Preparazione di Istruttori e Personal Trainer: commento alla ricerca
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Preparazione di Istruttori e Personal Trainer: commento alla ricerca

Dai dati della ricerca sulla preparazione dei Personal Trainer e degli Istruttori emergono molti risultati interessanti, tra i quali spicca che il 20% degli intervistati lavora senza alcun titolo di qualsivoglia natura

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Preparazione di Istruttori e Personal Trainer: commento alla ricerca

A questo punto, sulla base delle 10 domande proposte, qual è il gruppo di partecipanti che ha gestito correttamente il maggior numero di risposte? Al primo posto vengono i laureati con laurea specialistica, o a ciclo unico (vecchio ordinamento), che hanno risposto correttamente nel 64,6% dei casi; segue chi ha partecipato a più di un corso di tipo non universitario rispondendo correttamente nel 61,22% dei casi; poi i laureati con titolo triennale, risposte corrette nel 60,15% dei casi; gli studenti della facoltà di scienze motorie il 55,86%; infine chi ha seguito un solo corso non di tipo universitario ha totalizzato il 54,82% di risposte esatte.

La modalità di raccolta dei dati permette di effettuare un'ulteriore analisi, questa volta relativa a quanti, fra coloro che lavorano nel settore sportivo, sono a loro volta impegnati nella pratica regolare di un'attività fisica. I gruppi di appartenenza restano i medesimi: laureati con percorso triennale o specialistico, corsisti privi di laurea in scienze motorie, soggetti impegnati lavorativamente ma privi di qualsivoglia formazione. Come illustra il grafico di seguito proposto gli sportivi più assidui risultano essere coloro i quali lavorano all'interno di strutture sportive ed hanno seguito più di un corso di formazione di tipo non universitario (98,77%), seguono coloro i quali, privi di formazione universitaria, hanno seguito un solo corso di formazione (95,17%), gli studenti del corso di laurea triennale in scienze motorie (90,17%), gli occupati privi di qualsivoglia formazione (89,94%), i laureati con titolo specialistico (88,7%) e, fanalino di coda, i laureati con titolo triennale che lavorano in un centro sportivo, il 20% dei quali è tecnicamente un sedentario.

Al termine di tutte le rilevazioni esposte, e consapevoli dei possibili margini di errore che si possono compiere quando da una rilevazione a campione (per quanto numeroso) si cerca di decodificare l'andamento generale, diventa comunque difficile tirare le somme. Di sicuro è possibile affermare che qualcosa va rivisto, sia sotto il profilo legislativo che dal punto di vista dei programmi universitari. È inconcepibile che sia universalmente riconosciuto il ruolo preventivo dell'attività fisica, per poi scoprire che quasi il 20% di chi lavora in questo settore è sprovvisto di qualsivoglia titolo.
Col risultato concreto che possa proporre attività e programmi fortemente rischiosi per l'incolumità del cliente che, piuttosto che abbattere i rischi connessi alla sedentarietà, si ritrova un effetto boomerang capace di creare più problemi di quanti non si aspiri a risolverne. D'altro canto non è accettabile neppure che le università conferiscano il titolo di dottore in scienze motorie a studenti convinti di poter allenare distintamente addominali alti e bassi (quasi il 30% dei laureati con percorso triennale ed il 20% di chi ha una laurea specialistica), o che non conoscano cosa si determina a seguito del rilascio di acido lattico (quasi il 30% dei laureati con titolo triennale). Lo sport non è un gioco, sarebbe il caso di cominciare ad applicarsi affinché possa essere gestito con il rigore che merita.