Anoressia atletica: trattamento, prevenzione
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Anoressia atletica: trattamento, prevenzione

Metodi di trattamento, fattori psicologici, difficoltà, esercizi e trattamenti specifici.

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Anoressia atletica: trattamento, prevenzione

Le atlete che utilizzano comportamenti alimentari restrittivi e diete a lungo termine possono essere considerate a rischio, soprattutto se presentano una o più componenti della triade. In tal caso devono essere seguite immediatamente da uno specialista, che sappia valutare e controllare questa delicata situazione. Comunque sarebbe preferibile affidare diagnosi e trattamento a un team multidisciplinare composto da psicologi, nutrizionisti e fisiologi a cui si può aggiungere un preparatore atletico.

Agli allenatori è sconsigliata la partecipazione attiva nel trattamento degli ED poiché, a causa del conflitto d'interessi, potrebbero essere percepiti come una pressione aggiuntiva per le atlete (per esempio per il mantenimento del posto in squadra).

La prevenzione risulta difficile nelle atlete che hanno difficoltà ad ammettere le disfunzioni mestruali e i disordini alimentari.

Il primo passo rimane sempre informare le atlete e tutti coloro che sono a contatto con loro (parenti, allenatori, team medico) sulle cause, i meccanismi e i rischi a lungo termine della triade.

Il trattamento degli ED è specifico per ogni paziente sulla base delle caratteristiche psicologiche e ambientali, anche se sono riscontrabili delle linee guida (Fig. 5.1).

L'obiettivo finale consiste nell'aumentare lo stato nutrizionale. Questo permette di eliminare molti sintomi legati agli ED, le irregolarità mestruali e aiuta a ridurre i rischi di osteopenia ed osteoporosi. Molte di queste modificazioni permettono inoltre un aumento della forza muscolare, una diminuzione dei rischi di traumi e un miglioramento nell'allenamento e nella prestazione sportiva.

Infatti se l'energia introdotta corrisponde a quella spesa, il peso non aumenta, ma il mantenimento della massa muscolare permetterà un miglioramento della performance.

Anche per quanto riguarda le disfunzioni mestruali il trattamento si basa su un carico di lavoro diverso, diminuendone intensità e durata e su un aumentato apporto nutrizionale, permettendo di aumentare l'introito energetico.

Inoltre è necessario la riformazione d'estrogeno che può avvenire attraverso la pillola contraccettiva.

Altri trattamenti raccomandati per curare la perdita di massa ossea sono specifici recettori modulatori d'estrogeno, calcitonina intranasale. In questo modo il calcio introdotto può aumentare di 1500-2000 mg al giorno e il calcio può essere recuperato dalla vitamina D. Il calcio tuttavia non aumenta la densità ossea, ma può aiutare a prevenire ulteriori riduzioni.

Le atlete con disturbi mestruali possono seguire esercizi di controllo del comportamento riguardante il peso o trattamenti specifici di capovolgimento delle irregolarità.

Purtroppo la densità ossea non ritorna mai ai livelli che avrebbe raggiunto se le atlete avessero avuto un ciclo mestruale regolare.

Infatti se il tessuto osseo trabecolare viene perso durante un'amenorrea a lungo termine, il recupero della densità minerale dell'osso è impossibile.

È pertanto necessario diffondere maggiormente tutte le conoscenze riguardanti la triade, poiché si tratta di un problema serio che può avere gravi conseguenze a lungo termine se non viene riconosciuto e trattato in maniera rapida (Birch, 2005). Questo avviene spesso anche a causa della convinzione, da parte di atlete ed allenatori, che quello che avviene nel corpo di un' atleta sia normale. Si avrebbe la possibilità di raggiungere una prestazione atletica migliore e un'implicazione vantaggiosa e salutare a lungo termine per la salute delle ossa.

Le atlete ed in particolare quelle d'elite rappresentano una popolazione vulnerabile, che richiede considerazioni diagnostiche particolari.

L'identificazione degli ED in questo gruppo particolare deve essere focalizzato su quelle atlete che vanno incontro a diagnosi che indicano disordini alimentari, incluse la scarsità d'energia disponibile e/o la pratica patologica di comportamenti di controllo del peso (Sundgot-Borgen & Torstveid, 2010).

