Schema corporeo e immagine corporea
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Schema corporeo e immagine corporea

Lo schema corporeo è il primo concetto che viene sviluppato in riferimento al tema della corporeità. Il concetto è stato arricchito da quello di immagine corporea, connesso all'area psicologica

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Schema corporeo e immagine corporea

Il tema della corporeità si è inizialmente sviluppato nel campo medico neurologico attraverso il concetto di "schema corporeo" 1, introdotto da Bonnier con il significato di rappresentazione topografica e spaziale del corpo; lo studioso, infatti, sulla base dell'attività vestibolare, conferisce al soggetto un senso di spazio che permette di orientarsi oggettivamente nel mondo e soggettivamente nelle diverse parti del corpo.

Il concetto è stato successivamente arricchito da Head e Pick: il primo ha parlato di "standard or model of the body"2, quale immagine tridimensionale del corpo, che consente la percezione del tono posturale e della posizione nello spazio, la localizzazione delle stimolazioni periferiche e lo scarto temporale tra le diverse stimolazioni percepite; Head ha, quindi, aggiunto alla nozione di immagine spaziale di Bonnier la dimensione temporale, considerando lo schema corporeo come una realtà in continua costruzione e legata allo sviluppo delle strutture psichiche.

Pick, a sua volta, ha rielaborato il contemporaneo modello di Head, inserendo l'espressione "immagine visiva del corpo"3: in tal modo, egli attribuisce alle informazioni visive, insieme a quelle tattiche e cinetiche, un ruolo primario per la strutturazione dell'immagine corporea.

Ci sono, quindi, due correnti di pensiero: una, che, sottolineando l'importanza delle sensazioni cinestesiche e propriocettive, si arresta alla più riduttiva formulazione di "schema corporeo"; l'altra, che, evidenziando il ruolo delle funzioni visive, si spinge alla concezione di "immagine corporea".

Una decisiva rielaborazione del concetto di schema corporeo avviene intorno al 1924 con la teorizzazione di P. Schilder, il quale, proponendo una visione più globale ed interdisciplinare, cerca di superare la dicotomia soma-psiche.

Lo studioso ritiene che lo schema corporeo si costituisca non soltanto sulla base delle sensazioni cinestesiche, tattili e visive, ma anche – e soprattutto – attraverso l'integrazione di tali sensazioni con i vissuti esistenziali ed emotivi del singolo soggetto.

Noi riceviamo delle sensazioni, vediamo parti della superficie del nostro corpo, abbiamo impressioni tattili, termiche, dolorose, sensazioni indicanti le deformazioni del muscolo […] e sensazioni di origine viscerale. Ma, al di là di questo, vi è l'esperienza immediata dell'esistenza di un'unità corporea, che, se è vero che viene percepita, è d'altra parte qualcosa in più che una semplice percezione

Proprio Schilder, introduce il concetto di "immagine corporea", separandolo completamente da quello di schema corporeo e dandone una definizione; nella sua opera egli scrive, a proposito dell'immagine corporea, che essa è: l'immagine del nostro corpo che ci formiamo nella mente, cioè il modo in cui il nostro corpo ci appare

Il concetto di immagine corporea, quindi, ha spostato l'attenzione sulla sfera psicologica, sul processo di autorappresentazione e sulle influenze ambientali, poiché l'esperienza corporea si compone anche delle emozioni, cioè del modo in cui l'esperienza viene sentita, e opera non solo a livello della coscienza, ma anche al di fuori della consapevolezza, nel privato e nel sociale.

L'immagine corporea è una strutturazione di totalità

Ovvero non soltanto una rappresentazione mentale derivante dalle percezioni, ma anche un insieme di investimenti personali e di significati socioculturali.

Il tema della corporeità è stato, poi, arricchito da svariati contributi, in particolare apportati dalla psicologia sociale e dalla filosofia fenomenologica; lo stesso Schilder, infatti, propone una prospettiva sociologica, secondo la quale, poiché il singolo non può prescindere dal rapporto con il corpo dell'altro, l'aspetto corporeo è fondamentale nella costituzione e nel mantenimento dei rapporti interumani e muta a seconda delle persone a cui ci si rapporta.

Attraverso il corpo, ciascun individuo costruisce uno "spazio sociale" per l'interazione con l'altro, che permette di esperire tanto l'altro quanto il corpo stesso della persona. L'aspetto sociologico, poi, si collega direttamente alla somatologia fenomenologica, quindi al corpo fenomenico, che, in quanto propriamente umano, si specifica nell'intenzionalità come corpo che esprime l'essente, corpo che si percepisce e comunica.

La corporeità è l'insieme dei molti e vari aspetti con cui corporalmente mi manifesto agli altri, oppure gli altri mi si manifestano, nonché l'insieme dei molti aspetti con cui il mio corpo si esprime, si dà, si manifesta a me stesso, nei vari modi in cui lo percepisco

Il corpo fenomenico è, quindi, il "corpo che sono" e, contemporaneamente, il "corpo che ho", un'unità che corrisponde ad un particolare ordine del "mio esserci" e della mia presenza". Il singolo è nel mondo come è nel mondo il suo corpo, per cui spazialità e temporalità si rivelano come due aspetti dell'esistenza.

Le definizioni di schema corporeo e di immagine corporea, quindi, possono essere inscritte in due aree di formulazione: l'area neurologica, che ha inteso lo schema corporeo come rappresentazione topografica, spaziale e temporale, che il soggetto costruisce percettivamente; e l'area psicologica, che ha definito l'immagine corporea – legata al mondo emotivo interno e alle relazioni con le figure significative del mondo esterno – come l'insieme di atteggiamenti, vissuti, sentimenti e modi di pensare, dal punto di vista soggettivo, il corpo.