Intervento educativo - prima parte
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Intervento educativo - prima parte

Metodi di intervento a confronto: intervento comportamentale precoce, il programma Teacch, il metodo Delecato.

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Intervento educativo - prima parte

Gli approcci di intervento riabilitativo dei soggetti autistici sono molteplici. Quelli sinteticamente descritti di seguito sono i maggiormente utilizzati in ambito internazionale.

Programma di intervento comportamentale precoceTale teoria si basa sul presupposto che alla base dell'autismo ci sia una causa di natura neurologica, che si concretizza in particolari modalità comportamentali passibili di cambiamenti in relazione ad interazioni con l'ambiente esterno. Vengono pertanto predisposte idonee facilitazioni per l'apprendimento ad un ambiente esterno che risulterebbe scarsamente adeguato per tale scopo.
L'obiettivo è quello di portare il bambino alla capacità di apprendere autonomamente dall'interazione col suo contesto di vita.

Il programma TeacchLa sua progettazione e messa a punto risale ad oltre un trentennio fa. Il programma persegue la finalità di favorire l'adattamento della persona nel proprio ambiente di vita tramite il potenziamento delle capacità dell'individuo (in relazione alla comunicazione e all'interpretazione sociale) e mediante la modifica dell'ambiente secondo le caratteristiche e le necessità del soggetto autistico. Verranno presi in considerazione la valutazione delle abilità, i principi dell'insegnamento strutturato, le strategie d'intervento, i programmi specifici per le abilità di comunicazione.
Metodo DelecatoC. Delacato inizialmente faceva parte, con G. Doman e R. Doman, di un gruppo di lavoro di chiara impostazione medico-fisiatrica, dedicato alla riabilitazione di bambini cerebrolesi.
Una delle conclusioni del gruppo di lavoro era che lo sviluppo del bambino procede per stadi, i quali, se vengono saltati, impediscono al bambino di raggiungere il suo potenziale. Compito del programma di riabilitazione è far ripetere al bambino lo stadio che è stato saltato, e farglielo ripercorrere in modo da stimolare il suo cervello allo sviluppo (Delacato, 1974). Inoltre, si constatò che esistono diversi gradi di lesione cerebrale, dalla grave alla lieve, e che il fattore più comune della lesione cerebrale lieve erano i problemi di percezione (tattile, visiva o acustica).

In seguito Delacato iniziò a lavorare con bambini normali dal punto di vista motorio, ma che presentavano gravi disturbi del comportamento. Di qui passò a studiare l'autismo.
Dall'osservazione che molti dei sintomi di bambini cerebrolesi sono simili a quelli dell'autismo, inizia a considerare gli atteggiamenti autistici come una conseguenza di un problema sensoriale o percettivo.
I bambini autistici vengono considerati come cerebrolesi con gravi problemi sensoriali: non potendo sfruttare gli stimoli che provengono dall'esterno, perché i canali di comunicazione col cervello sono difettosi, essi cercano di normalizzare la via attraverso un comportamento ripetitivo che va a stimolare il canale stesso. I bambini autistici non sono dunque psicotici, ovvero non si comportano così per cause psicologiche ma per motivi neurologici.