Cecità della mente
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Cecità della mente

La cecità della mente nel bambino autistico come parametro esplicativo del quadro clinico nel bambino autistico.

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Cecità della mente

Una delle teorie maggiormente accreditate per spiegare il quadro clinico del bambino autistico è quella definita "cecità della mente" secondo la quale sarebbe possibile spiegare non solo gli handicap manifesti ma anche il fatto che alcune abilità restino funzionanti. La teoria della cecità della mente ipotizza che l'attività percettiva e rappresentativa di base funzioni in maniera adeguata, al contrario la meta-rappresentazione, ossia la capacità di formare una coerenza interna capace di identificare elementi comuni in vari contesti e stimoli, sia alterata. La debole capacità di realizzare una coerenza interna sarebbe alla base della triade dei sintomi dell'autismo. E quello che spesso appare come un problema di linguaggio, deve invece essere ricondotto ad una difficoltosa interpretazione degli stati mentali e all'incapacità di comprendere gli stati intenzionali più profondi.
La difficoltà poi di manifestare empatia o affetto, o di stabilire relazioni sociali, è dovuta all'incapacità di comprendere il comportamento delle persone dal punto di vista di stati interiori. Per risolvere questo problema non è sufficiente una sorta di "apprendimento di regole sociali" che resterebbero meramente astratte, bisognerebbe invece riuscire a comprendere i pensieri e gli stati affettivo-emozionali delle altre persone.

Nella ricerca della causa scatenante l'autismo, una delle teorie oggetto di studio ipotizza che possa ricercarsi in un disturbo a livello delle funzioni esecutive. Il ruolo del controllo esecutivo si esplica in due modi: uno volontario preposto a regolare situazioni nuove o richiedenti azioni intenzionali, maggiormente preposte all'ottenimento di scopi intenzionali (guidare in una città sconosciuta).
Uno di controllo automatico, tipico delle situazioni abitudinari quando il comportamento consiste in sequenze d'azione ben apprese, generalmente sono situazioni esterne ad attivare automaticamente le sequenze d'azione, eseguite in modo fluido. Entrambi i controlli esecutivi sono frutto di una serie di operazioni mediate dai lobi frontali. Non a caso nei soggetti che hanno subito traumi nei lobi frontali, si riscontrano deficit nelle funzioni di controllo con conseguente ripetizione afinalistica di movimenti e parole. Alcuni aspetti dell'autismo ricordano il mal funzionamento della funzione esecutiva che segue ad un danno frontale.

Molti bambini autistici infatti sono angosciati ad ogni modificazione ambientale, proprio per la scarsa capacità di rielaborare un controllo rispetto a quella che è la loro routine. I deficit delle funzioni esecutive, tra l'altro, sono i più comuni nei soggetti autistici. In sintesi tutto lascerebbe supporre che alla base dell'autismo possa esserci una disfunzione a livello prefrontale, in grado di intaccare in maniera consistente le funzioni esecutive. Tuttavia ci sono delle riserve, quali ad esempio, il fatto che la maggior parte dei bambini con lesioni prefrontali precoci non risulta affetta anche da autismo. Inoltre alcune delle altre abilità che dovrebbero essere danneggiate, ipotizzando una lesione prefrontale, risultano integre.