- ALIMENTAZIONE
- ALLENAMENTO
- Esercizi riscaldamento
- Esercizi spalle
- Esercizi dorsali
- Esercizi trapezio
- Esercizi pettorali
- Esercizi bicipiti
- Esercizi tricipiti
- Esercizi avambracci
- Esercizi addominali
- Esercizi glutei
- Esercizi quadricipiti
- Esercizi bicipiti femorali
- Esercizi polpacci
- Esercizi stretching
- Indice alfabetico esercizi
- Test allenamento
- Answers allenamento
- Approfondimenti area allenamento
- News allenamento
- CASA EDITRICE
- FORMAZIONE
- Corsi in sede
- Corsi online
- Personal Trainer
- Personal Trainer - II livello
- Istruttore Body Building
- Istruttore Body Building - II livello
- Istruttore di Acqua Gym
- Istruttore Body Building Agonistico
- Istruttore Pesi e Fitness
- Istruttore Fitness e Wellness
- Istruttore Ginnastica Posturale
- Ginnastica Posturale - II livello
- Istruttore Aerobica e step
- Istruttore Body Cumbia
- Istruttore Total Body
- Preparatore Atletico e Sportivo
- Istruttore GAG
- Istruttore Functional Training
- Istruttore Suspension Training
- Istruttore Kettlebell
- Attività motoria per l'età evolutiva
- Strategie per il dimagrimento
- Alimentazione e integrazione sportiva
- Psicologia dello sport
- F.a.q.
- Approfondimenti area formazione
- News area formazione
- PERSONAL TRAINER
- PSICOLOGIA
- SCIENZA DEL FITNESS
- SPORT
- Atletica
- Basket
- Body Building
- Diritto sportivo
- Formula 1
- Ginnastica artistica
- Kick Boxing
- Nuoto
- Pallavolo
- Skyrunning
- Sport e sesso
- Storia dello sport
- Campionato Serie A
- Confederations cup
- Europei di calcio
- Giro d'Italia
- Mondiali di calcio
- Mondiali di nuoto
- Mondiali di sci
- Olimpiadi
- Consulta e segnala un evento
- Answers sport
- Approfondimenti area sport
- News sport
- SCIENZA DEL MOVIMENTO
- Attività motoria preventiva e compensativa
- Massaggio sport TIB
- Patologie del ginocchio, test e recupero funzionale
- Evoluzione motoria
- Rieducazione posturale in età evolutiva
- Recupero funzionale post-traumatico
- Il ruolo del calcio nell'insorgenza del ginocchio varo
- Approfondimenti scienza del movimento
- News scienza del movimento

Aspetti epidemiologici
Aspetti epidemiologici del Binge Eating Disorder; esordio, decorso e prognosi; prevalenza e incidenza.
Epidemiologia
Sebbene i dati non siano ancora del tutto certi, si può collocare l´insorgenza del Binge Eating Disorder nel periodo compreso tra la tarda adolescenza e l´inizio della terza decade (Dalla Grave & Di Flaviano, 2002).
Anche riguardo il decorso a breve termine e a lungo termine e l´esito del Binge Eating Disorder si sa ancora poco; sulla base dell´esperienza clinica e di alcuni studi, comunque, si può affermare che il disturbo ha una durata media di almeno 5-6 anni ed è di tipo cronico, in quanto periodi prolungati senza abbuffate sono rari, per lo meno nei pazienti obesi sottoposti a trattamento. Infatti gli studi che hanno valutato la condizione di alcuni pazienti con Binge Eating Disorder sia dopo sei mesi dall´inizio del disturbo, sia dopo 5-6 anni, hanno trovato che i pazienti sottoposti a trattamento avevano un decorso peggiore di quelli non trattati e tendevano a sviluppare un BMI superiore a 30 (Cachelin et al., 1999; Fairburn, Cooper, Doll, Norman & O´Connor, 2000; Fairburn & Harrison, 2003; Fichter, Quadflieg & Gnutzmann, 1998).
Tra gli indicatori di un possibile esito negativo si possono collocare, l´assenza di una risposta positiva al trattamento, la lunga durata della malattia, la comorbidità con l´obesità, l´associazione di altri problemi psichiatrici come depressione, abuso di alcol e droghe, la presenza di obesità, disturbi alimentari o psichiatrici in famiglia (Fairburn et al., 2000).
Prevalenza e incidenza
Il Binge Eating Disorder è diffuso soprattutto tra gli adulti obesi che stanno seguendo un trattamento per la perdita di peso, sebbene si possa ritrovare anche nella popolazione generale ed in quella studentesca.
