I disturbi del comportamento in adolescenza
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I disturbi del comportamento in adolescenza

Possibili disturbi del comportamento nell'adolescente: disturbo da deficit di attenzione / iperattività, disturbo oppositivo provocatorio, disturbo della condotta, disturbo da comportamento dirompente non altrimenti specificato

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I disturbi del comportamento in adolescenza

L'adolescente si confronta quotidianamente con le novità e con i cambiamenti che si manifestano nei diversi ambiti della sua vita. Del resto, non solo cambia il suo aspetto fisico e il suo atteggiamento, ma si modifica notevolmente anche il modo con cui gli altri entrano in rapporto con lui: emergono sempre più attese e richieste nei suoi confronti, da parte di adulti e coetanei, che attendono risposte concrete.

La persona che sta crescendo attua  un processo di auto-analisi e auto-critica molto spesso di sua spontanea volontà, perché desidera conoscersi più in profondità. Se, tuttavia, il processo di critica è eccessivamente esplicitato dalle persone per lui significative, esso diviene controproducente. È necessario, infatti, che siano rispettate le esigenze ed i ritmi dell'adolescente, fornendogli materialmente il tempo necessario per metabolizzare quanto gli sta succedendo, perché altrimenti l'adolescente potrà  facilmente incorrere in un disagio fisico ed interiore difficile da colmare (Fonzi ).

Un giovane che si sente schiacciare dai dubbi e dalle responsabilità, che appaiano immense ai propri occhi, prova una sofferenza che può aumentare di intensità fino a trasformare le normali vicissitudini dell'età adolescenziale in montagne insormontabili (Oliverio-Ferraris-Oliverio ).

Quando si parla di disagio, ci si riferisce ad  uno stato di malessere diffuso e generalizzato che colpisce l'individuo e lo porta ad una costante perdita di energia e ad un atteggiamento passivo nei confronti di ciò che lo circonda, lasciando il soggetto in uno stato di precarietà  e insicurezza costante. Il disagio consuma, danneggia e blocca  le peculiarità e potenzialità individuali.

Il giovane ha di norma notevoli risorse per far fronte alle difficoltà che gli si presentano durante il  cammino verso l'età adulta, anche perché via via che cresce ed interagisce con altri nei diversi contesti, amplia il proprio bagaglio di conoscenze e modifica e consolida alcune abilità.

Quando però le richieste superano le risorse, il soggetto va incontro ad un processo che lo affatica e demoralizza costantemente, non riuscendo a raggiungere gli obiettivi prefissati e  sentendosi triste e svuotato, alla ricerca di sostegno e conferme. Le peculiarità individuali rappresentano delle caratteristiche che si vengono ad evidenziare nei momenti di maggior felicità, ma anche e soprattutto nei momenti di crisi, permettendo delle reazioni alla sofferenza diverse da soggetto a soggetto.

Un ragazzo taciturno e fragile, messo nella condizione di vivere in un contesto stressante ed esigente, potrà con più probabilità sviluppare un disturbo. La difficoltà ad esternare ciò che sta vivendo aumenterà sempre di più l'intensità della sua sofferenza  interiore, proprio perché tenuta nascosta. Nel caso in cui invece, a vivere in un contesto dannoso sia un giovane con spiccate doti comunicative e con una grande voglia di parlare e confidarsi con gli altri, è possibile che l'individuo in questione riesca ad esprimere la sua sofferenza prima che essa si trasformi in un disagio profondo, che  altrimenti confluirà, per esempio, in un disturbo comportamentale (Canestrari-Godino ).

Ci sono vari fattori che interferiscono sullo sviluppo e sulle manifestazioni di un determinato disturbo, quindi non bastano le peculiarità individuali e le caratteristiche personali per poter prevedere l'insorgenza o meno di una patologia.

Quanto sopra specificato serve solo a sottolineare  ancora una volta che è necessario conoscere la persona che abbiamo di fronte, perché ogni individuo ha un suo particolare modo di essere e di esprimersi e di affrontare le difficoltà.

L'adolescente, nella particolare fase della vita che sta affrontando, è impegnato nella costruzione della sua personalità  e  ritagliarsi uno spazio tutto suo è una necessità e una esigenza, dove possa dar forma ed esternare le sue caratteristiche personali. Ogni novità inizialmente affascina, ma in seguito diventa un motivo per mettersi in discussione e modificare gli equilibri, fino ad allora esistenti. Del resto, la routine annoia e certe volte può diventare dannosa, dato che rende l'esistenza delle persone a lungo andare piatta e priva di emozione.

