Anoressia atletica: conseguenze sul sistema immunitario
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Anoressia atletica: conseguenze sul sistema immunitario

L'esercizio fisico strenuo comporta modificazioni, aumento dell'adrenalina e della noradrenalina, sovrallenamento, variazioni nel sistema immunitario.

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Anoressia atletica: conseguenze sul sistema immunitario

Le risposte immunitarie sono affidate ai globuli bianchi (leucociti) che si dividono in fagociti e linfociti.

I primi (monociti, macrofagi, granulociti neutrofili), sono in grado di riconoscere l'agente infettante e lo inglobano distruggendolo. I fagociti rappresentano la risposta immunitaria innata, agendo per primi contro le infezioni.

I linfociti, invece, fanno parte della risposta immunitaria di tipo acquisito; riconoscono il singolo agente patogeno e ne conservano memoria nel tempo.

Queste cellule si dividono in due popolazioni principali: i linfociti-B e i linfociti-T. I linfociti-B contrastano i microrganismi patogeni extracellulari utilizzando anticorpi, molecole proteiche definite immunoglobuline, che si legano ad essi neutralizzandoli. I linfociti-T, divisi in varie popolazioni con proprietà differenti, regolano l'attività dei linfociti-B, la produzione di anticorpi, riconoscono cellule infettate da virus eliminandole ed infine interagiscono con i fagociti aiutandoli nell'eliminazione degli agenti patogeni.

Tra le interazioni possibili dei linfociti-T con i fagociti quella più nota avviene mediante la produzione da parte dei linfociti-T di citochine, che attivano i fagociti facilitando la loro capacità distruttiva. Le citochine (interferoni, interleuchine, ecc.) sono molecole che fungono da segnale tra le cellule durante una risposta immunitaria, soprattutto le interleuchine (IL), fondamentali nell'organizzare la risposta infiammatoria.

L'esercizio fisico, strenuo, di lunga durata e continuativo nel tempo, comporta aggiustamenti ed adattamenti nell'organismo. Queste modificazioni avvengono anche nel sistema immunitario, in maniera diversa a seconda che la risposta sia ad un singolo sforzo fisico (risposta acuta) o ad allenamenti effettuati con regolarità nel tempo (risposta cronica).

Normalmente nell'atleta, durante e dopo una singola seduta di allenamento, avvengono diversi cambiamenti nelle cellule del sistema immunitario. Per quanto riguarda i granulociti neutrofili, la loro concentrazione aumenta appena terminato l'esercizio, raggiunge un picco alla seconda ora e ritorna alle condizioni basali circa 24 ore dopo. Inoltre mostrano una minore attività fagocitica.

Questo accade probabilmente poiché sono neutrofili "giovani", richiamati dalla milza e dal midollo osseo (dove maturano acquisendo una completa differenziazione). Nei linfociti-B e T avviene invece un forte incremento immediatamente dopo l'esercizio, una diminuzione sotto i valori iniziali dopo 2 ore e infine, dopo circa 24 ore, il ritorno alle condizioni basali.

I Natural Killer (NK, una sottopopolazione di linfociti) mostrano variazioni particolari: una progressiva diminuzione nelle 6-8 ore subito dopo lo sforzo con riaumento fino ai livelli di base dopo circa 24 ore. I NK sono in grado di eliminare cellule infettate da virus o cellule tumorali (poiché hanno una forte capacità fagocitica).

Questi cambiamenti mostrano la formazione di una transitoria depressione immunitaria post-sforzo. Queste modificazioni sono meno rilevanti se l'intensità dell'esercizio è moderata e inferiore a 60 minuti.

L'esercizio fisico strenuo comporta modificazioni anche nei livelli di citochine circolanti, la cui concentrazione tende ad aumentare. Aumenta soprattutto la concentrazione di interleuchina-6 (IL-6), che ha effetti infiammatori ( collegata ai danni muscolari causati da lavoro eccentrico). Inoltre si è visto che è il muscolo lesionato a produrre da sé IL-6, mentre la produzione di IL-1 (con effetti antinfiammatori) avviene nei monociti del sangue.

I fattori neuro-ormonali sono fondamentali per la realizzazione di queste modificazioni. La concentrazione di adrenalina, noradrenalina e GH nel sangue mostrano un incremento acuto durante un esercizio fisico intenso, ritornando ai valori iniziali una volta terminato.

L'aumento dell'adrenalina e della noradrenalina sembra causare la risposta dei linfociti; l'ormone della crescita, invece, quella dei granulociti neutrofili. Inoltre il cortisolo, nelle 2-3 ore post-esercizio, sembra ridurre i linfociti in circolo e danneggiare la funzionalità dei globuli bianchi. Anche le endorfine (la cui concentrazione cresce molto durante allenamenti di elevata intensità e durata) contribuiscono a questi cambiamenti.

