Sport come crescita psicologica
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Sport come crescita psicologica

Lo sport ha una valenza terapeutica. Anche per il disabile è un modo per incrementare autoaffermazione e autostima

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Sport come crescita psicologica

Parallelamente allo sviluppo della medicina sociale e della medicina psicosomatica, anche lo sport ha assunto una valenza terapeutica.
Nel concetto di sport-terapia si possono distinguere due aspetti importanti: lo sport inteso come attività ludico-motoria e lo sport inteso come attività agonistica.

Questi due aspetti agiscono in modo differente sulla componente motoria, di coordinazione e attivazione muscolare, e sulle componenti psicologiche di armonizzazione e rinforzo del carattere. Lo sport agisce stimolando nel disabile il rispetto della propria persona e il senso dellapropria dignità mediante la riappropriazione di una realtà psicologica individuale.

Questo recupero si ottiene attraverso una maggiore conoscenza di sé stessi, delle proprie effettive possibilità e rispettivi limiti, ossia capacità edincapacità riferite all'handicap esistente.

Con l'attività ludico-motoria l'individuo è portato ad acquisire maggiore sicurezza nelle proprie possibilità motorie, e l'esistenza di uncoinvolgimento emotivo, determinato dalla pratica stessa, stimola il conseguimento di risultati positivi ottenuti mediante senso di autoaffermazione e di autostima che la persona disabile crea attraverso l'immagine di sé.

Con l'attività sportiva agonistica, mediante il training sportivo, l'individuo impara ad temprare se stesso anche sul piano psicologico.
Gli esercizi, gli allenamenti, gli sforzi per apprendere e migliorare il gesto tecnico, infatti, non sono fini a sé stessi ma in funzione di unobiettivo: la riuscita in gara. Essi richiedono la partecipazione simultanea di tutte le esperienze motorie e sensoriali, ma anche cognitive ed emozionali econsentono la possibilità di ritrovare valori, motivazioni, scopi, mete.
Alla base del comportamento agonistico, ci sono i bisogni di affermazione, il desiderio di emergere e rassicurarsi circa le proprie possibilità.
In estrema sintesi

l'agonismo è un comportamento aggressivo, intendendo l'aggressività nella sua accezione positiva di assertività, ovvero la capacità di modificare l'ambiente creando la possibilità di prendersi uno spazio vitale e impadronirsi delle cose

Il disabile ha bisogno quanto e più di un normodotato di imparare ad esprimere l'aggressività; spesso infatti il desiderio di autoaffermazione si esprime con comportamenti di rabbia, ostilità e sentimenti di rivalsa verso gli altri oppure, quando il senso di sconfitta nei confronti della vita è molto forte, l'aggressività non espressa può portare a comportamenti autolesionistici.

Lo sport, inteso come crescita motoria, è fondamentale per il disabile così come per il normodotato.
L'attività motoria ha valenze che vanno ad abbracciare la totalità dell'uomo sia dal punto di vista psicofisiologico che sociale. Il movimento stesso giunge a costituire di per sé un vero e proprio sistema di riferimento che, guidando e controllando i gesti, li analizza a livello sensoriale e sensitivo, con una partecipazione soggettiva ricca di implicazioni di ordine emotivo ed affettivo.
Lo spazio gestuale dell'individuo, valutato in diretta relazione con gli spazi esterni, enfatizza la dimensione della percezione del sé e la struttura secondo la scala dei bisogni, così da giungere alla ricostruzione psicologica del proprio schema corporeo.

Grazie all'integrazione attraverso lo sport parlare di soggetti disabili non significa quindi parlare necessariamente di soggetti disadattati.

La psicotraumatologia

L'interesse per la psicotraumatologia, che si è notevolmente ampliato nell'ultimo decennio, ha permesso di sostituire il concetto di resilienza1 intesa come capacità di mantenere un livello di funzionamento positivo anche in situazioni critiche (per esempio un vissuto di guerra) al concetto di crescita post-traumatica, intesa come possibilità di trasformazione positiva, risultante dal dover far fronte ad eventi critici.

Il termine crescita post-traumatica (post-traumatic growth) fa riferimento in modo particolare al trauma piuttosto che ad eventi semplicementestressanti2. La risposta al trauma è sempre un'esperienza ambigua in cui si mescolano cambiamenti negativi e positivi, e che innescaun processo di elaborazione cognitiva detto mentalizzazione o narrazione3: una "ruminazione mentale" che permette di ricostruire ivalori, gli obiettivi e l'immagine personale messa in crisi dall'evento traumatico.

Si potrebbe affermare, con Nietzsche, che a volte

tutto ciò che non uccide una persona, la fortifica4

e un esempio illuminante potrebbe essere il nostro campione Alex Zanardi5.

E quando la disabilità riguarda un bambino?

La vita psichica del bambino con disabilità è influenzata dalle proposte che gli vengono offerte, soprattutto dalle proposte di relazione, nellafamiglia, nella scuola, nelle attività ludico-ricreative, e dalle difficoltà nel relazionarsi con i coetanei, dalle difficoltà di comunicare con il mondo e di acquisire nuove conoscenze da esso, dal bisogno di sentirsi apprezzati e di ricevere fiducia dall'ambiente esterno come i pari e gli adulti, di avere cose stabili e sicure su cui fare riferimento.