Il sovrallenamento nell'anoressia atletica
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Il sovrallenamento nell'anoressia atletica

La dipendenza dall'esercizio fisico è caratterizzata da un'attività estenuante e da caratteristiche psicologiche particolari

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Il sovrallenamento nell'anoressia atletica

Un altro fattore che amplifica le conseguenze dell'AA è la cosiddetta dipendenza da sport collegata sempre più spesso nelle atlete a sindromi da sovrallenamento.

Questa dipendenza eccessiva porta ad uno squilibrio nel rapporto con lo sport e può evolvere in un abuso protratto della pratica sportiva generando dapprima overreaching (stato di sovraffaticamento) fino a portare a overtraining vero e proprio (sovrallenamento).

Questa dipendenza dall'esercizio, è caratterizzata da un'attività estenuante e da caratteristiche psicologiche particolari. Infatti in questi casi l'attività sportiva diventa anche uno strumento per sostenere una precisa routine che conferisce un senso di controllo e superiorità e permette di regolare uno squilibrio interno. Spesso diviene una giustificazione per la perdita d'appetito (e di peso) e per evitare di nutrirsi sia prima che dopo l'allenamento o la competizione, e si trasforma in strumento per bruciare calorie attraverso allenamenti estenuanti, credendo che la "sofferenza" sia fondamentale per migliorare la prestazione.

Inoltre l'incremento della performance diviene fondamentale per queste atlete che arrivano ad utilizzarla per definire se stesse e creare una propria identità. Tutto questo amplifica e rende precoce il manifestarsi delle sindromi d'affaticamento.

Le atlete sono sottoposte a forti pressioni per non perdere il livello prestativoraggiunto (infatti per un'atleta d'elite è sempre più difficile mantenere a lungoposizioni di vertice nelle graduatorie nazionali ed internazionali). Perciòviene aumentato il volume e l' intensità degli allenamenti (l'unico mezzo corretto per migliorare le prestazioni e mantenerle costantemente ad un livello elevato).

Purtroppo, un aumento eccessivo del carico nell'allenamento e delle competizioni ha risvolti negativi sull'organismo, alterando l'equilibrio psicofisico dell'atleta fino a danneggiarne la prestazione. Infatti se le atlete non recuperano correttamente tra un allenamento e il successivo (soprattutto quando si tratta di allenamenti ad alta intensità) posso incorrere in stati di fatica e non riuscire a raggiungere i livelli prestativi stabiliti.

Il sovrallenamento è una condizione in cui l'atleta è sottoposto ad uno stress eccessivo causato da allenamenti, competizioni e/o fattori esterni, fino ad arrivare ad un calo significativo della performance, che persiste anche dopo un appropriato periodo di recupero (rigenerazione).

Inoltre bisogna distinguere tra un sovrallenamento reale (overtraining) e un "eccessivo affaticamento" (overreaching).

Nell'overreaching (molto più frequente) avviene una riduzione della forza, un calo della prestazione (causato da un carico eccessivo), un aumento della tensione muscolare, depressione, rabbia, percezione di fatica e confusione (Fig. 4.1).

Le riserve muscolari di glicogeno si esauriscono e i danni microstrutturali dei muscoli portano all'aumento di creatina fosfato (CK).

Tutti questi cambiamenti sono fisiologici e per ritornare a livelli ottimali è sufficiente un periodo di riposo di breve durata (da alcuni giorni a una settimana).

Invece, per uscire dalla condizione di sovrallenamento è necessario un periodo di riposo molto più lungo (dell'ordine delle settimane o dei mesi).

allenamento eccessivo
Fig. 4.1 Allenamento eccessivo unito a un mancato recupero che porta all'overreaching e all'overtraining

I sintomi più evidenti, oltre al calo significativo della prestazione sono: la comparsa di sintomi di "malessere generale", disturbi del sonno, frequenti cambiamenti di umore, perdita di peso, mancanza di appetito.

L'atleta presenta difficoltà a svolgere gli allenamenti, accusa prima la fatica, diventa svogliato, apatico e disattento, e al termine di allenamenti o gare può avvertire un indolenzimento muscolare che persiste 24-72 ore (dolore muscolare tardivo o DOMS).

Anche la pressione arteriosa (PA) e la frequenza cardiaca (FC) a riposo, durante e dopo sforzo, subiscono importanti modificazioni visibili attraverso misure metaboliche, come la misurazione della concentrazione di acido lattico nel sangue nel corso di sforzi ad intensità sottomassimale e massimale.

Queste alterazioni dipendono principalmente da uno squilibrio del sistema nervoso autonomo o neurovegetativo (nelle sue componenti "simpatica" e "parasimpatica").