D'altra parte, però, il cambiamento arriva spesso in modo inaspettato e crea confusione e agitazione in chi lo vive in prima persona, perché tanto più è marcata la sua intensità, quanto più mette in crisii punti di riferimento costruiti dal soggetto faticosamente durante il suo processo di sviluppo (Canestrari-Godino ).

Il periodo adolescenziale è ricco di cambiamenti ed è caratterizzato dal variare costante delle situazioni e dei vissuti; la persona che lo vive adesso più che mai affronta un percorso tutto in divenire, dove sono particolarmente frequenti le delusioni, le frustrazioni e le preoccupazioni, ma dove è anche possibile assaporare il gusto di importanti conquiste.

Se è vero, dunque, che l'adolescente affronta costantemente le prove e gli ostacoli che si presentano sul suo cammino per proseguire il percorso verso l'età adulta, è da considerare il fatto che è messo sotto pressione e rischia più di altri soggetti impegnati in un'altra fase della vita di sviluppare un disagio e di manifestare dei sintomi, emblema della sua sofferenza interiore.

Il soggetto adolescente si sente spesso a metà strada fra l'età infantile e quella adulta, ha voglia di crescere e di sviluppare una notevole autonomia.

Allo stesso tempo, però, non si sente ancora del tutto sicuro delle sue possibilità. È desideroso di ricevere un discreto sostegno dalle figure di riferimento, ma è troppo orgoglioso per chiedere un aiuto a chi ha più esperienza, preoccupato altrimenti di apparire agli occhi degli altri come una persona immatura. Pensieri di polarità opposta abitano in diversi momenti del quotidiano la sua mente, creandogli angoscia e sofferenza. Il confronto con la sua nuova realtà di quasi adulto per il giovane rappresenta una necessaria, ma molto difficile tappa del suo sviluppo, che per essere affrontata e superata nel modo migliore richiede energie e grande determinazione, che si possono disperdere ed esaurire più facilmente di quanto si pensi, lasciando la persona svuotata e confusa.

Il sostegno e la disponibilità all'ascolto e alla comprensione da parte degli adulti significativi nei confronti del giovane, possono essere una valido mezzo per diminuire il disagio della persona che sta crescendo e per evitare, considerando anche altri aspetti, che una sua lieve sofferenza si trasformi in un disturbo profondo.

L'individuo che vive costantemente uno stato di disagio utilizza molte energie per cercare di combattere lo stato di tensione con cui si trova a convivere e per riuscire a comprendere le origini della sua sofferenza.

Un adolescente che, quindi, sente crescere quotidianamente dentro di sé le preoccupazioni e non riesce a  esternarle, essendone sopraffatto, va incontro ad una condizione di sofferenza acuta che può dare origine ad un vero e proprio disturbo. Il confine fra un adolescente sano e uno che sviluppa una patologia, diventa così più labile e la persona trasforma il suo modo di essere gradualmente, modificando anche i suoi atteggiamenti e affrontando la vita in modo diverso.

Un soggetto si definisce sano, quando è in uno stato di benessere fisico, psichico e sociale e quindi  non si limita solo a non essere preda di malattia, ma possiede un equilibrio, dato da uno sviluppo armonico che gli permette di vivere nei diversi contesti della propria vita in modo attivo e consapevole, adempiendo ai propri impegni e svolgendo i propri compiti naturalmente come tutte le persone di pari età.

La persona diventa malata quando subisce un'alterazione dello stato fisiologico e psicologico dell'organismo, capace di ridurre, modificare negativamente o persino eliminare le funzionalità normali del corpo. Un adolescente che oltre alle normali trasformazioni della sua personalità e del suo fisico, dovute all'abituale evoluzione della fase dello  sviluppo che sta vivendo, si misura anche con una malattia che lo travolge, diventa schiavodella propria patologia, ed essa rappresenta un fenomeno che lo definisce e occupa un posto di primo piano nella sua esistenza.

Se un giovane che si confronta con l'età adolescenziale si sente spesso confuso e disorientato, in condizioni di vita normali, è chiaro che l'entità della sofferenza individuale aumenterà molto nel caso in cui esso sviluppi una patologia (Ammaniti ).

