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La bulimia nervosa - prima parte
La bulimia nervosa, introduzione e cenni storici del fenomeno - prima parte
Bulimia nervosa
Il Disturbo Da Alimentazione Incontrollata (DAI) o in inglese Binge Eating Disorder, è un nuovo disturbo alimentare, recentemente concettualizzato e inserito solo in appendice del DSM IV-Text Revision (2000/2002), quale categoria che necessita di ulteriori studi, in quanto esistono ancora molti dubbi rispetto alla sua specifica psicopatologia e alle caratteristiche psicologiche ad esso associate. Per cercare di chiarire questi dubbi, molti degli studi effettuati finora sul Binge Eating Disorder lo hanno messo a confronto con la bulimia nervosa, con la quale condivide molti aspetti.
Nel prosieguo di questo lavoro, quindi, prima si descriveranno separatamente i due disturbi, prendendo in considerazione il loro excursus storico-nosografico, il loro quadro clinico e gli aspetti epidemiologici; in seguito, ci si soffermerà sulle caratteristiche psicologiche e sulla psicopatologia specifica di questi due disturbi, per mettere in evidenza le contraddizioni presenti in letteratura, sulle quali si concentrerà la presente ricerca.
Profilo storico della bulimia nervosa
Mangiare più del necessario e poi vomitare era una pratica assai diffusa già all´epoca dei Romani e viene riferita anche nella cultura egizia ed in quella ebraica. In queste culture, però, era completamente assente la preoccupazione per la magrezza, essenziale per definire la bulimia contemporanea. Questi comportamenti, perciò, non rappresentano casi di bulimia nervosa, ma piuttosto delle forme affini o varianti della stessa. In epoche più recenti si ritrovano molti riferimenti alla bulimia nella letteratura medica francese ed inglese tra il XVII ed il XVIII secolo; anche in questi casi, però, non si tratta di bulimia vera e propria, ma solo di casi di sovralimentazione o di appetito insaziabile (Gordon, 2000/2004).
La prima traccia "storica" della bulimia si può far risalire, invece, agli scritti di James che, nel 1743, descrisse persone costantemente preoccupate per la loro alimentazione, che alternavano periodi di digiuno con periodi di consumo vorace di cibi, talvolta seguiti da vomito. Qualche anno più tardi, Motherby (1785) ha distinto tre tipi di bulimia: un tipo costituito dal puro eccesso alimentare, un altro in cui l´abbuffata era seguita dal vomito ed un terzo in cui la crisi alimentare si presentava associata a perdita di coscienza. Della bulimia, poi, si è fatta menzione anche nell´Encyclopaedia Britannica, in cui veniva definita un disturbo nel quale il paziente era affetto da un continuo ed insaziabile desiderio di mangiare, che, se non appagato, poteva provocare svenimenti. Nel 1869 Blachéz ha distinto una forma di bulimia caratterizzata solo da un consumo vorace di un´enorme quantità di cibo, da un´altra, da lui definita "cynorexia", in cui a questo consumo vorace di cibo seguiva il vomito autoindotto.
Nel XX secolo si ritrovano chiare analogie con la bulimia nella descrizione di due casi ben noti, quello di Nadja da parte di Janet (1903) e quello di Ellen West da parte di Binswanger (1957/1973), entrambe affette da una forma bulimica di anoressia nervosa.
La situazione è rimasta invariata fino a quando, nel 1940, negli Stati Uniti sono apparse descrizioni abbastanza dettagliate del comportamento bulimico; in queste descrizioni, però, la bulimia era considerata solo una complicanza dell´anoressia (Gordon, 2000/2004).
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