Strategie educative
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Strategie educative

Il ruolo della scuola nella crescita dell'adolescente. La scuola deve riuscire a modulare la propria offerta formativa in maniera flessibile, nel quadro di una collaborazione con le famiglie dei ragazzi che mostrano problematiche

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Strategie educative

Nel campo dell'educazione e della formazione si fa sempre più viva l'esigenza della qualità. Rendere l'educazione una realtà accessibile a tutti significa, in primo luogo, migliorare e perfezionare il sistema educativo, di modo che esso possa rispondere adeguatamente alle sfide che la società complessa di oggi pone agli individui che la abitano.

La possibilità di impostare l'educazione in maniera qualitativa dovrebbe oggi essere favorita dalla disponibilità ad accogliere i contributi più recenti delle discipline umanistiche, psicologiche e pedagogiche. I risultati di alcuni studi compiuti nell'ambito delle neuroscienze, della psicologia e delle scienze sociali, suggeriscono che la qualità dei contesti ambientali in cui la persona ha vissuto fin dalla prima infanzia influenza in maniera considerevole la sua condizione di benessere fisico e psicologico non solo nell'età infantile, ma anche nell'età adulta, interferendo notevolmente sulla sua capacità di affrontare situazioni difficili e stressanti (Fonzi ).

Un'educazione di qualità dovrebbe saper utilizzare approcci e strategie flessibili per rispondere nel modo migliore possibile ai bisogni degli individui che affrontano e vivono in prima persona il processo formativo.

L'essenza dell'educazione consiste nel rispondere ai bisogni che la persona esprime nel proprio percorso evolutivo e anche nel fornirle alcuni strumenti, perché possa trovare le soluzioni più adatte e risolvere consapevolmente le proprie necessità (Catarsi ).

Nel caso di un adolescente, l'esigenza di trovare un ambiente, al di fuori di quello familiare, attraente, stimolante e comprensivo, si fa ancora più pressante ed evidente. La fase cruciale della vita con la quale il ragazzo si sta confrontando lo mette di fronte a continui cambiamenti che lo disorientano e fanno sì che esso, in alcune circostanze, si senta apatico, incompreso e assediato dai giudizi. La scuola rappresenta l'istituzione che per eccellenza, dopo la famiglia, è impegnata in prima linea nel sostegno di tutti i giovani che la frequentano, siano essi soggetti affetti da patologie psichiche, che individui sani.

La quantità considerevole di tempo che essa ha quotidianamente a disposizione per l'interazione e la comunicazione costante con i ragazzi è un'opportunità.

La scuola, come soggetto educativo, dovrebbe offrire quotidianamente un contesto dove si trasmettono nozioni e competenze ai giovani, ma non dovrebbe limitare le sue funzioni a mero distributore di conoscenza.

Del resto, non si può pensare alla scuola di oggi come a una macchina standardizzata che produce e confeziona buoni e ubbidienti cittadini, omologati per il benessere collettivo (Catarsi ).

La scuola di oggi dovrebbe invece costituire una realtà dinamica, dove si comprendono e accettano le differenze senza timori, assaporando quotidianamente il gusto del sano e costruttivo confronto con le particolarità e peculiarità di ogni individuo, che complicano, ma allo stesso tempo arricchiscono il processo formativo e di crescita di tutte le persone coinvolte.

Così, la funzione principale della scuola resta quella di offrire ai soggetti che la abitano un contesto di apprendimento ricco di opportunità, che propone interventi educativi e formativi mirati e personalizzati, guardando anche al raggiungimento di obiettivi precedentemente stabiliti, ma non sottovalutando l'importanza di conoscere i ragazzi con cui essa entra in rapporto: è fondamentale, dunque, una risposta puntuale e tempestiva alle loro necessità, che prima di essere  bisogni espressi dagli studenti, sono esigenze manifestate da persone che si confrontano con la realtà scolastica (Marzuoli ).

Il termine formazione serve ad evidenziare quanto il processo di crescita individuale sia il risultato di un impegno costante  da parte dell'individuo che apprende, quest'ultimo non si limita solo a recepire e seguire le indicazioni fornite dall'insegnante, ma si rende protagonista, esprimendo le sue opinioni e peculiarità e costruendo il suo progetto formativo assieme agli insegnanti. Formarsi significa, quindi, diventare un soggetto attivo che con consapevolezza impara e collabora, cambiando e crescendo con determinazione, costanza ed  intenzione.

Formare in maniera adeguata vuol dire guardare al soggetto nella sua totalità, non accontentandosi di una conoscenza parziale limitata solo ad alcuni aspetti della sua personalità. Per arrivare ad una conoscenza approfondita della persona, è necessario però che la scuola si avvalga anche del contributo e della collaborazione di soggetti che condividono il contesto di vita dell'adolescente.

Nel caso di un ragazzo adolescente che frequenta la scuola e che manifesta da qualche tempo comportamenti oppositivi e provocatori, la scuola dovrà collaborare attivamente con la famiglia del ragazzo.