Tutto ciò comporterebbe conseguenze sulle difese immunitarie dell'atleta da non sottovalutare, definite nella "teoria della finestra aperta": al termine di un esercizio intenso e di lunga durata, si ha un periodo (alcune ore) in cui il sistema immunitario risulta come depresso (perde in efficienza ed un agente patogeno può accedere con più facilità causando un'infezione).

Gli atleti d'elite, che si sottopongono ad allenamenti duri e ripetuti nel tempo e che incorrono in una condizione di fatica cronica (sindrome da sovrallenamento), spesso vanno incontro ad una rilevante depressione del sistema immunitario, aumentando il rischio di contrarre infezioni (in particolare quelle delle prime vie respiratorie).

Negli atleti in sovrallenamento, sono state riscontrate variazioni nel sistema immunitario come: una marcata riduzione delle immunoglobuline situate nella saliva (IgA) e di quelle circolanti nel sangue, un'inversione del rapporto tra linfociti CD4+/linfociti CD8+.

Sembra che questa depressione sia dovuta a squilibri nutrizionali comemodificazioni nei livelli di glutammina (aminoacido fondamentale per lamaturazione e il funzionamento di linfociti e fagociti) prodotta e rilasciata incircolo dal muscolo scheletrico. Infatti sembra che, durante un eserciziofisico strenuo e protratto, la richiesta di glutammina, da parte del muscolo e degli altri organi, aumenti in maniera tale da non essere sufficiente per il sistema immunitario.

Una dieta corretta e contenente acidi grassi altamente insaturi, vitamina A, vitamina C, vitamina E (che hanno un effetto protettivo contro i radicali liberi dell'ossigeno) permette di ridurre gli effetti immunodepressivi dell'esercizio fisico.

Invece un'attività fisica eccessiva, unita a diete povere di nutrienti, deprime il sistema immunitario.

Perciò le atlete che non hanno un introito energetico e alimentare sufficiente e seguono allenamenti pesanti con cambiamenti nel rigore e nei livelli di competizioni e allenamenti a lungo termine, rischiano d'intaccare differenti componenti del sistema immunitario.

Infatti la risposta immunitaria all'esercizio è multilaterale, dipende dal tipo d'esercizio e dall'intensità dello sforzo in relazione allo stato di allenamento individuale.

Sforzi molto elevati e periodi di allenamento molto duri portano alla soppressione dei parametri di risposta immunitaria, in particolare se l'attività fisica è accompagnata da stress ambientali e di competizione.

Questo accade soprattutto alle atlete d'elite, poiché oltre ad andare incontro ad elevati livelli di stress fisico nella preparazione alle competizioni, spesso adottano comportamenti alimentari non corretti e accusano anche un elevato stress psicologico, che porta a conseguenze negative ancora maggiori sul sistema immunitario.

Tutto questo porta ad un'alterata immunocompetenza, che rispecchia la serietà dello stato nutrizionale compromesso di queste atlete.

Si è anche visto che in alcune atlete i livelli di leucociti, linfociti e linfociti-T (CD2, CD3, CD4, CD8) sono molto bassi anche in condizioni d'esercizio "normali", ad indicare ulteriormente stati di malnutrizione.

In queste atlete (la cui attività fisica è prolungata), il livello dei leucociti può diminuire anche prima del termine dell'allenamento, probabilmente poiché queste cellule migrano verso i muscoli danneggiati. I livelli di citochine riscontrati nelle atlete sono alterati anche in condizioni basali e questo indica una immunocompetenza ridotta a causa dell'intensità degli allenamenti, modificazioni ormonali, condizioni di vita stressanti e un ridotto apporto calorico (Fig. 2.3.1).

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Fig.2.3.1 Conseguenze di un introito alimentare insufficiente unito ad una condizione di stress psicologico e fisiologico nelle atlete (da Montero et al., 2002).

Probabilmente queste atlete si trovano in una situazione di adattamento sia altipo del loro allenamento che alle restrizioni nutrizionali delle diete.

Perciò la misurazione dell'immunocompetenza riflette un meccanismo di adattamento ad una particolare domanda fisiologica e ormonale finalizzata a cercare di mantenere energia, adattarsi alla mancanza di nutrienti e mantenere le funzioni fisiologiche entro range quasi normali.

Spesso alcune anormalità nel numero e nelle funzioni delle cellule immunocompetenti sono riscontrate anche prima di effettuare l'allenamento e questo probabilmente accade per una multifattorialità di cause tra cui il continuo prolungamento degli allenamenti, le abitudini alimentari, alterazioni ormonali e stress da competizione (Fig. 2.3.2).

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Fig. 2.3.2 Caratteristiche dell'immunocompetenza tra atlete e pazienti anoressiche (da Montero et al., 2002).

Questo, oltre a danneggiare l'immunocompetenza, limita le loro aspettative sulle prestazioni attese. Per questo è molto importante non sottovalutare lo stato nutrizionale delle atlete, non solo per evitare complicazioni mediche ma anche per migliorare la performance e raggiungere i risultati prefissati.