La triade delle atlete
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La triade delle atlete

Se ne sente parlare sempre più spesso: ma cos'è la triade delle atlete? Quali sono i sintomi? E soprattutto, quali sono le conseguenze del ridotto introito calorico associato ad elevata attività fisica?

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La triade delle atlete

La "triade delle atlete" identifica una sindrome che è stata definita per la prima volta dall'American College of Sport Medicine (ACSM), nel 1992. La triade delle atlete prevede la presenza di una triplice sintomatologia:

  • Disturbi alimentari
  • Amenorrea
  • Osteoporosi

La prevalenza di questa malattia è elevata in sport che enfatizzano la magrezza quali la ginnastica, la danza, il pattinaggio di figura. La triade delle atlete riguarda soprattutto giovani atlete che faticano a mantenere sia il peso che la massa grassa idonea per lo sport che seguono, e riducono drasticamente l'introito calorico, non tenendo conto delle esigenze energetiche fisiologiche molto elevate durante il periodo dello sviluppo e incrementate ulteriormente dall'allenamento intenso (American College of Sports Medicine, 2007).

Rappresentazione schematica delle manifestazioni cliniche della triade delle atlete

Il ridotto introito calorico associato ad elevata attività fisica, può compromettere in modo anche irreversibile la salute, comportando:

  • Infertilità
  • Rischio di malattie cardiovascolari
  • Calo delle difese immunitarie
  • Elevato rischio di fratture da stress, dovute ad una riduzione importante della BMD (densità minerale ossea)

La sintomatologia della triade delle atlete nasce essenzialmente da una ridotta disponibilità energetica che comporta conseguenze sul sistema endocrino e sulla produzione di ormoni con ripercussioni sull'apparato osseo e, quindi, sull'accrescimento (American College of Sports Medicine, 2007).

Triade delle atlete e disponibilità di energia

La disponibilità energetica viene definita come la differenza fra la quantità di calorie assunte con la dieta e l'energia spesa per l'attività fisica.

Indica, quindi, la quantità di calorie rimanenti per svolgere le altre funzioni dell'organismo (American College of Sports Medicine, 2007).

Le atlete possono incorrere facilmente in una serie di situazioni che le rende vulnerabili a comportamenti alimentari inadeguati che riducono la disponibilità energetica. In questi casi, le calorie consumate durante l'esercizio risultano essere superiori a quelle introdotte con la dieta. I tentativi di perdere peso in modo scorretto sono determinati dallo scopo di migliorare la performance in sport cosiddetti estetici e, spesso, risultano essere incentivati dagli allenatori o dai genitori (American College of Sports Medicine, 2007).

In questo modo le atlete possono incorrere in disturbi alimentari veri e propri come l'anoressia nervosa (vedi anche Quadro clinico dell'anoressia nervosa o la bulimia nervosa.

Uno studio condotto su giovani nuotatrici di elite ha rivelato che circa il 60.5 % delle atlete normopeso e il 17.9% di atlete già sottopeso cercava di perdere peso ricorrendo anche ad induzione del vomito o all'uso improprio di diuretici e lassativi (Dammer G.M. et al., 1987).