Disabilità: il cammino verso la piena cittadinanza
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Disabilità: il cammino verso la piena cittadinanza

Dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani c'è una lunga marcia verso la piena espressione dei diritti delle persone con disabilità. Le cifre della disabilità nel mondo e in Europa

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Disabilità: il cammino verso la piena cittadinanza

Sin dall'antichità, il termine normalità ha coinciso con un modello di persona conforme alle richieste della società. La menomazione fisica è stata infatti per lungo tempo causa di isolamento sociale ed emarginazione della persona.A Sparta nel IX secolo a.C. i bambini giudicati gracili o deformi venivano lanciati dal monte Taigeto; a Roma lo stesso rito veniva perpetrato dalla Rupe Tarpea. Con l'avvento del Cristianesimo i neonati minorati venivano buttati fuori dalle mura ed affidati alla pietà dei passanti. Nel Medioevo cristiano i disabili non subivano più la soppressione fisica ma continuavano ad essere emarginati. Nell'Europa del XVI e XVII secolo i disabili venivano relegati ai margini della società, nelle carceri. La condizione dei portatori di handicap rispecchia un modello di società che considera la menomazione come un male da nascondere, una punizione divina.

Per lungo tempo l'uso inappropriato di nomi disumanizzanti legati alla patologia come handicappato, minorato, menomato, ritardato ha inserito le persone diversamente abili in un sistema classificatorio che, sottolineandola presenza di un "minus", ha trascurato la ricchezza e la straordinarietà della natura umana. (Sibilio, 2003)

È la cultura illuministica, nella seconda metà del XVII secolo, ad aprire la strada ai valori del progresso, considerando l'anormalità come una condizione che non pregiudica la dignità umana.

Disposizioni normative internazionali in materia di disabilità

Il diritto alle pari opportunità e all'eguaglianza delle persone disabili è da tempo oggetto dell'attenzione delle Nazioni Unite e di altri organismi internazionali.

La celebrazione, nel 1981, dell'"Anno Internazionale delle persone disabili" promosso dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, contribuisce alla diffusione del "Programma di azione mondialeriguardante le persone disabili", una delle prime disposizioni legislative in materia di integrazione sociale.

Il documento costituisce il primo passo di un iter normativo sempre più complesso e orientato alla promulgazione di norme standard, alla formazione di gruppi di lavoro permanenti sulla disabilità e alla definizionedi specifici piani di azione finalizzati non solo a sensibilizzare, informare ed educare la comunità internazionale rispetto alle problematiche connesse alla disabilità, ma anche a individuare strumenti e contesti educativi e formativiutili all'acquisizione e al mantenimento della funzionalità fisica e psichica.

La storia dei diritti delle persone con disabilità nell'ambito delle Nazioni Unite risale al 1948, con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. In questa occasione si sottolinea il diritto alla sicurezza anche per diverse condizioni di difficoltà, fra cui la disabilità.

La Dichiarazione dei Diritti Umani è un codice etico di importanza storica fondamentale: è stato infatti il primo documento a sancire universalmente (cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) idiritti che spettano all'essere umano, attraverso la stesura di appena 30 articoli ed un preambolo. Idealmente, la Dichiarazione è il punto di arrivo di un dibattito filosofico sull'etica e i diritti umani che ha attraversato varie epoche e che ha visto impegnati pensieri filosofici di vario genere.

L'adozione per approvazione, da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, di un testo di Convenzione Internazionale sui Diritti delle persone con Disabilità, avvenuta il 13 dicembre 2006, rappresenta laconclusione di un lungo cammino volto alla riaffermazione del principio della "universalità, indivisibilità, interdipendenza e interrelazione di tutti i diritti umani" e rappresenta il completamento della DichiarazioneUniversale dei Diritti Umani, alla quale si ispira.

Tale Convenzione è aperta alla ratifica e all'adesione degli Stati a partire dal 30 marzo 2007. Nel 2009 il Parlamento Italiano ratifica la Convenzione, che diventa legge dello Stato.

Tutti i membri della società hanno gli stessi diritti umani, che includono diritti civili, culturali, economici, politici e sociali. Tutte le persone con disabilità hanno il diritto di essere libere dadiscriminazione e nel godere dei loro diritti
Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità, 2006

Un passo dopo l'altro verso i diritti delle persone con disabilità

Dagli anni '50 agli anni '70

Il cammino che ha portato alla Convenzione Onu dei Diritti delle Persone con Disabilità è stato lungo ed articolato ed ha conosciuto tappe estremamente significative.

