L'intervento di rete
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

L'intervento di rete

L'intervento di rete ha oltre l'approccio cosiddetto lineare, oramai superato. La rete consente di lavorare sul soggetto aggredendo la problematica da diversi fronti utilizzando diverse figure professionali

Autore:
Ultimo aggiornamento:

L'intervento di rete

Attraverso la metafora della rete, oggi ampiamente utilizzata nell'ambito dei servizi alle persone, è possibile schematizzare i rapporti tra differenti soggetti, siano essi singoli individui, gruppi o organizzazioni. Ciascun soggetto è rappresentato come un nodo e  l'insieme delle connessioni tra i nodi forma un reticolo che potrà assumere differenti dimensioni, strutture e funzioni.

La rete può essere un valido strumento di lettura e di analisi della realtà sociale e delle relazioni umane e al tempo stesso un modello da seguire per la soluzione dei problemi complessi. Il concetto di rete, infatti, si  presta  facilmente al passaggio da un  contesto teorico ad un'applicazione di tipo pratico. Sul piano operativo lavorare in rete significa promuovere e facilitare con un'adeguata organizzazione l'instaurarsi di legami fra differenti soggetti, allo scopo di fornire delle valide risposte ai bisogni degli utenti di un determinato servizio (Catarsi ).

L'approccio di rete va oltre l'ormai superato modello lineare di risposta e permette di affrontare in maniera integrata le differenti sfaccettature dei problemi complessi come quelli che riguardano le esperienze di vita umane: si agisce, in tal caso, su più fronti promuovendo flussi di comunicazione e cercando di favorire l'incontro dei bisogni con le risposte reperibili nell'ambiente, minimizzando gli effetti dispersivi.

La valorizzazione e l'ottimizzazione delle risorse esistenti rappresenta oggi, una scelta necessaria anche a causa della loro crescente scarsità. I modelli tradizionali utilizzati in passato per intervenire in aiuto delle persone in difficoltà, sono entrati attualmente in crisi per la loro inefficacia di fronte alle problematiche complesse, che richiedono risposte nuove ed adeguate non solo in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi (Marzuoli ).

In questa prospettiva il lavoro di rete può rappresentare una via d'uscita, in quanto, se da un lato è capace di aggredire i problemi su più fronti avvalendosi non di una, ma di molte risorse di tipo formale e informale, dall'altro utilizza delle modalità d'intervento che sono al tempo stesso più flessibili, personalizzate e strettamente radicate nell'ambiente di vita dei destinatari.

In una visione ecologica, il benessere dell'individuo non può derivare da un singolo intervento di aiuto o da una singola prestazione specialistica, ma può essere senza dubbio favorito da un insieme  armonioso di tutti gli elementi sopra descritti.

Per far sì che quanto appena affermato si possa realizzare, è necessario che ogni soggetto coinvolto nel progetto di aiuto perda l'abitudine di agire in modo autonomo e indipendente dalle opinioni e dai giudizi delle altre persone coinvolte, anche perché, se si pensa alla salute dei cittadini come ad una risorsa o bene globale, si capisce quanto in questo caso sia indispensabile produrre interventi integrati e flessibili (Catarsi ).

Se la salute dunque è un bene complesso e globale, il bisogno di salute dell'individuo deve essere affrontato anch'esso in modo globale e non frammentato. La soddisfazione del bisogno di salute dei cittadini non si ottiene creando e differenziando servizi sempre più specializzati che considerano i problemi dell'individuo come isolati e separati dal suo contesto di vita. Questa modalità deterministica di affrontare il problema fino ad ora non ha fatto altro che alimentare disgregazioni all'interno del sistema. Non dovrebbero esistere risposte parziali e isolate ai bisogni dei cittadini, ma bensì risposte che in modo globale affrontino il problema della persona nell'immediato, fondando queste stesse risposte sulla relazione e sulla collaborazione di tutte le strutture esistenti.

Il lavoro di rete, mettendo in relazione strutture, servizi ed istituzioni territoriali, permette il raggiungimento degli obiettivi prefissati in maniera efficace, utilizzando risorse già presenti sul territorio. I soggetti coinvolti nel progetto devono, però, affrontare le problematiche emerse in sinergia tra di loro, collaborando attivamente per il raggiungimento di soluzioni comuni e condivise.

La società attuale è caratterizzata al suo interno da molteplici e diversi tipi di relazioni che mutano, si compongono e si scompongono continuamente, secondo percorsi più complicati e instabili rispetto a quelli del passato.