Le raccomandazioni da seguire si basano sull'ultima Position Stand Papers on the Triad (Drinkwater et al., 2005; Nattiv et al., 2007) e sull'esperienza di professionisti che lavorano con atlete d'elite che presentano ED.

È importante determinare se i comportamenti alimentari errati e le diete delle atlete siano comportamenti transitori associati a specifiche dinamiche di alcuni sport (come l'AA), o se i sintomi sono stabili e parte di un ED clinico.

Purtroppo non basta solo documentarlo poiché lo stato emozionale e psicologico delle atlete gioca un ruolo molto importante nella persistenza del disturbo. Perciò un'atleta se è considerata a rischio per comportamenti alimentari anomali deve essere identificata da uno staff medico, da un preparatore, psicologi e successivamente seguire le raccomandazioni attuali.

Le atlete devono essere indirizzate a un nutrizionista dello sport, per una valutazione nutrizionale e un programma alimentare dei pasti.

L'obiettivo è educativo con l'intento di aiutare le atlete a capire la necessità della nutrizione per ottenere non solo una buona salute, ma anche un'ottima prestazione (Fig. 5.1).

I nutrizionisti inoltre devono determinare se le atlete hanno o meno un apporto energetico ottimale. Se le atlete non sono in grado di migliorare il proprio introito energetico guidate in questo modo, devono essere seguite da fisiologi.

Il fisiologo deve ricostruire dettagliatamente la storia medica ed effettuare unavisita medica, esami del sangue e test come la DEXA per valutare la massa grassa e la salute delle ossa. Inoltre deve consultare, se necessario, altri specialisti (per esempio psichiatri, endocrinologi, ginecologi).

L'importanza di questa procedura è stata riscontrata da dati recenti che indicano che per identificare un ED su atlete d'elite con disfunzioni mestruali è fondamentale determinare se sono presenti una bassa densità ossea o una sindrome policistica ovarica.

Le atlete che hanno ED, ma non altri disordini importanti e che non sono in grado o non sono disposte a seguire le raccomandazioni alimentari, devono essere seguite da specialisti nel trattamento degli ED.

Se viene raccomandato il trattamento, le atlete devono considerarsi non in buona salute ed accettare il trattamento per tornare ad allenarsi e a gareggiare.Per le atlete che acconsentono al trattamento, l'idoneità per continuare l'allenamento e le competizioni, pur essendo sintomatiche, deve essere decisa analizzando individualmente l'atleta.

Le atlete devono almeno aver chiaro, sia dal punto di vista medico che psicologico, che l'allenamento e la gara non devono essere usati come mezzo di controllo del peso e che è necessario seguire i criteri prescritti per mantenere la salute.

Questi criteri sono individuali e alcune linee generali sono: acconsentire al trattamento, continuarlo e svilupparlo attraverso il raggiungimento degli obiettivi terapeutici; mantenere un peso corrispondente almeno al 90% di quello stabilito e, in accordo con il concetto teorico della minima massa corporea (Behnke, 1969), una massa grassa > 12%; mangiare abbastanza per attenersi al piano di trattamento rispetto al raggiungimento e al mantenimento del peso.

In alcuni casi è importante essere in grado di negoziare con le atlete quando hanno ristabilito l'introito energetico e ritornano ad allenarsi e a gareggiare, anche se la salute dell'atleta ha la priorità in ogni caso.

Per le atlete che inizieranno a seguire il trattamento, chi accetta l'aiuto dell'allenatore (se sono in buoni rapporti) e, se è opportuno, anche dei genitori, il risultato dovrebbe essere positivo.

Per avere il permesso di allenarsi devono essere capaci di mantenere un peso pari al 90% di quello di riferimento. Il peso deve gradualmente aumentare durante il periodo d'allenamento e a qualsiasi segnale di diminuzione l'allenamento dovrà essere interrotto.

Le atlete possono tornare a gareggiare quando viene raggiunto il peso stabilito. Ovviamente ogni diminuzione di peso o ritorno a comportamenti alimentari errati comporterà l'immediata sospensione delle competizioni (e allo stesso modo degli allenamenti). Per coloro che invece rifiutano il trattamento è vietato qualsiasi tipo di gara o allenamento finché non acconsentiranno alla terapia.