Nel 1950, nell'ambito delle Nazioni Unite, due rapporti su disabilità e riabilitazione (The social rehabilitation of the handicapped e The social rehabilitation of the blind), testimoniano l'attenzione nei confronti dellepersone con disabilità. Nel 1966, due convenzioni sui diritti politici e civili e su quelli economici, sociali e culturali (International Covenant on Civil and Political Rights e International Covenant on Economic Social and Cultural Rights)completavano il quadro dei diritti umani. È del 1971 la Dichiarazione sui diritti delle persone con ritardo mentale, che il Consiglio Nazionale sulla Disabilità (Cnd)1 italiano indica come il "primo documento ufficiale approvato dall'Assemblea generale". Nel 1975 viene promulgata la Dichiarazione dei diritti delle persone disabili. L'anno successivo l'Assemblea Generale chiede a tutti gli Stati membri di attivarsi nell'ambito di programmi e politiche e viene dichiaratoil 1981 come "Anno internazionale delle persone disabili" (The International Year of Disabled Persons, 1981). Si ribadisce la necessità della loro integrazione nella società, e della pianificazione di studi ericerche per educare ai diritti di questa speciale popolazione. Il tema indicato per l'anno era "full participation and equality", "partecipazione completa e uguaglianza", a sottolineare ancora una volta l'importanza dell'integrazione nella società, in cui partecipare pienamente, contribuendone allo sviluppo, e di uguali condizioni di vita.

Dagli anni '80 ad oggi

Gli anni Ottanta sono segnati anche dall'adozione, nel 1982, del Programma di azione mondiale nei confronti delle persone disabili (World Programme on Action), che segna una nuova tappa e che suddivide il temae le politiche nei confronti della disabilità in tre settori: la prevenzione, la riabilitazione e le uguali opportunità. Nel 1982 viene inoltre deciso di dedicare i dieci anni seguenti alle persone con disabilità (United NationsDecade of Disabled Persons). A conclusione della decade viene deciso di indicare il 3 dicembre come "Giornata internazionale delle persone disabili". Nel 1993, un nuovo documento sancisce le regole sulle ugualiopportunità delle persone con disabilità (Standard Rules on the Equalization of Opportunities for Persons with Disabilities) (ONU, 1993). Si tratta di norme in base alle quali verrebbe garantita la partecipazione ditutti, in ugual maniera alla vita della società, anche alle persone con disabilità. Inoltre, in base a rapporti regolari forniti dalla figura dello 'Special Rapporteur', viene instaurato un meccanismo di controllo dellaloro applicazione pratica nelle diverse nazioni Un documento recente pone l'accento sull'affermazione che "la salute è una risorsa e un bene fondamentale della società" e che " il godimento del massimo livello di salute raggiungibile è uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano"(OMS, Salute 2020, settembre 2012).

La disabilità in cifre

L'analisi dei rapporti dell'OMS sull'incidenza della disabilità dimostra che il problema è in costante aumento. È stato stimato che le persone con disabilità rappresentino il 15% dellapopolazione mondiale. Almeno un quinto di questi, circa 110-190 milioni di individui, è costretto ad affrontare difficoltà "molto significative" nella vita di tutti i giorni. Se a queste vengono aggiunti i loro familiari, il numerodelle persone coinvolte dal tema disabilità arriva a un terzo della popolazione mondiale, 2 miliardi.

Sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli industrializzati le persone con disabilità sono generalmente più povere e rappresentano un quinto delle persone che vivono sotto la soglia di un dollaro al giorno, prive di cibo, acqua sicura, vestiti, alloggio.

La crescita numerica della popolazione, l'aumento degli anni vita, grazie ai progressi della medicina, e l'aumento globale delle malattie croniche porta a stimare che per una vita media di circa 70 anni ben 8 anni sonovissuti con disabilità, cioè l'11,5% della vita. Su dieci persone con disabilità, 8 vivono nei Paesi del Sud del mondo, e la maggior parte è povera, con possibilità ridotte o nulle di servizi diriabilitazione; dei 650 milioni di persone con disabilità nel mondo, 200 milioni sono bambini Secondo quanto riportato dal Consiglio Nazionale sulla Disabilità (Cnd),nell'Unione Europea il numero di persone con disabilità è pari a 50 milioni, ma quasi raddoppia salendo a 90 milioni se vengono inclusi i Paesi compresi fra l'Oceano Atlantico e gli Urali.

L'European Disability Forum2 indica come la cifra di 50 milioni rappresenti il 10% della popolazione dell'UE: un europeo ogni quattro avrebbe in famiglia una persona con disabilità. Inoltre, nel mondo dellavoro, fra le persone con disabilità vi sarebbe una disoccupazione due o tre volte maggiore e la probabilità di raggiungere un'istruzione di terzo livello sarebbe più che doppia in una persona senza disabilità.Attraverso la relazione allegata a questo sconfortante rapporto OMS e Banca Mondiale sollecitano i Governi a rinnovare gli sforzi per consentire a questa vasta fetta di popolazione l'accesso ai servizi essenziali e a investirein programmi mirati a valorizzare le vaste potenzialità delle persone con disabilità e ad evitare di ridurre il problema ad una mera classificazione di patologia.