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Aspetti epidemiologici: esordio, decorso e prognosi - prima parte

Aspetti epidemiologici: esordio, decorso e prognosi - prima parte

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Aspetti epidemiologici: esordio, decorso e prognosi
Esordio, decorso e prognosi

La bulimia nervosa, di solito, si manifesta nella tarda adolescenza (16-20 anni) o nella prima età adulta, presentando un esordio graduale ed insidioso (DSM IV-TR, 2000/2002; Gordon, 2000/2004).
Il decorso clinico presenta una durata variabile, in quanto il disturbo si protrae mediamente per 5-6 anni, ma può persistere anche per 15 o 20 anni. L´evoluzione del disturbo varia anche relativamente alle sue caratteristiche, in quanto nei casi di disturbo transitorio, caratterizzati da singoli episodi di malattia, generalmente si giunge ad una remissione completa. Negli altri casi, invece, si possono alternare fasi di remissione, in cui però permane la polarizzazione ideativa sull´immagine corporea, a fasi di ricomparsa delle abbuffate, oppure il disturbo può diventare cronico, determinando una marcata compromissione psicofisica, relazionale e lavorativa, insieme ad un forte stato umorale depresso (Casacchia, Mela & Chiaravalle, 2001; DSM IV-TR, 2000/2002; Faccio, 1999).
Tra gli indicatori di un possibile esito negativo, Lorenzini e Sassaroli (2000) indicano l´assenza di una risposta positiva al trattamento, la comorbidità con i disturbi di personalità, la lunga durata della malattia, la presenza di altri problemi psichiatrici, come abuso di alcol, droghe, comportamenti autolesionistici, depressione, disturbo da stress post-traumatico, una precedente storia di AN e la presenza di alcolismo, disturbi alimentari o psichiatrici in famiglia.

Prevalenza

La Bulimia Nervosa è molto diffusa tra le studentesse dei campus universitari, sebbene si possa manifestare già alle scuole medie superiori; oltre a questa categoria, però, soffrono di bulimia nervosa anche donne meno giovani che lavorano e sono apparentemente efficienti e di successo (Gordon, 2000/2004).

Essendo una condizione abbastanza recente, non è ancora possibile avere dati certi relativamente alla sua prevalenza, che rappresenta il numero di casi di malattia rilevabili in un dato momento di una certa popolazione. Negli studi condotti a questo proposito, infatti, si riscontrano percentuali molto diverse tra loro, per via della variabilità dei criteri diagnostici utilizzati, dell´eterogeneità delle popolazioni messe a confronto, della molteplicità degli strumenti impiegati e delle rapide metamorofosi a cui risultano essere soggetti i DCA. Per cui i dati attualmente disponibili devono essere trattati con una certa cautela (Faccio, 1999).

La prima ricerca epidemiologica relativa alla bulimia nervosa è stata condotta da Halmi, Falk e Schwartz nel 1981, in occasione dell´immatricolazione estiva alla State University of Purchase; in quello studio gli autori rilevarono che il 13% del campione rispondeva ai criteri per la bulimia nervosa del DSM III (1980) (Gordon, 2000/2004; Onnis, 2004). Questa percentuale venne confermata da uno studio condotto, più o meno nello stesso periodo, da Pope, Hudson e Yurgelun-Todd (1984) all´interno dei campus universitari, in quanto la prevalenza riscontrata variava dal 10 al 20% (Gordon, 2000/2004). I dati ottenuti con questi primi studi, però, non si possono considerare del tutto attendibili, dal momento che si basano sui criteri diagnostici del DSM III, ancora piuttosto blandi e troppo inclusivi.

Già nel 1983, però, Pyle et al., utilizzando una definizione più ristretta di bulimia nervosa, in un campione di studentesse dell´Università del Minnesota, rilevarono un tasso di prevalenza molto più basso, pari a circa l´1%; lo stesso avvenne nel 1988, quando Drenowski, Yee e Krahan, facendo riferimento ai criteri più precisi del DSM III-Revised (1987), in un gruppo di matricole universitarie di sesso femminile, riscontrarono un tasso di prevalenza oscillante tra il 2,9 e il 3,3% (Faccio, 1999; Gordon, 2000/2004). Percentuali simili a queste vennero ottenute anche con campioni di studentesse delle scuole superiori; Johnson, Lewis, Love & Stuckey (1984), per esempio, in una scuola di Chicago fecero diagnosi di bulimia nervosa nel 4% dei casi, Whitaker, Johnson e Shaffer (1990) in una scuola del New Jersey nel 4,2% dei casi (Gordon, 2000/2004).

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