Conseguenze patologiche dell'anoressia atletica
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Conseguenze patologiche dell'anoressia atletica

Interruzione del ciclo porta al malfunzionamento dell'ipotalamo e della ghiandola pituitaria con conseguente diminuzione della produzione di estrogeno, aumenta la probabilità di manifestare traumi

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Conseguenze patologiche dell'anoressia atletica

Conseguenze patologiche dell'Anoressia Atletica

Female Athlete Triad

Le atlete che sono troppo focalizzate sulla dieta (anche se in assenza di patologie psicologiche), per ridurre la percentuale di grasso corporeo, molto spesso ricorrono a diete restrittive troppo povere di contenuto energetico e di nutrienti, in cui l'introito di carboidrati e proteine è inferiore a quello raccomandato. Questo diviene un problema ancora più grave nel caso di atlete particolarmente giovani perché la quantità di energia richiesta in tali casi dovrebbe considerare anche il dispendio energetico richiesto dalla crescita.

Se la dieta si trasforma in disturbo alimentare si va incontro ad irregolarità del ciclo mestruale, ad uno squilibrio nel rimodellamento osseo e a conseguente osteopenia, osteoporosi, scoliosi, fratture da stress.

Questi tre fattori (Fig. 2.1.1) spesso accadono in sequenza e sono stati definiti come la "Female Athlete Triad" (Birch, 2005).

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Fig. 2.1.1 La "Female Athlete Triad" (adattato da McArdle et al., 2001 in Marquez, 2008).

Le atlete d'elite incorrono molto spesso in almeno due condizioni della triade. Sono particolarmente a rischio in particolare quelle che gareggiano in sport competitivi, dove il giudizio è soggettivo, dov'è richiesto l'essere magri (come la ginnastica, la danza e il pattinaggio artistico), gli sport di endurance e quelli che prevedono le categorie di peso.

L'impatto di questi fattori (sia singolarmente che combinati) è dannoso non solo per la prestazione, ma anche per la salute.

I tre fattori caratterizzanti la triade sono collegati da meccanismi fisiologici e psicologici (Fig. 2.1.2). La pressione psicologica può determinare depressione, bassa stima nei propri confronti e disturbi ansiogeni. Per le atlete lo stress causato dal negare costantemente la fame, l'ossessione per il cibo, il tormentarsi riguardo al peso è mentalmente spossante. Queste preoccupazioni vanno ad interferire non solo con le attività giornaliere, ma anche con gli allenamenti e le gare.

Infatti la consapevolezza di dover mantenere un basso peso corporeo implica un intenso volume d'allenamento. L'intensità dell'allenamento unito allo scarso apporto energetico, oltre a produrre ormoni dello stress (a causa della pressione psicologica), porta ad alterazioni fisiologiche del sistema endocrino nel controllo del ciclo mestruale (a volte fino all'amenorrea).

relazioni meccanismi
Fig.2.1.2 Relazioni tra meccanismi fisiologici e psicologici nella Triade (da Birch, 2005).

L'interruzione del ciclo porta al malfunzionamento dell'ipotalamo e della ghiandola pituitaria con conseguente diminuzione della produzione di estrogeno.

Questo ormone ha un ruolo fondamentale nel mantenimento di un'adeguata densità ossea e uno stato ipo-estrogenico può comportare scarsa densità ossea e perciò aumentare il rischio di osteoporosi e malattie coronariche.

Un ciclo mestruale regolare e sano avviene ogni 26-35 giorni, è controllato dall'ipotalamo e dalla ghiandola pituitaria. In modo semplicistico si divide in due fasi in corrispondenza della metà del ciclo di ovulazione. La prima metà del ciclo è la fase follicolare, caratterizzata da un graduale incremento del livello di estrogeno prodotto in primo luogo dalle ovaie, mentre la seconda è la fase luteale caratterizzata da un'elevata concentrazione di estrogeni e progesterone.

Le alterazioni del ciclo mestruale possono iniziare dalla fase luteale, portano alla mancanza di ovulazione e possono causare un'oligoamenorrea (irregolarità nel ciclo) fino all'amenorrea.

Le cause sono multiple. Il rilascio dell'ormone luteizzante diminuisce, portando inizialmente a malfunzionamento della fase luteale. Nelle donne che presentano questo disturbo o l'amenorrea ci sono alte concentrazioni di ormone della crescita e cortisolo, ma bassa concentrazione di leptina (molto importante per la regolazione tra energia introdotta e spesa), insulina, e tri..tironina; ormoni collegati al controllo del metabolismo e quindi allo stato nutrizionale. Se la disponibilità energetica viene mantenuta bassa oltre un certo periodo di tempo, il ciclo mestruale viene interrotto per conservare energia.

