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Aspetti epidemiologici: esordio, decorso e prognosi - seconda parte
Aspetti epidemiologici: esordio, decorso e prognosi - seconda parte
Esordio, decorso e prognosi
Nella "Revisione degli studi epidemiologici sulla bulimia nervosa" Fairburn e Beglin (1990) hanno preso in considerazione tutti gli studi effettuati fino a quel momento, ottenendo un valore medio di prevalenza di 0,9% (Faccio, 1999).
Tra gli studi più recenti spiccano quello svolto da Hay (1998) in Australia su 4200 persone con un´età compresa tra i 15 e i 94 anni, da cui è emersa una prevalenza di bulimia nervosa dello 0,3% e quello di Kinzl, Traweger, Trefalt, Mangweth e Biebl (1999) che su 1000 donne austriache hanno riscontrato un tasso di prevalenza dell´1,5% (Gordon, 2000/2004; Striegel-Moore & Franko, 2003).
Sulla base di questi studi, nel DSM IV-Text Revision (2000/2002), per pazienti adolescenti e giovani adulti di sesso femminile, è stato stabilito un tasso di prevalenza variabile tra l´1% ed il 3%, in cui l´1% si riferisce alla popolazione generale, mentre i valori più elevati riguardano categorie di popolazione a rischio. Per i pazienti di sesso maschile, invece, il tasso di prevalenza è pari a circa 1/10 di quello femminile (Onnis, 2004).
Se, però, si esce dal quadro conclamato di bulimia nervosa e si considerano gli atteggiamenti abulimia nervosaormi verso il cibo, non considerati patologici, le percentuali si alzano; Striegel-Moore, Wilfley, Pike, Dohm e Fairburn (2000) hanno rilevato che l´8,8% delle donne bianche e l´8,4% di quelle nere si era abbuffata almeno una volta nei precedenti tre mesi, mentre Nunes, Barros, Anselmo Olinto, Camey e Mary (2003) hanno rilevato per le condotte alimentari abulimia nervosaormi un tasso di prevalenza del 10,9%.
Per quanto riguarda l´Italia, la prima ricerca epidemiologica è stata quella di Cuzzolaro, Frighi e Petrilli (1988), in cui la prevalenza di bulimia nervosa è risultata pari allo 0,8%. In anni più recenti è interessante considerare i risultati di quattro ricerche, svoltesi in diverse parti dell´Italia: nel nord Santonastaso et al. (1996), in un campione di 359 studentesse delle scuole medie superiori di Padova, hanno riscontrato una prevalenza di bulimia nervosa dello 0,5%; nel centro Italia Vetrone, Cuzzolaro e Antonozzi (1997) hanno rilevato una prevalenza di bulimia nervosa dell´1,7%, tra studentesse delle classi socioeconomiche più basse.
Per il sud ci sono stati due studi: quello di Dalla Grave, De Luca e Oliosi (1997), su 795 studenti di 6 scuole superiori di Lecce, in cui è emersa una prevalenza dell´1,7% e quello di Cotrufo, Barretta, Monteleone e Maj (1998) su un campione di 919 studentesse della provincia di Napoli, in cui la prevalenza di bulimia nervosa è stata pari al 2,3% (Ruggiero, 2003). Quindi, sebbene gli italiani del sud siano generalmente considerati diversi da quelli del nord e del centro per i tratti fisici e il background storico-culturale e sociale, in queste ricerche la prevalenza di bulimia nervosa nei campioni del sud è risultata simile a quella riportata per le aree del nord e del centro, nonché a quella degli altri paesi occidentali (Dalla Grave et al., 1997).
Incidenza
Per la Bulimia Nervosa i dati sono ancora ambigui anche per quanto riguarda il tasso d´incidenza, che rappresenta la frequenza di nuovi casi osservati in un´unità di tempo nell´ambito di una certa popolazione. Infatti in uno studio condotto in Olanda, Hoek (1991) ha rilevato che l´incidenza di bulimia nervosa era aumentata del 15% all´anno nel periodo compreso tra il 1985 ed il 1989; in una ricerca svolta nel Minnesota, invece, emerse una prevalenza dell´1% nel 1980, che salì al 3,2% nel 1982 e, infine, riscese al 2,2% nel 1986 (Pyle, Halvorson, Neuman & Mitchell, 1986; cit. in Gordon, 2000/2004). Drenowski, Yee e Krahn (1988) nel campione di matricole, di cui si è parlato a proposito dei tassi di prevalenza, hanno riscontrato un tasso di incidenza di 42 casi su 100, contrariamente a Joergensen (1992), che ha trovato un valore più basso, pari a 5,5 casi su 100˙000 (Faccio, 1999). Heatherton, Nichols, Mahamedi e Keel (1995), infine, in un gruppo di studentesse universitarie hanno rilevato una percentuale di bulimiche nel 7,2% nel 1982 e solo del 5,1% nel 1992.
I dati a disposizione, perciò, sono ancora insufficienti per stabilire se la Bulimia Nervosa sia in aumento, in diminuzione o sia rimasta costante da quando si è diffusa (Gordon, 2000/2004).
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