Intervento educativo - seconda parte
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Intervento educativo - seconda parte

La comunicazione facilitata come strumento di intervento educativo.

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Intervento educativo - seconda parte

La Comunicazione FacilitataLa tecnica della Comunicazione Facilitata (CF) è stata messa a punto alla fine degli anni 80 da Chosley e Biklen e diffusa in seguito soprattutto negli Stati Uniti ed in Australia.

Per Comunicazione Facilitata si intende un metodo per facilitare la comunicazione in cui un terapista abilitato - il facilitatore- offre un sostegno alla mano o al braccio di un individuo con un deficit nella comunicazione per aiutarlo ad indicare delle immagini o lettere o ad usare una tastiera per digitare un testo.
Il presupposto di ciò è che questo metodo aiuterebbe le persone autistiche o con un grave ritardo mentale a comunicare.

Secondo i sostenitori di questa tecnica infatti l'individuo autistico troverebbe difficoltà a comunicare non perché non vuole o non sa farlo, ma perché non riesce ad ordinare in sequenza ciò che ha da dire, e non riesce a fare il movimento giusto per indicare o scrivere quello che avrebbe da dire ma non riesce. In questa difficoltà l'autismo viene accomunato all'aprassia, ovvero la difficoltà di comunicazione sarebbe causata dall'aprassia di cui soffrono gli individui autistici.
A sostegno di questa ipotesi viene fatto notare che basta un periodo di addestramento ad associare parole-immagini, indicare o battere su una tastiera fatto offrendo un sostegno al braccio della persona sottoposta a tale addestramento, dopodichè l'aiuto viene progressivamente diminuito fino a toccare soltanto la mano della persona che intanto ha imparato a comunicare usando sempre più parole ed un linguaggio sempre più strutturato. L'aiuto successivamente viene ulteriormente ridotto passando ad una facilitazione fatta ponendo la mano sulla spalla o sulle ginocchia (Bicklen, 1999).

Il metodo ha raccolto numerose critiche ed obiezioni, tra cui da sottolineare è quella dell'American Psychological Association, i quali obiettano che il metodo è privo di validità scientifica, che è stato provato che il prodotto della comunicazione facilitata è spesso diretto o sistematicamente determinato dal facilitatore, e che non sono stati fatti studi scientifici volti a determinare se i terapisti o facilitatori sono consapevoli del loro grado di influenza. Per questi motivi, l'APA si oppone all'uso della comunicazione facilitata in quanto costituirebbe una minaccia di prevaricare i diritti dei pazienti che vengono trattati in questo modo.