In una società di questo tipo si registra un'espansione quantitativa e una differenziazione dei bisogni sempre maggiore, con un conseguente aumento delle richieste di aiuto anche da parte di imprevisti utenti. Le richieste esigono interventi adeguati a bisogni che non sono più quelli legati alla pura sopravvivenza.

Le patologie psichiche sono molto meno circoscritte  rispetto a quelle del passato e, in un certo senso, sono meno visibili e quindi più difficili da gestire da parte del sistema e delle istituzioni formali, come ad esempio la scuola e la famiglia, e di quelle informali, come le associazioni ricreative.

Le figure professionali che a vario titolo intervengono in aiuto della persona in difficoltà, dovendosi confrontare con una società ipercomplessa, dove i fenomeni si presentano normalmente in una modalità sempre più intricata e dove la stessa individuazione del problema risulta difficile, possono entrare facilmente in crisi fornendo veloci e caotici interventi, che si muovono più in un'ottica riparativa che in una riabilitativa e formativa.

L'aiuto, del resto, come già sottolineato, non deve essere pensato come un'azione centrata sul caso, ovvero sulla persona-utente considerata solo come portatrice di un disagio, ma deve valorizzare le peculiarità della persona, comprendendone a fondo i vissuti e le esigenze e umanizzando così l'intero progetto, rispondendo con competenza  e sensibilità alle diverse necessità individuali. L'individuo, anche se in difficoltà, rimane prima di tutto una persona.

Nel caso dei disturbi comportamentali in adolescenza, il problema per la sua complessità richiede una quantità notevole di risorse e di interventi diversificati. Il ragazzo che manifesta un  disturbo comportamentale non è un fenomeno che si può liquidare in poche battute, delegando il problema  alla famiglia, ma deve interessare l'intera società e gli individui che a vario titolo interagiscono e convivono con la persona in difficoltà.

La patologia manifestata dalla persona adolescente richiede una presa in carico globale, che veda coinvolti attivamente tutti i soggetti che collaborano al processo di crescita e sviluppo del giovane e al suo progetto educativo e formativo.

Gli psicologi, gli psichiatri, i neuropsichiatri, i terapeuti, la famiglia, la scuola, ovvero gli insegnanti e i dirigenti, oltre alle varie organizzazioni territoriali, dovrebbero comunicare tra loro periodicamente e incontrarsi personalmente e regolarmente anche tramite le riunioni di èquipe, prestando sempre particolare attenzione alle peculiarità del soggetto che si trovano di fronte, che in primis va conosciuto e non omologato a degli standard diagnostici.

Inoltre, quando più persone con ruoli e competenze molto diverse si trovano ad interagire con uno o più obiettivi comuni, occorre evitare la rigidità delle posizioni, innescando all'interno del gruppo una dinamica di tipo gerarchico che blocca e danneggia il clima collaborativo e disteso: quello che, invece, dovrebbe caratterizzare la vita del gruppo che si riunisce per sostenere ed incoraggiare una persona in un profondo stato di disagio (De Leo-Patrizi ).

Nel gruppo di aiuto non dovrebbero trovare spazio tra i membri sentimenti di superiorità, competitività e aggressività, bensì sentimenti e atteggiamenti all'insegna della condivisione, del rispetto e  della disponibilità. Essere disponibili ed abbandonare almeno parzialmente la rigidità del proprio ruolo non significa accettare ogni proposta di buon grado e non utilizzare le proprie competenze, ma significa piuttosto mostrare una maggiore professionalità, flessibilità ed elasticità di pensiero.

Un giovane individuo che manifesta la sua sofferenza interiore con l'aggressività e un atteggiamento costantemente ostile ed oppositivo genera spesso nelle persone con cui si relaziona nervosismo e irritazione, anche perché le sue azioni di norma non vengono ricondotte ai segnali di una patologia, ma vengono interpretate come comportamenti di sfida messi in atto dal giovane con piena consapevolezza.

È importante, dunque, per prevenire atteggiamenti come quelli sopra descritti, che creano una serie di circoli viziosi, informare e sensibilizzare gli individui con cui l'adolescente entra in rapporto; quanto più il problema sarà condiviso e conosciuto, tanto più esso potrà essere affrontato nel migliore dei modi (De Leo-Patrizi ).

La consapevolezza, da parte del giovane e della sua famiglia, dell'esistenza di una rete di aiuto può dimostrarsi molto efficace per combattere il senso di solitudine e di vuoto che spesso attanaglia queste persone.