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Binge Eating Disorder: profilo storico
Binge Eating Disorder: profilo storico e criteri diagnostici dei disturbi e disordini alimentari.
Binge Eating Disorder
Le abbuffate, a differenza della Bulimia Nervosa che, come è stato detto, ha un´origine relativamente recente, sono note da secoli. Già nella prima letteratura psichiatrica, infatti, sono stati descritti casi di sovralimentazione compulsiva, in assenza di vomito o altre condotte eliminatorie: per esempio, Wulff, uno psichiatra di origine russa, in un saggio del 1932, ha descritto il comportamento di un certo numero di pazienti di sesso femminile, che alternavano periodi di sovralimentazione a periodi di digiuno. Nel 1955, poi, Lindner ha riportato il noto caso psicoanalitico di Laura, che rappresenta uno degli esempi di alimentazione incontrollata più drammatici della letteratura. Fenichel (1945/1951), infine, ha descritto episodi di abbuffate, considerandoli una sorta di "perversione orale" simile alla dipendenza da sostanze (Gordon, 2000/2004).
La prima descrizione di una sindrome da abbuffate (o binge-eating syndrome), però, risale ad un articolo di Stunkard del 1959 in cui egli, osservando il comportamento di un campione di pazienti obesi, ha descritto la presenza, in alcuni di essi, di periodici episodi di sovralimentazione, durante i quali essi perdevano il controllo sul cibo e si alimentavano compulsivamente, ingerendone grandi quantità in breve tempo. Le abbuffate di questi pazienti si verificavano soprattutto nei periodi di stress ed erano regolarmente seguite da un forte discomforto e grandi sensi di colpa (Cooper & Fairburn, 2003). Sempre Stunkard, poi, in un lavoro del 1976 ha ampliato le descrizioni di coloro che si abbuffavano, mentre l´anno dopo ha pubblicato, insieme ad altri colleghi, un articolo in cui definiva i criteri per diagnosticare la sindrome da abbuffate e in cui suggeriva di trattarla con anticonvulsivanti (Wermuth, Davis, Hollister & Stunkard, 1977). Ugualmente a Stunkard, anche Loro & Orleans (1981) hanno studiato il comportamento di abbuffata nei pazienti obesi, definendone le caratteristiche tipiche e proponendo un trattamento per risolvere il problema.
Queste prime osservazioni, però, sono state ignorate fino alla metà degli anni ´80, quando ha iniziato ad essere evidente che circa 1/4 delle persone che cercavano una cura per l´obesità aveva anche problemi di abbuffate compulsive, anche se poche di queste persone rispondevano ai criteri per la diagnosi di Bulimia Nervosa (Onnis, 2004). Più o meno nello stesso periodo studi sulla presenza della bulimia nervosa mostravano che la maggior parte di quelli che si abbuffavano non avevano bulimia nervosa. Queste scoperte portarono un gruppo di ricercatori, guidato da Spitzer, ad ipotizzare che queste persone avessero un loro proprio disturbo, diverso dalla bulimia nervosa, che essi definirono "disturbo da sovralimentazione patologica" e che poi proposero di inserire nella quarta edizione del DSM (Dingemans, Bruna & van Furth, 2002; Spitzer et al., 1992).
E´ soltanto agli inizi degli anni ´90, perciò, che i ricercatori hanno descritto una sindrome da alimentazione incontrollata distinta dalla Bulimia Nervosa (Gordon, 2000/2004).
Fairburn (1995/1996), grazie agli studi condotti nel "Laboratorio di Nutrizione Umana" di Pittsburgh, ha individuato e descritto le caratteristiche del mangiare compulsivo, contribuendo così alla definizione di questo nuovo disturbo (Faccio, 1999).
Nel DSM IV (1994) questo nuovo disturbo, definito Disturbo da Alimentazione Incontrollata (DAI) o in inglese Binge Eating Disorder (Binge Eating Disorder), non è stato incluso tra le patologie riconosciute formalmente, perché fa parte delle diagnosi che necessitano di ulteriori studi di convalidazione empirica, per cui, è stato classificato tra i Disturbi dell´Alimentazione Non Altrimenti Specificati (DANAS). Nell´Appendice B, comunque, sono stati indicati i cinque criteri proposti per fare diagnosticare questa nuova sindrome. Nel DSM IV-Text Revision (2000/2002) il Binge Eating Disorder è ancora classificato tra i DANAS e mantiene nell´Appendice B i medesimi criteri diagnostici proposti nel DSM IV (1994).
Criteri diagnostici del Binge Eating Disorder
Dei cinque criteri proposti nell´Appendice B del DSM IV-Text Revision (2000/2002), per diagnosticare la presenza di Binge Eating Disorder, il primo riprende la descrizione dell´abbuffata, che viene fatta per la bulimia nervosa. A questo proposito, Melosi (2000) nota che il criterio dell´abbuffata presenta due caratteristiche:
una oggettiva, l´eccesso, e l´altra soggettiva, la perdita di controllo
(Onnis, 2004). Durante questi episodi di alimentazione incontrollata, che, per lo più, avvengono in solitudine, a causa dell´imbarazzo che tale comportamento provoca, il cibo viene ingerito molto rapidamente, indipendentemente dallo stimolo della fame, fino a quando non ci si sente spiacevolmente pieni e si provano sentimenti di autodeprecazione, depressione e colpa (Criterio B). Nel caso della bulimia nervosa, invece, non è necessario che la crisi sia caratterizzata dagli elementi presenti in questo criterio. Secondo il Criterio C, poi, deve essere presente un marcato disagio rispetto al mangiare in modo incontrollato. Per giustificare la diagnosi di Binge Eating Disorder, inoltre, le abbuffate si devono presentare per almeno due giorni alla settimana, per un periodo di sei mesi (Criterio D). Come si può notare, in questo criterio, per determinare la frequenza delle abbuffate, è stato utilizzato un metodo diverso da quello impiegato per la bulimia nervosa. Il Criterio E, infine, stabilisce che l´alimentazione incontrollata non si debba associare con l´utilizzo sistematico di comportamenti compensatori inappropriati, come, ad esempio, vomito, abuso di lassativi, digiuno ed esercizio fisico eccessivo, e non si debba verificare esclusivamente nel corso di Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa. Questo criterio è fondamentale, in quanto rappresenta la variabile principale per distinguere il Binge Eating Disorder dalla bulimia nervosa, ovvero l´assenza di comportamenti di compenso.
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