Infine è importante mantenere una comunicazione aperta tra atleta ed allenatore. L'allenatore è il primo che deve controllare i comportamenti e le reazioni delle atlete. Si è notato che spesso gli allenatori trovano difficoltà a discutere di problemi delicati riguardanti gli ED. Solitamente questa sensibilità di solito compare negli allenatori che si sentono colpevoli per i disturbi alimentari delle atlete. Anche se esistono molti casi in cui l'allenatore contribuisce direttamente all'evoluzione di un disturbo alimentare nelle atlete, molti sono consapevoli dei rischi intrinseci e sono attenti a non oltrepassare i confini riguardanti il peso e le diete.

Poiché gli ED sono prevalenti tra le giovani atlete è necessario ridurre i fattori di rischio ed evitare la diffusione di preoccupazioni cliniche.

Le diete non necessarie (fattori di rischio degli ED), seguite senza avere realmente del peso in eccesso e senza il controllo medico, vanno evitate e prevenute.

Gli allenatori non devono porre sotto pressione le atlete o chiedere loro di dimagrire, soprattutto negli sport con categorie di peso (dove le atlete già magre vorrebbero perdere peso per gareggiare in categorie più basse) e dovrebbero invece motivare le atlete a migliorare la forza per competere in categorie più alte.

Se l'allenatore è preoccupato riguardo al peso delle atlete, o ai loro livelli di massa grassa, deve contattare un nutrizionista sportivo. Una valutazione approfondita richiede la conoscenza della salute fisica e mentale delle atlete, del regime degli allenamenti e dell'obiettivo atletico. Le atlete che non hanno ancora terminato lo sviluppo non devono assolutamente iniziare diete non necessarie. Inoltre bisognerebbe educare le atlete (soprattutto quelle di sport ad alta intensità) e i rispettivi allenatori che perdere peso non necessariamente porta ad un miglioramento della prestazione. Inoltre, poiché le atlete desiderano molto gareggiare, è importante informarle riguardo agli aspetti diuna scarsa alimentazione e di errati comportamenti alimentari, come l'aumento della percezione della fatica, l'anemia, anormalità elettrolitiche e la depressione.

Bisogna evitare di fare commenti verbali e non riguardo la composizione corporea e il peso.

Le diete e i problemi sul peso non devono essere affrontati dall'allenatore, ma affrontati in base ai desideri delle atlete.

In alcuni casi l'allenatore dovrebbe prendere sul serio le intenzioni delle atlete e indirizzarle verso un aiuto professionale. L'obiettivo deve essere l'aumento della prestazione non attraverso strategie basate su diete, ma migliorando la nutrizione, la salute, l'approccio mentale e psicologico (avere un'immagine positiva, concentrazione, controllo dell'ansia) e gli aspetti fisici (aumento della velocità, della rapidità, della resistenza).

Inoltre bisogna dare agli allenatori alcune informazioni basilari sulla nutrizione, sui fattori che determinano il peso, sui rischi e le cause degli ED, sulle disfunzioni mestruali e sui fattori psicologici che possono condizionare sia positivamente che negativamente la salute e la prestazione. Le atlete con disfunzioni mestruali hanno maggior probabilità d'incorrere in traumi ed infortuni e spesso presentano queste disfunzioni prima del vero e proprio disturbo alimentare, perciò è importante per gli allenatori avere informazioni sullo stato mestruale delle atlete.

Le organizzazioni sportive e le federazioni dovrebbero fornire supporto agli allenatori e provvedere all'educazione sugli ED.

Ogni federazione dovrebbe avere delle linee d'azione da seguire e un supporto per prendere decisioni difficili nel rispetto delle atlete che devono seguire le terapie o che non possono allenarsi e gareggiare.

L'obiettivo principale della prevenzione secondaria deve essere una miglior identificazione delle atlete a rischio per introdurre precocemente l'educazione e il trattamento. I trattamenti precoci determinano minori rischi per la salute e permettono un ritorno agli allenamenti e alle competizioni in tempi più brevi.

Infine, in riferimento agli ED gli allenatori devono essere consapevoli che i disordini alimentari sono un problema di molti sport che non va negato; al contrario, bisognerebbe essere in grado di parlarne. L'ambiente sportivo è condizionato dall'aumento continuo di sfide psicologiche tra le atlete che gareggiano in diversi tipi di sport. Per un'atleta predisposta, sebbene si debba nascondere per non essere scoperta, questo rende più facile andare avanti piuttosto che sentirsi imbarazzata e dover interrompere allenamenti e gare.