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Abbuffate e restrizione alimentare - seconda parte
Quadro clinico del Binge Eating Disorder: Abbuffate e Restrizione Alimentare
Binge Eating Disorder
Subito dopo l´episodio di abbuffata i pazienti con Binge Eating Disorder vanno incontro ad una riduzione dell´ansia e della fame, sentendosi, così, sollevati. A questi vissuti positivi, però, ben presto si sostituiscono emozioni negative, quali depressione, disgusto, vergogna e senso di colpa, oltre a sensazioni fisiche di stanchezza, mal di stomaco o sonnolenza improvvisa (Greeno et al., 2000).
Come viene specificato nel Criterio C del DSM IV (1994), le inusuali abitudini alimentari dei pazienti con Binge Eating Disorder ed il loro peso interferiscono nelle loro relazioni interpersonali, nel loro lavoro e nella loro autostima, compromettendone il funzionamento (Gordon, 2000/2004). Il Binge Eating Disorder, inoltre, è associato ad ansia, depressione, abuso di sostanze e vulnerabilità interpersonale; nei pazienti con Binge Eating Disorder, infine, anche se non è indicato nei criteri diagnostici, si riscontrano eccessive preoccupazioni per il cibo, il peso e le forme corporee, nonchè insoddisfazione e disprezzo per il proprio aspetto fisico (Dingemans, Bruna & van Furth, 2002; Telch & Stice, 1998).
Nel Binge Eating Disorder non si assiste ad una riduzione dell´introito calorico al di fuori delle abbuffate; infatti i pazienti con questo disturbo mangiano molto anche durante i pasti regolari e fuori pasto (Guss et al., 2002). Questo dato, però, va riconciliato con il fatto che nella storia clinica di questi pazienti è presente un elevato numero di diete. La spiegazione più logica, supportata anche dall´esperienza clinica, suggerisce che questo disturbo sia connotato dall´alternarsi di periodi prolungati di astinenza o regime ipercontrollato nel rapporto con il cibo e periodi, più o meno lunghi, di intensa trasgressione, in cui la persona si abbandona completamente al piacere delle abbuffate. All´abbuffata, generalmente concentrata in uno spazio limitato di tempo, segue poi un altro lungo periodo punitivo di digiuno, e il ciclo ricomincia. Il sistema percettivo-reattivo di questi pazienti è, quindi, basato sulla continua alternanza di digiuno/abbuffata, controllo/perdita di controllo (Garner & Dalla Grave, 1999; Nardone, Verbitz & Milanese, 1999).
A differenza della Bulimina Nervosa, però, nel Binge Eating Disorder più della metà dei pazienti incorre nelle abbuffate prima di aver iniziato a restringere l´alimentazione (Masheb & Grilo, 2000). è stato, inoltre, documentato che in questi pazienti, la restrizione calorica e la perdita di peso non vanno ad esacerbare le abbuffate, come avviene nei bulimici, bensì riducono le abbuffate e migliorano il tono dell´umore (Dalla Grave, 1997; Gladis et al., 1998; Masheb & Grilo, 2000). I pazienti con Binge Eating Disorder, quindi, utilizzano la dieta per cercare di recuperare quel controllo sull´alimentazione e sul peso che va completamente perduto durante i periodi caratterizzati dalla presenza di abbuffate (Garner & Dalla Grave, 1999). Questo comportamento, però, si rivela anche più deleterio dell´abbuffata stessa, in quanto più i pazienti con Binge Eating Disorder riducono l´apporto calorico, più favoriscono i fenomeni di disibinizione alimentare, visto che il continuo sforzo di controllarsi favorisce una successiva e più forte perdita di controllo. Il Binge Eating Disorder si può, perciò, concettualizzare come una "sindrome del discontrollo" generale nei confronti dell´alimentazione, con associata una psicopatologia specifica dei disturbi alimentari, in individui vulnerabili all´obesità e/o alla depressione (Garner & Dalla Grave, 1999; Marcus, 1997).
In generale, quindi, il Binge Eating Disorder appare come un disturbo distinto dalla Bulimina Nervosa e caratterizzato, rispetto a quest´ultima, da una sintomatologia meno grave (Dingemans, Bruna & van Furth, 2002; Fitzgibbon, Sánchez-Johnsen & Martinovich, 2002; Tasca, Illing, Lybanon-Daigle, Bissada & Balfour, 2003).
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