L'importanza dello sport per persone disabili
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L'importanza dello sport per persone disabili

Lo sport non è utile solo in campo riabilitativo. Le persone affatte da disabilità possono trarre un grande giovamento dalla pratica sportiva, in particolar modo per la portata educativa e la realizzazione di sé

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L'importanza dello sport per persone disabili

L'esperienza accumulata durante il decennio delle Persone Disabili delle Nazioni Unite (United Nations Decade of Disabled Person 1983-1992) ha determinato nel 1993 la diffusione della Risoluzione "Regole Standard per le uguali opportunità per persone disabili"

All'art.11 - Attività ricreative e sport, il documento ha sottolineato che: "Gli Stati dovrebbero prendere delle misure per rendere accessibili alle persone disabili i posti per le attività ricreative e lo sport. Le misure dovrebbero comprendere degli aiuti al personale nei programmi per le attività ricreative e lo sport, compresi dei progetti per sviluppare metodi per l'accessibilità e la partecipazione del materiale informativo e programmi di formazione. Le organizzazioni sportive dovrebbero essere incoraggiate a sviluppare delle opportunità di partecipazione alle attività sportive anche da parte delle persone disabili".

Questa sensibilità rispetto alla pratica motoria e sportiva ha costituito una tappa importante di un lento percorso di rivalutazione psicopedagogica, filosofica e neurobiofisiologica delle potenzialità corporeo-chinestesiche della persona disabile.

La funzione adattiva e comunicativo-relazionale del corpo nelle sue diverse forme statiche e dinamiche, è stata già evidenziata all'interno delle classificazioni internazionali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che avevano sottolineato la sua importanza nel processo di crescita e di maturazione psico-sociale dei disabili e la sua funzione nei processi di interazione con il contesto sociale.

Tra i modi di impiegare il tempo libero le attività sportive rappresentano, probabilmente, quello più diffuso. Nel mondo della disabilità, la pratica sportiva può svolgere la funzione di promuovere l'educazione e l'integrazione delle persone. Infatti, oltre che essere centrale in campo riabilitativo (settore in cui, prevalentemente, finora è stata inserita), può ricoprire un ruolo essenziale nel favorire la conquista dell'autonomia e lo sviluppo della personalità.

Non bisogna sottovalutare la portata educativa dello sport, che offre alle persone con disabilità un'occasione per compensare le lacune formative ed i problemi di sviluppo dovuti agli specifici deficit.

Inoltre, la pratica sportiva permette di soddisfare alcuni bisogni propri dell'uomo (vedi anche Scala di Maslow, De Pascalis, ndr) legati all'esperienza di gioco, movimento, agonismo e vita di gruppo, dimensioni che trovano una integrazione nell'attività sportiva.

Particolarmente rilevante per la persona con disabilità risulta essere anche la dimensione creativa: la possibilità di dare vita, attraverso attività ludiche e sportive, a un proprio stile di vita, ad un originale modo di essere.

Infatti a causa del suo deficit, la persona con disabilità rischia di essere esclusa da ogni forma di progettualità e di realizzazione autonoma e personale.

Si può definire, da un punto di vista psicologico, l'addestramento sportivo un tipo di apprendimento cognitivo, con associate un'area affettiva ed una sociale. Anche per quelle patologie, per le quali al momento non esiste una cura, lo sport risulta una risorsa importante per raggiungere gradi di autonomia e gestione di sé altrimenti impensabili.

Da una mia personale esperienza, vissuta con un ragazzo affetto da spina bifida1 che pratica tiro con l'arco, ho potuto constatare che per i ragazzi affetti da tale patologia, lo sport vissuto come momento di crescita, di gioia, di libertà e di confronto, risulta essere un mezzo fondamentale per affrontare con fiducia tutti gli aspetti della propria vita sociale.

Ne sono testimonianza le parole di Marco Vitale di Gaeta, studente di ingegneria informatica, pluricampione italiano e internazionale di tiro con l'arco:

Ho la spina bifida, ma nonostante ciò mi ritengo un ragazzo molto fortunato. Per passione e per riabilitazione pratico uno sport meraviglioso… il tiro con l'arco. Ho iniziato per caso, a dieci anni: la maestra mi invitò a seguire delle lezioni gratuite e non me lo feci ripetere due volte. Ricordo che ero molto emozionato e impaziente di tirare. Dopo tre mesi mio padre mi regalò il primo arco, dopo sei feci la prima gara e fui premiato come atleta più giovane. A tredici anni il mio attuale allenatore m'ingaggiò per partecipare ai campionati italiani della Fisd, la Federazione Italiana Sport Disabili. Da quel giorno sono cresciuto molto, come atleta e come persona…