Altri disturbi del comportamento alimentare
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Altri disturbi del comportamento alimentare

Ortoressia, vigoressia o bigoressia, dismorfofobia, emetofobia ed anginofobia: disturbi del comportamento alimentare non altrimenti classificabile. Analisi differenziale, quadro clinico e trattamento

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Altri disturbi del comportamento alimentare

Ortoressia

L'ortoressia è l'ossessione di mangiare cibi corretti, sani, non inquinati da conservanti e pesticidi, come sottolinea l'etimologia greca: "Orthos" che significa giusto, sano, corretto, e "orexis" che significa appetito. L'ortoressia, tuttavia, ufficialmente non è ancora riconosciuta da nessun organismo scientifico, né dal DSM, né dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

L'ortoressia, rimanda immediatamente alle numerose diete, presentate ogni settimana in Tv e sui giornali, che favoriscono un pericoloso "fai da te". In questo disturbo è fondamentale la selezione quasi maniacale degli alimenti, a tal punto esagerata da poter divenire nociva per una corretta educazione alimentare e quindi favorente l'insorgere di alcune malattie infantili.

Questo disturbo, non solo limita la vita sociale di chi ne è affetto, non più in grado di accettare un invito a cena di amici o al ristorante, non solo comporta un grande dispendio di tempo ed energie nella ricerca di procurarsi cibi particolari, nel loro trattamento igienico con controlli scrupolosi e veri e propri rituali ossessivo-maniacali. L'ortoressia interessa anche il campo strettamente medico, dato che tali soggetti si espongono ad avitaminosi, osteoporosi e arteriosclerosi con grande frequenza rispetto a soggetti di controllo che seguono un'alimentazione completa.

La diagnosi differenziale rispetto alla bulimia ed all'anoressia è basata sul fatto che mentre nell'anoressia e nella bulimia ogni attenzione è spostata solo sulla quantità di cibo, sul calcolo delle calorie e sulle sue conseguenze a livello estetico, nell'ortoressia, al contrario, tutta l'attenzione è rivolta solo alla qualità del cibo, al rischio di contaminazione, che può giungere fino ad una vera mania di persecuzione, come se qualcuno volesse avvelenare il soggetto.

Anche la pulsione inconscia che sottende il disturbo alimentare è diversa. Se nell'anoressia e nella bulimia ci troviamo davanti ad una pulsione di morte, nell'ortoressia invece il desiderio inconscio più frequente è l'opposto, cioè quello dell'immortalità, da ottenere attraverso il rifiuto di tutto ciò che, nel cibo (ma non solo), può risultare tossico o dannoso.

Vigoressia o Bigoressia

L'etimologia del termine Bigoressia deriva dall'inglese big = grande e dal latino orex = appetito, ed è utilizzato per indicare "fame di grossezza", cioè il desiderio di avere un corpo più muscoloso e più asciutto, a causa dell'ossessione di essere troppo magro.

Tale disturbo del comportamento alimentare è favorito dalla attuale esasperata moda della pratica sportiva, ed infatti è molto frequente nell'ambiente del body building.

A causa di questo disturbo, i frequentatori delle palestre per timidezza, per insicurezza, arrivano sull'orlo dell'esaurimento psico-fisico perché i modelli mediatici che si impongono risultano irraggiungibili.

In tal modo diventa una vera malattia per i maniaci della linea, del fisico scolpito e delle diete a qualunque prezzo.

A livello scientifico si usa anche il termine di "anoressia inversa"(c.d. Reverse Anorexia); infatti l'anoressica rifiuta il cibo per dimagrire sempre più, spesso fino all'autoannichilimento fisico, mentre il bigoressico cerca con l'allenamento estremo, un'alimentazione iperproteica, l'abuso di steroidi anabolizzanti e di integratori alimentari, di avere una muscolatura perfetta.

Nel 43% dei casi la bigoressia è in grado di provocare disturbi fisici quali alterazioni metaboliche e problemi cardiovascolari (32%), come pure disturbi psichici quali la  depressione (37%).

Le categorie più interessate sono donne in carriera e trentenni maschi, patiti del fitness, anche se non sono rari i giovani e gli adolescenti bigoressici in quanto ossessionati dal proprio aspetto.

In ogni caso, quando il controllo del trainer è scarso, eccessivi carichi di lavoro, spesso accompagnati da una inadeguata preparazione atletica di base, sono in grado di provocare tendiniti, lombalgie e lesioni muscolari.

Diversi studi hanno cercato di sfatare una serie di errate credenze del salutismo da palestra, come ad esempio che sia possibile scegliere in quali zone bruciare grasso, di solito su pancia o fianchi. Questo processo, chiamato dagli specialisti "spot reducing", non esiste in quanto in realtà il dimagrimento maggiore in un'area piuttosto che in un'altra, è costituzionale e non dipende da esercizi mirati.

Dismorfofobia

Alcuni identificano la bigoressia con la dismorfofobia, altri le separano.