I genitori del soggetto adolescente con un disturbo comportamentale, ad esempio, vengono colpiti dalle nuove e ripetute dinamiche comportamentali oppositive e negative che il proprio figlio mette in atto quotidianamente. Inizialmente  i genitori possono sottovalutare comportamenti offensivi nei loro confronti, considerandoli come una risposta passeggera ad un periodo più stressante o come un cambiamento da attribuire alle normali vicissitudini e cambiamenti tipiche dell'età adolescenziale; quando però l'atteggiamento offensivo persiste per lunghi periodi e diventa  l'unico mezzo di comunicazione nei diversi contesti in cui il soggetto interagisce, aumentando anche di intensità, il fenomeno risulta troppo marcato per essere nascosto e trascurato.

Il comportamento patologico diventa visibile agli occhi di tutti. Il disagio per mezzo del comportamento deviante, diventa un manifesto che attira l'attenzione e rappresenta una vera e propria richiesta di aiuto (Ammaniti ).

La  necessità di ricevere un sostegno tende spesso ad essere celata, mettendo in atto comportamenti aggressivi che fanno da paravento a una marcata fragilità interiore.

I genitori si trovano in alcune circostanze davanti un figlio adolescente che è radicalmente cambiato, non riescono più a trovare un terreno comune e un punto di incontro con lui, ogni loro tentativo di avvicinamento risulta essere vano. Come risultato dei propri sforzi, ottengono solo di avere dall'altra parte un interlocutore che diventa un muro, impermeabile a qualsiasi stimolo ed emozione, dato che il soggetto è intrappolato nella routine dei comportamenti devianti.

L'atteggiamento irritante e di sfida messo in atto quotidianamente dal figlio nei confronti dei genitori può essere percepito inizialmente da loro come uno stile comunicativo e comportamentale offensivo che si è consolidato durante la sua crescita, forse per colpa delle cattive compagnie che frequenta abitualmente. La situazione comincia a preoccupare maggiormente i genitori quando l'atteggiamento del proprio figlio si manifesta anche negli altri contesti in cui il soggetto interagisce, penalizzandolo pesantemente nello svolgimento dei propri compiti e delle attività quotidiane.

Nel caso in cui un ragazzo adolescente sviluppi un disturbo oppositivo-provocatorio la sua maggiore preoccupazione diventa quella di imporre verbalmente le sue opinioni alle persone con cui instaura un rapporto, mettendo sempre in secondo piano i loro vissuti e necessità rispetto ai propri e facendo in modo che le dinamiche comunicative messe in atto sfocino sempre in un conflitto.

Pensiamo a quanto possa essere frustrante per una qualsiasi persona trovarsi di fronte un giovane individuo che critica, disubbidisce e si pone in una posizione di superiorità costantemente; tutte le energie dei soggetti coinvolti nel processo comunicativo si disperdono e vengono utilizzate in modo negativo.

Quando ci troviamo a doverci confrontare con adolescenti affetti da disturbi comportamentali, dobbiamo considerare che il disturbo e le sue manifestazioni colpiscono l'individuo che ne è colpito, ma influenzano notevolmente anche l'ambiente in cui lui vive; del resto l'individuo e il suo ambiente sono due realtà diverse, ma interconnesse. Un ambiente di vita dannoso può interferire e modificare negativamente lo sviluppo di un determinato individuo, così come esso può, con i suoi atteggiamenti e comportamenti, cambiare i ritmi e le abitudini prefissate all'interno del contesto (Berzano-Prina ).

Bisogna, in particolare quando ci misuriamo con soggetti con una patologia, considerare ogni singolo caso nei suoi diversi aspetti, in modo da poter avere così un quadro completo. È importante valutare approfonditamente la situazione e offrire un intervento di cura tempestivo e puntuale. Quando parliamo di persone in fase di crescita, si devono assolutamente evitare sbrigative e parziali generalizzazioni, perché rischiamo altrimenti di omologare tutti i casi a standard diagnostici che penalizzano la comprensione effettiva del caso.

La fretta di attribuire una diagnosi che classifichi una volta per tutte i sintomi è deleteria: indispensabile è invece la possibilità di disporre di tutto il tempo necessario per comprendere.

I disturbi del comportamento, definiti disturbi da comportamento dirompente, secondo il sistema di classificazione attualmente più utilizzato, cioè il DSM-IV, sono:

  • disturbo da deficit di attenzione / iperattività (ADHD)
  • disturbo oppositivo provocatorio
  • disturbo della condotta
  • disturbo da comportamento dirompente non altrimenti specificato