Mangiare troppo poco: problemi per le atlete
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Mangiare troppo poco: problemi per le atlete

La bassa disponibilità di calorie, anche se non correlata a specifici disturbi alimentari, può avere conseguenze gravi sulle donne in generale e sulle atlete in particolare: dalla amenorrea all'osteoporosi

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Mangiare troppo poco: problemi per le atlete

La ridotta assunzione di macronutrienti, specialmente amminoacidi e acidi grassi essenziali, può ridurre nel corpo la capacità di formazione ossea, di mantenimento della massa muscolare, di riparazione di tessuti danneggiati e di recupero da un infortunio (Manore M.M. et al, 2007).

La maggior parte delle atlete necessitano di almeno 5 – 6 g di carboidrati per chilogrammo di peso corporeo per mantenere le riserve di glicogeno necessarie a sostenere un esercizio di media bassa intensità; se l'esercizio fisico è intenso, la quantità di carboidrati da introdurre aumenta da 7 a 12 g per chilogrammo di peso corporeo (Burke et al., 2001).

Per quanto riguarda le proteine, le atlete devono introdurne una quantità maggiore rispetto ai sedentari; negli atleti che svolgono un'attività di resistenza la quantità deve aumentare ancora di più (Tarnopolsky, 2004). Quando l'apporto energetico è basso o c'è una riduzione del peso corporeo, è necessario introdurre molte più proteine in quanto gli organi utilizzano le riserve proteiche come fonte di energia.

Studi sperimentali suggeriscono che la quantità di proteine consumate debba aumentare se le atlete sono amenorroiche (Manore M.M. et al 2007).

Nelle donne che praticano attività sportiva e che limitano l'introito calorico, l'eliminazione di alcuni alimenti comporta anche un basso apporto di micronutrienti come le vitamine del gruppo B, calcio, magnesio e vitamina D (importanti nella formazione delle ossa) (Manore M.M. et al 2007).

Disturbi mestuali

Il corpo umano possiede sistemi di controllo capaci di bloccare il funzionamento di alcuni meccanismi fisiologici: quando le energie disponibili sono a malapena sufficienti per il mantenimento delle funzioni vitali, viene limitata l'energia destinata alla termoregolazione e alla produzione degli ormoni sessuali come gli estrogeni. Questa compensazione tende a ristabilire l'equilibrio energetico e a permettere la sopravvivenza, ma compromette la salute (Manore M.M. et al 2007).

L'equilibrio normalmente esistente tra gli ormoni che regolano il ciclo mestruale, può essere facilmente interrotto da numerosi fattori di carattere sia fisiologico che psicologico e ogni fattore di disturbo scatena reazioni che differiscono da soggetto a soggetto (Manore M.M. et al 2007).

L'amenorrea viene definita primaria quando è legata ad un ritardo del menarca; secondaria, quando invece si manifesta dopo il menarca. L'amenorrea secondaria vede la scomparsa del ciclo mestruale per un periodo superiore ai 3 mesi ed è la manifestazione di un disequilibrio grave dell'asse ipotalamo – ipofisi - gonadi in cui di solito le atlete possono incorrere passando attraverso fasi intermedie quali: l'oligomenorrea, l'anovulazione, il menarca ritardato e il difetto della fase luteale. Questi disturbi sono strettamente correlati con un basso livello di estrogeni, di ormone follicolo stimolante (FSH) e ormone luteinizzante (LH) (Wade G.N, Jones J.E. 2004).

Gli studi effettuati sugli animali hanno dimostrato che una carenza di calorie prima della pubertà riduce la crescita e ritarda lo sviluppo sessuale (Schneider J.E., 2000). Ulteriori studi hanno cercato di mettere in evidenza la correlazione tra l'età del menarca e la preparazione atletica, scoprendo che il menarca si manifesta più tardi nelle giovani ballerine rispetto ad un gruppo di controllo di giovani non ballerine con lo stesso peso e la stessa altezza (Stager J.M. 1990). La prevalenza dell'amenorrea secondaria nelle atlete varia dal 3.6% al 66%, a seconda dello sport considerato, contro il 2-5% della popolazione generale (American College of Sports Medicine, 2007).

Salute delle ossa

L'osteoporosi è una malattia dello scheletro caratterizzata da una compromessa resistenza ossea che predispone una persona ad un aumentato rischio di fratture ed è considerata una patologia tipica delle donne in menopausa; tuttavia, essa si può sviluppare non solo attraverso la perdita di massa ossea, ma anche a causa dell'impossibilità di accumulare massa ossea sufficientemente resistente, durante l'adolescenza (NIH Consensuns Development Panel on Osteoporosis Prevention, Diagnosis and Therapy, 2001). La resistenza ossea e il rischio di frattura non dipendono solo dalla componente minerale ossea, la quale conferisce all'osso la rigidità, ma anche da una componente minerale proteica che ne conferisce invece la durezza (Burr, D.B. 2002).

Recentemente l'ISCD (Società Internazionale di Densitometria Clinica) ha stabilito che è possibile diagnosticare l'osteoporosi prima della menopausa anche in ragazze e bambine, quando ad una bassa densità minerale ossea, si associano un ridotto introito calorico, ipogonadismo e aumento numero di fratture (International Society for Clinical Densitometry, 2004).

Studi su animali hanno dimostrato che riducendo l'assunzione di calorie di oltre il 33%, vi è una riduzione della massa ossea, della densità minerale ossea e della resistenza del tessuto.

In donne che praticano attività sportiva dove vi è una riduzione delle calorie introdotte da 45 kcal a meno di 30 kcal per kg giornaliere, entro 5 giorni vengono bloccati gli ormoni che promuovono la formazione ossea; il tasso di riassorbimento osseo, invece, aumenta notevolmente (Ihle R, Loucks A.B.2004).

Conseguenze sulla salute

La bassa disponibilità di calorie, con o senza la presenza di disturbi alimentari, può nuocere gravemente alla salute (American College of Sports Medicine, 2007).

La prognosi per l'anoressia nervosa in atleti è molto preoccupante con un aumento di sei volte della mortalità "standard" rispetto alla popolazione generale. Sebbene l'83% dei pazienti con anoressia possa riprendersi dalla patologia, il tasso di ripresa di un peso normale secondo l'età del soggetto, il ritorno del flusso mestruale e di un corretto comportamento alimentare, riguarda solo il 33% delle persone ammalate (Herzog D.B. et al., 1999).

Le atlete amenorroiche non sono fertili, a causa della mancanza dello sviluppo ovarico follicolare, di ovulazione e della fase luteale. Inoltre, le conseguenze dell'ipoestrogenismo possono portare a vasodilatazione arteriosa, compromissione del metabolismo ossidativo nel muscolo scheletrico, aumento di lipoproteine LDL.

Le fratture ossee da stress si manifestano con una frequenza da due a quattro volte più alta nelle donne amenorroiche rispetto alle donne con cicli regolari (Lauder T.D. et al., 2000).