L'interruzione dell'ormone luteizzante (LH) può manifestarsi attraverso un'aumentata efficienza energetica, come se il corpo cercasse di proteggere e ripristinare i depositi energetici. Questo spiegherebbe come mai atlete con introiti energetici bassi riescano a gareggiare ad alto livello e con successo. La diminuzione del metabolismo basale RMR (probabile causa delmantenimento del bilancio energetico e un peso stabile durante i periodi di restrizione) può comportare un aumento di peso se l'introito alimentare basso non viene mantenuto a lungo. Anche nel caso di cicliche modificazioni di peso diminuisce l'RMR che avviene con una diminuzione della massa magra e ne causa modificazioni (la perdita comporta complicazioni mediche).

La causa diretta di amenorrea è la riduzione della frequenza del rilascio dell'ormone gonadotropico (GnRH) da parte dell'ipotalamo che porta ad un disordine della frequenza di secrezione dell'ormone luteizzante (LH) dalla ghiandola pituitaria. I livelli di estrogeno si abbassano e compromettono la capacità del corpo di assorbire il calcio e di conseguenza la normale costituzione ossea. Un ulteriore problema risulta la convinzione che sia "normale" la mancanza di mestruazioni in atlete di sport ad alta intensità; sia le atlete che gli allenatori credono che questa mancanza sia segnale di un allenamento riuscito. Alcune atlete che si sottopongono ad allenamenti molto intensi spesso non soffrono di ED, ma pur mangiando correttamente incorrono in un deficit calorico poiché spendono molta più energia di quella che introducono.

La diminuzione della densità ossea (BMD) aumenta la probabilità di manifestare traumi o fratture da stress. Sembra che la capacità di invertire questa situazione sia limitata e praticamente irreversibile dopo aver raggiunto i vent'anni e spesso il periodo di accumulo del calcio (11-14 anni) corrisponde al periodo di maggior rischio per lo sviluppo della triade. Il profilo endocrino mostra una mancanza d'estrogeni a lungo termine simile a quella tipica della menopausa, questo danneggia la produzione d'estradiolo (fondamentale per facilitare l'ingresso del calcio nelle ossa) e predispone le atlete ad una prematura osteoporosi (Fig. 2.1.3).

densita ossea
Fig. 2.1.3 Differenti livelli di densità ossea in pazienti con Eumenorrea (EU), Oligomenorrea (OL), Amenorrea (AM) (da Birch, 2005).

L'osteoporosi viene definita come una deviazione standard della densità minerale ossea superiore a 2.5 sotto la media ed è associata a una riduzione di massa ossea senza alterazioni nella mineralizzazione e nel tessuto osseo. Quest'ultimo risponde bene a stress meccanici, perciò l'allenamento insieme alla nutrizione è essenziale nello sviluppo per raggiungere il picco di massa ossea (Mehler et al., 2011).

Il picco di massa ossea è definibile come il livello più alto di massa ossea che si consegue durante la crescita e che controlla il futuro livello di benessere osseo durante la vita. Il raggiungimento del picco è variabile ma generalmente si verifica fino ai 20 anni di età. La densità ossea nelle giovani donne dipende dal peso corporeo, dalla massa grassa e dalla forza muscolare.

Le donne con poca disponibilità energetica e una bassa concentrazione di estrogeni hanno maggiori probabilità di incorrere nell'osteoporosi. Infatti la mancanza di estrogeno (causato dall'amenorrea) arresta la formazione ossea e il nuovo tessuto non può formarsi perché le cellule vengono riassorbite. Questo bilancio, noto come disaccoppiamento, contribuisce alla significativa riduzione ossea.

>Infatti gli estrogeni proteggono lo scheletro dal riassorbimento osseo, incrementato invece da mancanza di calcio, vitamina D e altre sostanze fondamentali per le ossa, conseguente ad un inadeguato introito nutrizionale.

Poiché in tali pazienti si osservano anche bassi livelli di IGF-1, si ha riduzione dei livelli di osseocalcina e sviluppo anormale degli osteoblasti L'osteoporosi è presente in quasi il 40% delle pazienti con anoressia nervosa, mentre nel 92% dei casi si registrano comunque sintomi quali diminuzione di densità ossea e osteopenia. Nell'osteoporosi avviene una perdita di massa ossea dal 2% al 6% all'anno, con una perdita del 25% sulla massa totale.

Perciò le atlete vanno più facilmente incontro a fratture ossee, non solo riguardanti l'articolazione tibiotarsica e coxo-femorali (più sottoposte a stress durante gli allenamenti) , ma anche a livello della colonna vertebrale, con riferimento a fratture indotte da compressione vertebrale. È stato osservato che la diminuzione di densità minerale ossea avviene presto e si aggrava molto rapidamente. La determinazione della densità ossea si ottiene facilmente tramite assorbimetria ai raggi x (DEXA).

L'osteopenia invece viene definita come una deviazione standard della densità minerale ossea tra 1 e 2.5 sotto alla media ed è molto più frequente nelle atlete e associata alla decalcificazione rappresentando lo stadio iniziale dell'osteoporosi.