Anoressia atletica: riflessioni conclusive
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Anoressia atletica: riflessioni conclusive

Il peso e la composizione corporea possono influire sulla performance, non devono essere prese come unico criterio per migliorarla

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Anoressia atletica: riflessioni conclusive

Molte atlete d'elite sono sottopeso e spesso incorrono in casi di anoressia atletica.

Queste atlete cercano di raggiungere un peso molto basso, attraverso diete scorrette e/o allenamenti eccessivi, poiché credono di ottenere in questo modo un vantaggio nelle competizioni.

Perciò abitudini alimentari non salutari possono divenire la normalità, soprattutto se le diete vengono iniziate molto precocemente. Pertanto diete scorrette e continue devono essere evitate e scoraggiate.

Un adeguato introito energetico è invece fondamentale non solo per mantenere la crescita e lo sviluppo dei tessuti, ma anche per supportare le energie richieste da sport competitivi. L'introito alimentare dovrebbe essere modificato con particolare riguardo a un adeguato apporto di carboidrati e proteine. Infatti durante periodi di allenamento ad alta intensità e volume l'energia è necessaria per mantenere il peso, ricostruire le riserve di glicogeno e fornire le proteine adeguate per la costruzione e la riparazione dei tessuti.

Perciò anche se il peso e la composizione corporea possono influire sulla performance, non devono essere prese come unico criterio per migliorarla, soprattutto considerando che le atlete che seguono drastiche restrizioni di cibo o liquidi possono incorrere, oltre alla perdita di massa magra, in uno stato di malessere generale e in disturbi nelle funzioni del sistema immunitario, endocrino e cardiovascolare.

Queste anormalità nell'organismo possono portare a serie complicazioni mediche che si aggravano proporzionalmente alla durata della patologia.

Anche la prestazione ne risente, ottenendo un effetto opposto a quello desiderato poiché la massa muscolare si riduce, facendo diminuire l'efficienza muscolare e la potenza.

Inoltre strategie alimentari scorrette unite ad allenamenti eccessivi possono accelerare lo sviluppo della sindrome da sovrallenamento che porta ad un decremento ancora maggiore della massa muscolare e della performance, amplificando i danni causati dall'AA.

In questa situazione non solo aumenta la possibilità d'incorrere in infortuni, ma anche il livello di stress a cui queste atlete sono sottoposte. Da un lato lo stress causato dall'ossessione di perdere peso e mantenere un alto livello prestativo interferisce con gli allenamenti e le gare, dall'altro il sovrallenamento, che comportando inevitabilmente un calo significativo della performance, amplifica queste preoccupazioni.

anoressia atletica

Fig. 6.1 Anoressia atletica: interconnessioni e carattere ciclico

Nella Figura 6.1 ho cercato di porre in relazione fra loro le cause e gli effetti della AA, sia sul fisico che sulla prestazione, cercando anche di identificare la successione temporale con cui si manifestano le diverse conseguenze e le modalità con cui interagiscono tra loro.

In questo schema ho voluto anche evidenziare che l'AA ha un carattere ciclico: la perdita di massa muscolare, il sovrallenamento, gli infortuni e l'ulteriore peggioramento della prestazione determinano un anello di retroazione che conduce inevitabilmente a causare di nuovo e con maggior forza i fattori scatenanti.

Questo può portare a conseguenze drammatiche, innescando una spirale negativa caratterizzata da un continuo peggioramento delle condizioni di salute sia fisica che psicologica che, come dimostrato da vari lavori, causando depressione rafforza il mantenimento dei disturbi alimentari e rende difficilissimo uscirne. I danni acquisiti tendono a diventare irreversibili e tali da condizionare la vita futura di queste atlete.

Poiché questi disturbi sono prevalenti tra le giovani atlete è fondamentale ridurre i fattori di rischio e prevenire l'insorgere di patologie come l'AA. L'identificazione del disturbo alimentare deve essere focalizzata su quelle atlete che presentano caratteristiche che indicano disordini alimentari, incluse la scarsità d'energia disponibile e/o comportamenti ossessivi nel controllo delpeso.

Pertanto la diffusione di tutte le conoscenze riguardanti la AA è di primaria importanza, non solo per una migliore identificazione delle atlete a rischio e l'attuazione dei trattamenti, ma soprattutto, per rendere gli allenatori maggiormente consapevoli che i disordini alimentari sono un problema comune a molti sport e che non va negato.

Fondamentale è anche lo sviluppo parallelo di studi scientifici per dimostrare l'esistenza e le conseguenze di questo problema ed essere in grado di abbattere le resistenze intrinseche al mondo dello sport.

Per questo ritengo che potrebbe essere utile riformulare anche le regole delle competizioni e modificare i parametri di giudizio alla base di molti sport (ad esempio ginnastica ritmica e artistica, pattinaggio artistico, salto con gli sci), che obbligano le atlete ad essere inquadrate in parametri troppo ristretti che non considerano il loro fisiologico sviluppo.

A mio avviso, anche se per incrementare la performance è necessario perseguire il superamento dei propri limiti, il miglioramento deve essere ricercato nel rispetto della salute e senza danneggiare irreparabilmente l'organismo.