Per quanto riguarda la popolazione generale, Spitzer et al. in uno studio del 1992 hanno riscontrato una prevalenza di Binge Eating Disorder pari al 2%; gli stessi autori in un altro studio del 1993 hanno, invece, trovato che il 4,6% dei partecipanti rispondeva ai criteri del DSM IV (1994) per il Binge Eating Disorder (Dingemans, Bruna & van Furth, 2002; Striegel-Moore & Franko, 2003). Più recentemente Hay (1998) in Australia ha rilevato che l´1% della popolazione rispondeva ai criteri per la diagnosi di Binge Eating Disorder, mentre Smith, Marcus, Lewis, Fitzgibbon e Schreiner (1998) hanno ottenuto un tasso di prevalenza dell´1,5% (Dingemans et al., 2002; Striegel-Moore & Franko, 2003). Altri studi hanno, invece, esaminato campioni casuali di donne in Francia, Norvegia ed in Austria, riportando dei tassi di prevalenza di Binge Eating Disorder rispettivamente dello 0,7%, 3,2% e 3,3% (Basdevant et al., 1995; Gotestam & Agras, 1995; Kinzl, Traweger, Mangweth & Biebl, 1999; cit. in Dingemans et al., 2002).
Relativamente ai campioni di studenti, Spitzer, Yanovsy, Wadden e Wing (1993) hanno rilevato una prevalenza di Binge Eating Disorder del 2,8% tra le donne e dell´1,9% tra gli uomini; più recentemente, Rosenvinge, Borgen e Borresen (1999) hanno ottenuto un tasso di prevalenza dell´1% tra studentesse di 15 anni, mentre Thiels e Garthe (2000) in un campione di studenti più grandi (con un´età media di 26 anni) hanno trovato che il 3,8% delle ragazze e il 3,5% dei ragazzi soddisfacevano i criteri del DSM IV per il Binge Eating Disorder (Dingemans et al., 2002; Striegel-Moore & Franko, 2003).
La popolazione che, però, è stata indagata maggiormente è costituita da adulti obesi in trattamento presso centri dimagranti. Nei primi studi condotti con pazienti obesi la prevalenza di Binge Eating Disorder variava dal 23% al 40% (Gormally, Black, Daston & Rardin, 1982; Loro & Orleans, 1981; Marcus, Wing & Lamparski, 1985). Usando i criteri diagnostici proposti dal DSM IV (1994) per il Binge Eating Disorder, due studi successivi condotti con ampi campioni di pazienti, che stavano partecipando a dei programmi di controllo del peso, hanno mostrato che circa il 30% dei partecipanti riceveva la diagnosi di Binge Eating Disorder (Spitzer et al., 1992; Spitzer, Yanovsky, Wadden & Wing, 1993). Usando gli stessi criteri diagnostici, Brody, Walsh e Devlin (1994) hanno trovato un tasso di prevalenza più basso, pari all´8,8%. In seguito Vamado et al. (1997) hanno rilevato una prevalenza di Binge Eating Disorder dell´1,3%. Più recentemente deZwaan (2001), in un gruppo di pazienti obesi in trattamento per la perdita di peso, ha riscontrato una prevalenza di Binge Eating Disorder molto più alta, pari al 30%.
In Italia gli studi epidemiologici relativi al Binge Eating Disorder si sono concentrati sulla popolazione obesa; infatti, Dalla Grave (1997) in 104 pazienti di sesso femminile, ricoverate per obesità presso la casa di cura "Villa Garda", ha trovato che il 32,7% dei partecipanti soddisfaceva i criteri del DSM IV per il Binge Eating Disorder (Garner & Dalla Grave, 1999). Ricca et al. (1998) hanno fatto diagnosi di Binge Eating Disorder nell´8,1% dei pazienti in cura per l´obesità. Ramacciotti et al. (2000) hanno rilevato un tasso di prevalenza del 12,1%. Infine, Ricca et al. (2000) hanno trovato un tasso di prevalenza del 7,5%. I tassi di prevalenza riscontrati in Italia sono, quindi, molto più vicini a quelli degli altri paesi europei, dove la media oscilla tra il 10% ed il 15,2%, che a quelli del Nord America, variabili tra il 20% ed il 30% (Ramacciotti et al., 2000).
Sulla base dei risultati ottenuti da questi vari studi, il DSM IV-Text Revision (2000/2002) ha stabilito un tasso di prevalenza di Binge Eating Disorder che, per la popolazione generale varia dallo 0,7% al 4%, per quella studentesca si aggira intorno al 2,5% e nei pazienti obesi, che seguono trattamenti dimagranti, oscilla tra il 15% ed il 50%, con una media del 30% (Onnis, 2004). Inoltre, sebbene le donne con Binge Eating Disorder siano più degli uomini, la proporzione relativa (tre a due) è molto meno sbilanciata di quanto accade nella Bulimia Nervosa; inoltre, a differenza della Bulimia Nervosa, il Binge Eating Disorder colpisce in uguale misura sia i bianchi, sia i neri americani (Garner & Dalla Grave, 1999; Gordon, 2000/2004).
Questi studi, però, presentano alcuni limiti metodologici, in quanto, ad eccezione di quello di Hay (1998) e di quello di Kinzl et al. (1999), gli altri si sono basati su questionari autosomministrati ed hanno utilizzato campioni di pazienti relativamente piccoli.
Per quanto riguarda l´incidenza, infine, i dati a nostra disposizione sono ancora troppo pochi e riguardano un arco di tempo troppo breve, per poter trarre delle conclusioni circa la frequenza di nuovi casi.
![]() |
![]() |








