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Quanto deve farsi pagare un personal trainer? - seconda parte

Guida alla determinazione del giusto compenso per un personal trainer professionista - seconda parte

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Il prezzo del Personal Trainer

Infine è possibile adottare una terza soluzione, ossia garantire alla palestra l’iscrizione dei propri clienti. In questo caso non occorre versare alcun importo. Semplicemente il cliente del personal trainer diviene anche cliente del centro sportivo. Corrisponderà la quota di iscrizione e la quota mensile alla palestra, pagherà per le ore di lavoro richieste il personal trainer.

I costi variabili sono imputati alle spese di trasferta, al vestiario, alle spese telefoniche e di promozione della figura di professionale.

Le spese di trasferta possono essere una voce molto importante se l’attività è svolta al domicilio del cliente. In questo caso sarebbero da aggiungere anche ulteriori costi fissi derivanti dall’acquisto delle necessarie attrezzature (manubri, elastici, tappetino ecc) da portare con se sul luogo di lavoro.

Il margine di guadagno che si intende percepire è un’altra delle voci che concorrono alla formazione del prezzo. Questa variabile, nel concreto, è strettamente legata al grado di competenza. Maggiore è la competenza e la specializzazione del professionista, maggiore sarà il margine di utile che vorrà (e potrà) trattenere e, conseguentemente, il costo finale della prestazione.

In ultimo, la determinazione del prezzo, è influenzata dalla piazza di riferimento. Lavorare in un grosso centro urbano consente l’applicazione di prezzi più elevati rispetto al lavoro svolto in piccoli centri.
Le grandi città offrono bacini di utenza maggiori, ma anche maggiore concorrenza. A tal proposito sarà bene informarsi sui prezzi medi praticati dagli altri personal trainer.

E’ da tener presente che, l’attività di personal trainer, può essere svolta nelle vesti di libero professionista o nelle vesti di lavoratore dipendente.

Il lavoratore dipendete viene assunto da un centro sportivo, può ricevere uno stipendio fisso mensile, oppure una base fissa mensile cui si somma una provvigione per le ore di lavoro effettuate, ovvero per il numero di clienti che lo scelgono come personal trainer. In ciascuno di questi casi, alcune delle voci sopra elencate, si riducono o si annullano.
Ad esempio i costi di trasferta sono estremamente ridotti, i costi per l’assicurazione dovrebbero invece ricadere sul datore di lavoro, al pari degli oneri fiscali.

Il libero professionista dovrà mettere in conto ulteriori spese. Generalmente la contabilità è seguita da un commercialista, al quale riconoscere una parcella per i suoi servizi. Infine, il reddito derivante, sarà lordo. Occorrerà decurtare la quota di competenza dell’erario.

Tenendo conto di tutte queste variabili, sarà possibile valutare quello che soggettivamente è ritenuto un “giusto compenso”.

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Tratto da: Personal trainer, come sceglierlo come diventarlo, di De Pascalis Pierluigi, ed. Calzetti Mariucci.

Bibliografia

A scuola di fitness
De Pascalis Pierluigi; Ed. Cazetti Mariucci, 2010
Fitness per negati
S. Schlosberg, L. Neporent; Ed. Mondadori, 2006
Personal Trainer. Come sceglierlo, come diventarlo.
De Pascalis Pierluigi; Ed. Cazetti Mariucci, 2009