La dismorfofobia è definita come l'ossessione per un difetto non reale ma immaginario dell'aspetto fisico. Questa eccessiva preoccupazione ha diverse conseguenze come una importante tensione emotiva, l'isolamento sociale ed una vita di relazione scarsa.

Peculiari sono comportamenti ritualistici ripetitivi e ossessivi, come il guardarsi continuamente allo specchio, vestirsi e pettinarsi in modo eccessivo fino a chiedere continuamente ai familiari, agli amici ed ai medici se il loro aspetto è agli altri gradevole: insomma, vogliono continuamente essere rassicurati sulla bontà del loro aspetto esteriore. Di questa ossessione i soggetti possono essere o meno consapevoli.

Il disturbo compare generalmente durante l'adolescenza, ma la patologia può cronicizzarsi fino alla età matura.

L'incidenza è sconosciuta; si ritiene l'1% della popolazione americana ne sia affetta ma il disturbo è diffuso in tutto il mondo. Spesso i pazienti lamentano anche di dolori urenti sulla pelle, in assenza di un'evidente alterazione della cute.

Esiste una variante delirante della dismorfofobia, ma essa è ritenuta un disturbo distinto, che rientra nelle forme di psicosi ipocondriaca monosintomatica.

L'ossessione dei pazienti con dismorfofobia è la ricerca di una soddisfacente immagine esteriore soprattutto relativa ad alcuni distretti corporei quali il volto, il cuoio capelluto e i genitali.

Per le donne la dismorfofobia riguarda per lo più i capelli, il volto e le mammelle, mentre per gli uomini sono interessate soprattutto le aree genitali. Quando vi sono precise alterazioni cutanee, esse riguardano per lo più rughe, cicatrici, acne, un'eccessiva peluria sul volto o l'alopecia (perdita di capelli). L'80% circa dei pazienti risulta ossessionato da più di una regione corporea. Il disturbo psichico più frequentemente associato è la depressione, che compare dopo la dismorfofobia e, quindi, può rappresentare una risposta al disturbo.

Talora, specie in donne con problemi al volto, si possono presentare idee suicidiarie. Altre volte vengono segnalati il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi borderline della personalità, il disturbo narcisistico, la fobia sociale ed i problemi coniugali.

La diagnosi di dismorfofobia in genere non è difficile, in quanto il paziente oltre alla preoccupazione per il proprio aspetto fisico, lamenta, o ha paura di avere, un eccessivo bruciore in determinate sedi corporee, mentre all'anamnesi, è frequente la presenza di familiari ed amici stressanti, oppure isolamento sociale e atteggiamenti rituali ripetitivi.

Spesso il soggetto si sottopone, per migliorare il dimorfismo, a inutili e ingiustificati interventi di chirurgia plastica, trattamenti medici dermatologici o trattamenti dietetici.

Il trattamento dei pazienti con dismorfofobia può risultare particolarmente complesso, a causa dell'atteggiamento irascibile e talora aggressivo verso gli altri o e stesso (tendenza al suicidio): è necessario, perciò, rassicurarli costantemente, durante le loro frequenti telefonate. Le loro visite specialistiche di solito durano a lungo perché continuamente fanno domande. Generalmente rifiutano una specifica visita psichiatrica ma accettano una consulenza psichiatrica nel contesto della visita dermatologica.

La terapia di scelta consiste nel somministrare a lungo un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina ma ad un dosaggio maggiore rispetto a quello usato per il trattamento della depressione.

Tale terapia è efficace nella maggior parte dei pazienti con una evidente diminuzione della tensione, dell'ossessione e del comportamento ritualistico. Pochissimi soggetti non mostrano alcun miglioramento.

Spesso alla terapia farmacologia sono associati la psicoterapia di supporto e un trattamento comportamentale cognitivo. I casi resistenti possono richiedere la somministrazione aggiuntiva di clomipramina (il principio attivo dell'Anafranil) o persino pimozide (principio attivo dell'Orap), quando è presente una componente delirante.

Emetofobia ed Anginofobia

L'emetofobia è una patologia che provoca nel soggetto paura e repulsione nei confronti del vomito.

L'individuo è ossessionato dal pensiero di vomitare o di vedere altri farlo. Sebbene alcuni emetofobi sono anche affetti da anoressia nervosa, l a correlazione di questa sindrome con i disturbi alimentari è quasi sempre scorretta.

Quasi sempre ciò che produce restrizioni alimentari e conseguente calo ponderale è solo la paura di vomitare e non, al contrario, sensi di insoddisfazione corporea come, invece, nell'anoressia nervosa.

L'anginofobia, invece, è la paura di deglutire e rimanere soffocati. Non è raro che la diagnosi venga effettuata solo a 12-13 anni di età. Gli anginofobici, quotidianamente, al momento di ogni pasto, vivono una condizione drammatica, con attacchi di panico, perchè vedono nel cibo un nemico.

Anche la semplice deglutizione della saliva, può generare ansia; ciò porta ad un graduale isolamento sociale, che può arrivare fino a gravi forme depressive.