La famiglia può offrire un valido contributo al processo formativo dell'adolescente, ma la scuola ha il compito di valorizzare la partecipazione attiva della famiglia stessa al progetto scolastico, instaurando e coltivando giorno dopo giorno con essa un rapporto all'insegna della disponibilità, del confronto, del rispetto reciproco e della condivisione delle esperienze (Catarsi ).

Il rapporto con i coetanei è un altro aspetto da considerare. La classe rappresenta una valida opportunità per conoscere un individuo, perché all'interno di essa si vengono a creare i gruppi nei quali si evidenziano i gusti e le affinità fra i ragazzi. Il gruppo classe permette la conoscenza reciproca fra i soggetti e costituisce un'occasione per osservare e conoscere il soggetto nell'interazione con i pari.

Mettere in atto strategie educative flessibili, dunque, vuol dire anzitutto acquisire l'abitudine di ripensare costantemente, alla luce dei risultati ottenuti, a quanto è stato già compiuto, senza avere la presunzione di sentirsi immuni dalle critiche e dagli errori.

Flessibilità significa elasticità e adattabilità: la scuola, nell'adempimento del suo mandato formativo, deve saper dimostrare una grande apertura in relazione ai propri progetti, che devono potersi modificare a seconda del mutare della situazione originaria.

Flessibilità non è sinonimo di improvvisazione, confusione ed incoerenza: la scuola, anzi, è chiamata a combattere questi veri e propri stati di malessere al proprio interno, avvalendosi di  competenze mirate. Flessibile può significare debole, malleabile, incerto, ma può anche significare, ed è questo ciò che si vuol intendere nel nostro caso, pluralità di prospettive e di contributi che si incontrano per creare una base condivisa.

Utilizzare un percorso flessibile, che risponda alle esigenze sia dei ragazzi portatori di una patologia comportamentale, che di quelli  con uno sviluppo normale, vuol dire presentare e proporre un progetto dove coabitano obiettivi di natura diversa. Coabitano, infatti, nella scuola obiettivi più strettamente di natura scolastica, come lo svolgimento dei programmi delle diverse materie, le verifiche e le interrogazioni, che mirano al raggiungimento di standard qualitativi adeguati, grazie all'acquisizione di competenze; ma vi coabitano anche e soprattutto degli obiettivi che mirano allo sviluppo delle peculiarità e potenzialità dei giovani (Marzuoli ).

Un adolescente, che cosa si aspetta dalla scuola? Che ruolo ricopre la scuola nella vita del ragazzo?

Non è assolutamente facile rispondere a queste domande, ma con tutta probabilità bisogna porsi questi interrogativi e cercare di dare ad essi una risposta, se si vuole realmente comprendere le linee di azione dell'istituzione scuola e progettare e valutare gli interventi nel modo più adeguato possibile.

Un adolescente vive spesso la scuola come un'istituzione in cui forse si sente più libero di agire e mettere in atto comportamenti diversi da quelli manifestati nell'ambiente familiare, ma che in alcune circostanze può apparire come un'ulteriore autorità che, per mezzo dei suoi guardiani, di continuo giudica i giovani e li costringe a nuovi ed estenuanti compiti.

Il ruolo della scuola può essere quello di insegnare come migliorare, ma anche quello di sostenere i giovani nella loro esperienza di vita, soprattutto nei momenti di difficoltà.

Quando un ragazzo va a scuola si aspetta, con tutta probabilità, di trovare un ambiente dove possa essere accolto con i suoi pregi e difetti, e dove possa imparare e tentare senza paura dei rimproveri o delle punizioni. In particolare, un giovane che sta affrontando l'età adolescenziale desidererà lasciare la propria impronta  nella scuola, sentendosi finalmente capace  e protagonista e non un semplice esecutore di azioni e compiti impartiti da altri, che forse non hanno neanche avuto la pazienza e la disponibilità di soffermarsi a conoscerlo.

Permettere al ragazzo di essere protagonista nella scuola non è semplice, perché richiede una grande attenzione ad ogni sua particolarità, ritagliando tempo nella giornata scolastica per comprendere   in modo empatico le caratteristiche e le esigenze di ciascuno studente. Comprendere in modo empatico significa, per l'adulto, abbandonare la rigidità del proprio ruolo e assottigliare sempre più le distanze, per mettersi con disponibilità nei panni dell'altra persona con cui si entra in rapporto e con la quale si instaura, o si cerca di instaurare, una relazione sincera e paritaria, in uno scambio comunicativo costruttivo e reciproco (Catarsi ).

La scuola di oggi tenta di rispondere alle sempre più numerose richieste ed esigenze degli studenti e delle loro famiglie in modo adeguato e possibilmente tempestivo, offrendo il maggior numero di interventi e di opportunità possibili, sulla base della spinta all'efficienza e alla velocità della società attuale. Non è facile per la scuola inserirsi in una società che misura il valore dei propri componenti sulla base dei risultati che essi hanno ottenuto; non è facile riservare tempo prezioso, nel caos quotidiano, alla valorizzazione delle peculiarità soggettive.

La scelta della scuola però deve essere quella di andare contro corrente rispetto alle rigide regole di efficienza della società. Essa verrà premiata per questa scelta faticosa se realmente consentirà ai giovani di vivere più consapevolmente e li renderà adulti più attenti, non superficiali e realizzati.