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Quadro clinico: abbuffate e restrizione alimentare - seconda parte
Quadro clinico: abbuffate e restrizione alimentare - seconda parte
Abbuffate e restrizione alimentare
Il pensiero delle abbuffate non solo condiziona l´intero programma della giornata, ma, nei casi più estremi, può interferire pesantemente nelle attività quotidiane del paziente, sia dal punto di vista del rendimento scolastico e/o lavorativo, sia da quello delle relazioni interpersonali. Infatti, questi pazienti, a volte, rinunciano a partecipare a pranzi o party con gli amici, pur di non andare incontro a possibili tentazioni, che in quelle situazioni non riuscirebbero a controllare. Inoltre, i forti sensi di colpa che seguono l´abbuffata possono determinare l´insorgenza di atti autolesionistici (come, per esempio, mordersi, tagliarsi, bruciarsi e picchiarsi) e, raramente, persino tentativi di suicidio (Dalla Grave & Di Flaviano, 2002; Onnis, 2004).
Nella maggior parte dei casi, le abbuffate in cui incorrono i pazienti con bulimia nervosa sembrano essere la diretta conseguenza di una dieta dimagrante, che, sebbene all´inizio venga messa in atto solo per contrastare un modesto sovrappeso, generalmente diviene sempre più restrittiva fino a condurre ad un regime di semidigiuno. Infatti questi pazienti, in seguito alla loro tendenza a voler essere perfetti, che li porta a porsi degli standard molto elevati, finiscono per imporsi delle regole sempre più rigide ed assolute riguardo quando e cosa mangiare, ma soprattutto la quantità di cibo da assumere (Fairburn, 1997; Garner & Dalla Grave, 1999; Lorenzini & Sassaroli, 2000). Ma la restrizione alimentare condotta in maniera ferrea ed ossessiva porta, prima o poi, inevitabilmente, questi pazienti a concedersi una piccola trasgressione, che innesca in loro una modalità di pensiero "tutto o nulla", la quale fa sì che essi esperiscano il loro cedimento come un fallimento inevitabile e, vivendo la perdita di controllo come assoluta e definitiva, finiscano per abbuffarsi (Garner & Dalla Grave, 1999; Lorenzini & Sassaroli, 2000).
In altri casi le abbuffate, coesistendo da subito con un regime dietetico ipocalorico, gradualmente conducono ad un´ulteriore restrizione e ad un incremento dell´attività fisica, che, nelle fasi più avanzate del disturbo, assumono i connotati di una pratica compulsiva (Lorenzini & Sassaroli, 2000).
La crisi bulimica, quindi, si manifesta come un fenomeno di rebound nei confronti della rinuncia al cibo, in quanto è come se il paziente, una volta compromesso l´equilibrio di un adeguato rapporto con il cibo, non riuscisse più a recuperare una posizione intermedia rispetto ai due estremi tutto/nulla. Lo schema alimentare di queste pazienti, perciò, diviene ben presto una continua peregrinazione tra l´eccesso ed il difetto, in cui l´unica possibilità di mantenere l´equilibrio tra i due estremi è quella di bilanciare l´eccesso attraverso la messa in atto di adeguate condotte eliminatorie (Faccio, 1999).
La dieta ferrea ed i comportamenti di compenso si possono comprendere, però, solo alla luce di un altro aspetto, che rappresenta la psicopatologia specifica della bulimia nervosa. In tutti i pazienti con bulimia nervosa, infatti, è presente una caratteristica forma di eccessive preoccupazioni per il peso e le forme corporee, l´essenza delle quali consiste nella tendenza a giudicare il proprio valore in gran parte o, addirittura, esclusivamente in funzione del peso e delle forme corporee. A queste preoccupazioni, poi, si accompagna spesso un atteggiamento di grande insoddisfazione per il peso e le forme del proprio corpo (Lorenzini & Sassaroli, 2000). L´unico comportamento non strettamente legato alla polarizzazione ideativa sull´immagine corporea è l´abbuffata che, come è stato detto, sembra essere piuttosto la diretta conseguenza della dieta ferrea ed ossessiva (Garner & Dalla Grave, 1999).
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