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Cosa non deve fare un personal trainer - prima parte

Atteggiamenti e situazioni che un personal trainer deve evitare con la clientela - prima parte.

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clientela, personal trainer, professionalità
Personal Trainer

Lavorare come personal trainer implica un atteggiamento estremamente professionale. Inevitabilmente ci si trova fianco a fianco con ciascun cliente, per un periodo di tempo piuttosto lungo, circa un’ora, con una frequenza elevata, anche 2-3 volte la settimana, ed in un ambiente che, per sua peculiarità, spinge alla creazione dei rapporti interpersonali.

E’ naturale che, col trascorrere del tempo, il rapporto cliente – personal trainer, possa andare incontro ad una trasformazione, tendendo a qualcosa di simile all’amicizia.
Questo tipo di evoluzione nei rapporti personali, può determinare non pochi problemi. Se è giusto eliminare i fronzoli tipici di rapporti estremamente formali, non sempre può essere altrettanto positivo rimuovere ogni sorta di divario fra chi offre un servizio a pagamento e chi ne fruisce.

Un clima troppo amichevole potrebbe portare facilmente a cadute di stile, ad atteggiamenti che esulano dal rapporto lavorativo. Sarà cura del personal trainer cercare di essere in sintonia con il cliente, senza tuttavia superare quelli che dovrebbero essere dei limiti propri di ogni lavoro. Probabilmente non netti e rigidi come in altri ambiti, ma di sicuro non così lievi da divenire impercettibili.

Sarà normale darsi dal tu, lasciarsi andare a qualche battuta, ascoltare le confidenze del proprio cliente. Inevitabilmente il cliente del personal trainer sente il suo istruttore come una sorta di trainer a 360 gradi, valido aiuto non solo per il corpo, ma anche per lo spirito. E’ naturale che accada, che si instauri un legame di questo tipo. D’altro canto, il personal trainer, cercherà di ascoltare, ma senza perdere di vista le sue reali mansioni, senza suggerire strategie che non riguardino l’ambito professionale e, soprattutto, senza usare ogni cliente come il proprio personale confidente e consigliere.

Se un cliente parla male di Tizio, e racconta di quanto sia insopportabile, annuire, confermare o rincarare la dose, è quanto di peggio possa fare un personal trainer. Sia se tale suo atteggiamento e di semplice accondiscendenza, sia se condivide lo stesso pensiero su Tizio.
Il rischio è che il cliente, prima o poi, arrivi a pensare che, se il suo personal trainer parla male degli altri assieme a lui, probabilmente parlerà male di lui con gli altri.
Inoltre, l’essere umano, è mutevole per natura. Se un domani i rapporti fra i due si rinsaldassero, entrambi inizierebbero a parlar male del personal trainer, e di quanto sia poco professionale, rovinando inevitabilmente il buon nome del professionista.
L’atteggiamento da tenere rispetto a queste situazioni dovrà essere distaccato, non complice. Ancor più se il cliente dovesse raccontarvi fatti della sua vita privata o di relazione.

Accade spesso che ad un personal trainer vengano fatte delle avance da parte di qualcuno dei suoi assistiti.
Anche se la cosa è certamente lusinghiera, occorre fare ben attenzione ai passi falsi. Credere di poter approfittare di ciascuna situazione, porterà ben presto a far conoscere il vostro nome come legato a colui che non si lascia scappare nessuna occasione, e non come legato ad un bravo professionista.

Certamente non sarete in grado di piacere a tutti, se cercate di giocare tutto sul piano del fascino, probabilmente avrete un buon ascendete solo su una ristretta fascia di persone, e questo significherà ridurre rapidamente la vostra potenziale clientela.

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Tratto da: Personal trainer, come sceglierlo come diventarlo, di De Pascalis Pierluigi, ed. Calzetti Mariucci.

Bibliografia

A scuola di fitness
De Pascalis Pierluigi; Ed. Cazetti Mariucci, 2010
Fitness per negati
S. Schlosberg, L. Neporent; Ed. Mondadori, 2006
Personal Trainer. Come sceglierlo, come diventarlo.
De Pascalis Pierluigi; Ed. Cazetti Mariucci, 2009