Dai giochi di Stoke Mendeville ai Giochi paraolimpici
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Dai giochi di Stoke Mendeville ai Giochi paraolimpici

Sir Ludwig Guttmann è stato il pioniere dell'inserimento dei disabili in un contesto sportivo competitivo, con la nascita dei giochi di Stoke Mendeville. Sono del 1960 le prime Paralimpiadi, a Roma, anche grazie all'attività del professor Antonio Manlio

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Dai giochi di Stoke Mendeville ai Giochi paraolimpici

L'inserimento di individui diversamente abili in un contesto sportivo è un fatto relativamente recente. Individui affetti da paralisi spinale traumatica sono stati i primi disabili a praticare sistematicamente un'attività sportiva.

Tale attività pionieristica ebbe origine in Gran Bretagna, nell'ospedale di Stoke Mandeville (Aylesbury), non lontano da Londra, grazie all'entusiastica opera di Sir Ludwig Guttmann, neurochirurgo, direttore del centro di riabilitazione motoria. Il centro fu aperto il 1 febbraio 1944, durante la seconda guerra mondiale, ed i primi paraplegici a cimentarsi nelle varie discipline sportive furono giovani di ambo i sessi appartenenti alle forze armate britanniche, portatori di lesioni midollari per cause belliche1

Sir Ludwig ebbe il merito di riconoscere l'importanza della collaborazione attiva del malato, unitamente alle cure mediche, nella prevenzione delle patologie secondarie all'handicap. Studiò e realizzò con grande determinazione dei programmi di allenamento per disabili, facendovi partecipare tutti i pazienti che si presentavano al suo centro.

Una delle maggiori difficoltà che si incontra nell'ottenere la collaborazione attiva del paraplegico traumatico risiede nel basso livello delle motivazioni psichiche, pressoché azzerate dall'handicap acquisito. Occorre dunque un contesto adattato, un ambiente favorevole, nel quale gli stimoli siano adeguati alla condizione fisica del disabile. Solo così si possono proporre dei nuovi interessi, ricreando i presupposti per un'adeguata motivazione alla collaborazione del soggetto, per ricostruire attivamente la propria esistenza.

Inventando delle discipline e delle tecniche sportive adattate all'handicap, si ottiene un contesto sociale e ambientale rispondente a queste esigenze.

Grazie allo sport i pazienti paraplegici del dottor Guttmann (definito da Papa Giovanni XXIII "il De Coubertin dei disabili") cominciarono a sviluppare la muscolatura delle braccia e delle spalle, raggiungendo rapidamente risultati macroscopicamente superiori a quelli della normale chinesiterapia. Inoltre lo sport, aiutando ad acquisire equilibrio ed abilità motorie nell'uso della sedia a rotelle, consentiva ai paraplegici di servirsi più efficacemente di tale mezzo di locomozione nella normale vita di relazione.
L'iniziativa del dottor Guttmann ebbe molto successo, ed il 28 luglio 1948 si tennero i primi Giochi di Stoke Mandeville per atleti disabili, cui parteciparono sportivi handicappati ex membri delle Forze Armate britanniche.

Anche l'Italia può essere considerata tra i paesi antesignani dello sport per disabili.

Grazie al direttore del Centro paraplegici INAIL di Ostia, il professor Antonio Manlio, legato da profonda amicizia al dottor Guttman, i metodi praticati in Inghilterra furono trasferiti in Italia già dagli anni '50. Sin dalla prima edizione i Giochi si erano sempre svolti nella cittadina inglese di Stoke Mandeville da cui prendevano il nome, ma nel 1958 Antonio Manlio propose a Guttmann di disputare l'edizione del 1960 a Roma, che quell'anno avrebbe ospitato la XVII Olimpiade.

I Giochi Internazionali per paraplegici furono organizzati dall'INAIL e dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e si svolsero una settimana dopo la conclusione dei Giochi Olimpici.

Vennero ufficialmente aperti il 18 settembre dal Ministro della Sanità italiano Camillo Giardina, davanti a circa cinquemila spettatori, nella cerimonia di apertura presso lo Stadio dell'Acqua Cetosa. Le competizioni si disputarono dal 19 al 24 settembre. Furono organizzate 57 gare in 8 sport diversi, a cui parteciparono 400 atleti in rappresentanza di 23 nazioni. La cerimonia di chiusura si tenne il 25 settembre presso il Palazzetto dello Sport del Villaggio Olimpico, alla presenza di Carla Gronchi, moglie del Presidente della Repubblica Italiana, e di Ludwig Guttmann, l'ideatore dei Giochi. L'edizione romana dei Giochi Internazionali di Stoke Mandeville fu la prima ad essere organizzata in concomitanza con i Giochi Olimpici e a godere del riconoscimento e del patrocinio di alte cariche istituzionali. I partecipanti vennero ricevuti in udienza da Papa Giovanni XXIII.

I Giochi di Roma 1960 (vedi anche Roma 1960 vennero riconosciuti come I Giochi Paraolimpici estivi solo nel 1984, quando il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) approvò la denominazione Giochi Paraolimpici.

L'azione pionieristica di Sir Guttman è a tutt'oggi riconosciuta e sostenuta anche da chi "fa i conti" con l'impatto economico della disabilità, come dimostra questo articolo a firma di Giorgio Fiorentin pubblicato sul "Corriere della Sera" il 16/09/2012:

Il no- profit cura i disabili con lo sport. Va sostenuto
In questi giorni, disabilità (tralascio il dibattito sulla appropriatezza del termine) e sport sono un connubio positivo. Le Paraolimpiadi di Londra hanno mostrato che la disabilità aiuta lo sport a ritrovare la sua autenticità. Inoltre lo sport praticato da atleti disabili (in modo professionistico, agonistico e amatoriale) genera un vantaggio psicofisico ed economico per la collettività. Con un azzardo lessicale possiamo affermare che aiuta la "spending review" del welfare italiano. Queste considerazioni derivano da una nostra ricerca effettuata nelle province di Torino e Milano (in quest'ultima sono 20 le principali organizzazioni sportive non profit per diversamente abili). Sono state validate 200 interviste che hanno dimostrato quanto l'esercizio motorio sia un toccasana per la condizione fisica e psichica dei disabili. La percezione delle proprie condizioni diventa migliore con benefici per la salute e una vita sociale più interessante. Ma vi sono ulteriori considerazioni che inducono a promuovere la creazione di non profit che aiuti i disabili a fare sport: la diminuzione del numero o del dosaggio di farmaci assunti dall'atleta disabile, un minore numero di visite mediche effettuate e il calo dei giorni di ricovero ospedaliero. Insomma, diminuisce la spesa media a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Per ogni atleta disabile circa 400 euro l'anno in meno. Inoltre si è riscontrato un calo dei giorni di assenza da scuola/lavoro. Effetti positivi su cui riflettere.

Lo sport-medicina, quindi, come concetto innovativo per sgombrare il campo dalle generalizzazioni e

guardare all'attività fisica come ad un vero e proprio medicinale, analizzando il principio attivo, le indicazioni terapeutiche, le (limitate) controindicazioni, gli effetti collaterali

È quanto afferma Gualerzi M. (2013), cardiologo, esperto in prevenzione e riabilitazione cardiovascolare, che ha fatto della collaborazione con il laureato in Scienze Motorie un punto di forza nella costruzione di una "palestra dove si avverano i sogni", primo fra tutti quello di rendere ogni individuo leader della propria salute, non solo fisica, ma anche psicologica.