Queste ultime comportano sintomi specifici che possono manifestarsi contemporaneamente o in tempi successivi nell'atleta. Solitamente l'atleta in sovrallenamento mostra a riposo valori di FC più alta o più bassa di quella basale. Invece, sotto sforzo, i valori sono più elevati del normale per intensità di lavoro sottomassimali, mentre non raggiungono i valori massimi per intensità sovramassimali fino all'esaurimento.

Un altro parametro tipico di questa sindrome è la concentrazione nelle urine delle catecolamine (adrenalina e noradrenalina) e l'analisi della variabilità della FC. Quest'ultima avviene misurando le differenze di durata dei singoli intervalli R-R (gli intervalli tra un battito cardiaco e l'altro) dell'ECG.

Questo permette di valutare la specifica influenza delle due componenti (simpatica e parasimpatica o vagale, che regolano la variabilità degli intervalli) in condizioni sia di riposo che nella fase di recupero dopo una gara o un allenamento.

In questa situazione i muscoli e l'intero organismo non riescono più a raggiungere i propri limiti fisiologici, come dimostrato dai valori massimi di acido lattico prodotti nel corso di un esercizio sopra la soglia anaerobica all'esaurimento, che appaiono inferiori a quelli abituali.

Caratteristiche principali:

  • Peggioramento della prestazione
  • Calo del desiderio di allenarsi, irritabilità,
  • Insonnia, calo di appetito, perdita di peso
  • Astenia, apatia, abulia
  • Perdita della competitività
  • Aumento della frequenza cardiaca (FC) e della pressione arteriosa (PA) a riposo
  • Diminuzione della FC a riposo e della FC massima da sforzo
  • Lento ritorno della FC ai valori di base dopo esercizio massimale
  • Diminuiti livelli di lattatemia dopo esercizio massimale
  • Ridotta tolleranza ai carichi di allenamento
  • Perdita di coordinazione, diminuita efficienza dei movimenti, errori tecnici
  • Aumentata frequenza di infezioni ed infortuni (specie muscolari)
  • Riduzione nel sangue dei livelli di emoglobina e/o ferritina (aspecifico),rapporto linfociti T4 linfociti Z8 (per lo stato del sistema immunitario), laconcentrazione nel sangue di glutammina

Avvengono alterazioni anche nel sistema endocrino, soprattutto nei livelli degli ormoni cortisolo e testosterone (totale e libero) circolanti. Il cortisolo è strettamente legato allo stress psichico e fisico: aumenta in seguito ad un lavoro eccessivo e favorisce un deterioramento delle cellule muscolari (catabolismo), effettuando un lavoro opposto a quello del testosterone che permette la "costruzione e ricostruzione" del muscolo (anabolismo). Nel sovrallenamento il rapporto tra questi due ormoni è sbilanciato a favore del cortisolo, causando un danno progressivo dei muscoli scheletrici.

Anche il sistema immunitario viene danneggiato, causando infezioni, soprattutto delle prime vie respiratorie, che danneggiano la preparazione e possono compromettere la stagione agonistica.

L'esistenza di difese immunitarie "deboli" può innescare un circolo vizioso, infezione-sovrallenamento-infezione, di difficile risoluzione, specie in atleti che non osservano un corretto riposo durante gli episodi infettivi e che seguono diete scarse in nutrienti.

Infatti una delle cause che possono portare al sovrallenamento (e che rende più difficile uscirne) è l'uso di strategie alimentari anomale, soprattutto se unite ad allenamenti eccessivi.

Invece una dieta ricca in nutrienti (con un recupero corretto e una buona idratazione) ha un ruolo preventivo molto importante, garantendo all'organismo energia sufficiente per il recupero.

Inoltre il sovrallenamento va a colpire l'estrogeno e l'LH i cui livelli (già bassi nelle atlete con AA) diminuiscono ulteriormente.

Aumenta la concentrazione di CK (marker enzimatico dei danni muscolari) poiché queste atlete, perdendo peso e massa muscolare, durante l'allenamento vanno incontro a catabolismo, metabolizzando le riserve di proteine muscolari per ottenere quell'energia mancante a causa della malnutrizione (aumentando il rischio di incorrere in infortuni).

In queste atlete è presente uno squilibrio emozionale e motivazionale che amplifica la perdita d'appetito e gli ED.

Il sovrallenamento comporta perdita di peso alterando la composizione corporea attraverso l'aumento di massa magra e la corrispettiva perdita di massa grassa. Pertanto in queste atlete (con livelli bassissimi o assenti di massa grassa) il sovrallenamento comporta una riduzione di massa magra muscolare, rendendo ancora più critica questa situazione.