmente rari non determineranno perdite economiche significative e faranno guadagnare ulteriore stima da parte del cliente anche a seguito di episodi negativi. Nel caso in cui il ritardo sia tale da far annullare un appuntamento occorrerà avvisare con il massimo anticipo possibile e, anche in questo caso, se la lezione è già stata pagata ne sarà offerta una gratuita per scusarsi.

È buona regola presentarsi sempre in ordine e puliti. Sembrerà banale ma, se il precedente cliente è stato assistito nella sua ora di jogging, occorrerà evitare di presentarsi sudati e sgualciti per la lezione successiva. Per questa ragione, quando sono previste sedute di allenamento particolarmente impegnative, occorrerà prevedere una pausa idonea fra due appuntamenti per avere il tempo di cambiarsi e fare una doccia. Sarà un utile risparmio di tempo e, nel caso di un personal trainer anche di denaro, uscire di casa al mattino con tutti i cambi occorrenti per l'intera giornata.

Una volta iniziato il training con il cliente occorre mettere da parte qualsiasi problema personale evitando di apparire scontrosi o tesi. Mai lasciare il cellulare acceso durante l'ora di lezione e, se si svolge il lavoro in palestra, sarà bene non rivolgere attenzioni ad altri clienti o utenti del centro.

In quanto professionista del fitness è richiesto un idoneo grado di competenza e familiarità con i vari quesiti che il cliente potrebbe porre. Competenza e familiarità che non germoglieranno dal nulla e che nessun attestato, diploma o altro titolo potranno infondere senza un serio e continuo studio e aggiornamento. Tuttavia, data la vastità della materia, potrebbe capitare di ricevere domande alle quali non si possiede una risposta certa. In questo caso sarà molto meglio dire che sull'argomento non si possiedono informazioni complete, ma ci si premurerà di approfondire per poter rispondere al meglio. Si possono sfruttare a proprio vantaggio queste circostanze per accrescere la proprie competenze attraverso una successiva e reale verifica del tema, dimostrando serietà e reale attenzione nei confronti del cliente. Tra gli "abusivi" della professione vige l'arte di improvvisare le risposte, ovvero inventare di sana pianta. Non necessariamente con l'intento di mentire, molto più di frequente pescando fra personali idee che non sono suffragate da reali competenze. Questo può dar vita una serie di situazioni a dir poco imbarazzanti, ad esempio il cliente potrebbe già conoscere la risposta alla domanda e l'ha posta col solo l'intento di appurare il grado di preparazione del personal trainer, fornendo risposte fantasiose sarà palesata una grossolana incompetenza. La professionalità paga in tutti i lavori, crearsi un buon nome è una strada lunga e in salita, rovinare la propria immagine è molto più semplice, rapido e duraturo.

Infine, per quanto tale precisazione dovrebbe essere oltremodo superflua, è bene segnalare che in assenza di specifici titoli di studio il personal trainer non può e non deve cimentarsi con diete, attività riabilitative, diagnosi e prescrizioni di alcun tipo.