La bulimia nervosa - seconda parte

La bulimia nervosa - seconda parte

La bulimia nervosa - seconda parte

Solo nel 1976 è emerso un nuovo tipo di bulimia, completamente indipendente dall'anoressia: Boskind-Lodhal, infatti, in quell'anno ha descritto una serie di casi tipici di studentesse bulimiche, che alternavano abbuffate a digiuni ed erano molto competitive, sebbene presentassero un'autostima estremamente bassa e fossero particolarmente sensibili ai rifiuti dell'altro sesso. Per questa nuova concezione la Boskind-Lodhal coniò il neologismo "bulimaressia", per distinguerla dall'anoressia.
Il lavoro della Boskind-Lodhal, però, ha suscitato poco interesse presso gli specialisti, in quanto il primo studio clinico ufficiale è divenuto quello di Russell del 1979 intitolato "Bulimia nervosa: an ominous variant of anorexia nervosa", nel quale appare per la prima volta il termine "Bulimia Nervosa" e viene fornita la prima descrizione del disturbo. Le trenta pazienti prese in considerazione da Russell in questo articolo erano di peso normale o, in certi casi, in sovrappeso e soffrivano di crisi di sovralimentazione, seguite in genere da vomito auto-indotto; erano simili alle anoressiche, perché temevano la grassezza e si preoccupavano in modo eccessivo per la forma fisica, ma se ne discostavano, perché tendevano all'estroversione e all'impulsività e avevano una maggiore attività sessuale (Onnis, 2004).

La bulimia nervosa è divenuta nota solo negli anni '80, dopo la pubblicazione di dati che documentavano una diffusione in proporzioni endemiche di fenomeni di iperalimentazione e svuotamento volontario dello stomaco nei college universitari americani (Gordon, 2000/2004; Halmi, Falk & Schwartz, 1981). Sempre negli anni '80 è sorta una violenta controversia, relativa al modo di definire e diagnosticare la sindrome bulimica che è terminata quando nella III edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (1980), l'American Psychiatric Association (APA) ha definito la bulimia un'entità nosologica a sè stante e ha stabilito i criteri per diagnosticarla.

La formulazione del disturbo fornita dal DSM III presentava, però, una serie di limiti, in quanto il disturbo veniva definito semplicemente "bulimia" e i criteri diagnostici lo descrivevano solo come disturbo da alimentazione incontrollata, senza che fossero sottolineate le preoccupazioni caratteristiche delle bulimiche per il peso e l'immagine corporea, come pure gli eccezionali sforzi messi in atto per compensare le abbuffate (Onnis, 2004). Molto presto, perciò, ci furono delle reazioni critiche a questa descrizione fornita dal DSM III; questa nuova controversia si è risolta con la pubblicazione della revisione del DSM III (DSM III-Revised) nel 1987, nella quale la sindrome è stata nuovamente etichettata "bulimia nervosa", per riportarla più in linea con il concetto originale di Russell. Si è posto l'accento sulle componenti psichiche del disturbo, ovvero il terrore di ingrassare e le preoccupazioni costanti verso il corpo, ed è stato introdotto il parametro della perdita di controllo durante le abbuffate, in sostituzione dell'atteggiamento indifferente durante gli eccessi, presente nella terza edizione (Faccio, 1999; Gordon, 2000/2004; Onnis, 2004).

Nel DSM IV (1994) è stata finalmente valorizzata la presenza di forte attenzione e preoccupazione per la propria forma e il proprio peso, con l'introduzione del criterio della stima di sè, e si è specificata l'esistenza di due sottotipi, quello purgativo e quello non purgativo (Faccio, 1999; Onnis, 2004). Tuttavia nemmeno il DSM IV è riuscito a chiarire la definizione di abbuffate, poiché i criteri per definirne la quantità sono ancora puramente orientativi (Faccio, 1999). Nel DSM IV-Text Revision (2000/2002), che è l'ultima tappa del seguente excursus storico- nosografico, le cose sono rimaste invariate, in quanto per la bulimia nervosa sono stati mantenuti gli stessi criteri diagnostici del DSM IV.

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