Un programma possibile per il benessere
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Un programma possibile per il benessere

Breve quadro sullo status iniziale del bambino al momento della valutazione da parte di figure professionali, valutazione del bambino all'inizio del tirocinio, la realizzazione del trattamento e l'elaborazione degli obiettivi raggiunti.

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Un programma possibile per il benessere

Lungo il mio percorso di studi ho avuto la possibilità di seguire dei seminari e di assistere a laboratori sulla psicomotricità. Rimasta particolarmente colpita da questa pratica, che opera nell'ambito della riabilitazione, rivolta soprattutto ai bambini, ma non solo, infatti, ultimamente, è stata rivalutata positivamente anche nel trattamento di malattie degenerative del Sistema Nervoso nel soggetto adulto; per la realizzazione di questa tesi, da Gennaio a Giugno 2010, ho seguito il caso di un bambino Down, presso la Sezione A.I.A.S ONLUS (Associazione Italiana Assistenza Spastici) di Enna, collaborando nella realizzazione del piano di riabilitazione psicomotoria predisposto dalla psicomotricista, con sedute a cadenza bisettimanale.

Di seguito riporterò:

  • un breve quadro sullo status iniziale del bambino al momento della valutazione da parte delle figure professionali della suddetta associazione;
  • una valutazione del bambino all'inizio del tirocinio;
  • la realizzazione del trattamento;
  • l'elaborazione degli obiettivi raggiunti.

Presentazione del caso

Giorgio (nome di fantasia) è un bambino di cinque anni che frequenta la terza classe della scuola dell'infanzia, affetto da sindrome di Down. È in cura presso la Sezione A.I.A.S ONLUS (Associazione Italiana Assistenza Spastici) di Enna dal secondo mese di vita a tutt'oggi.

La famiglia del piccolo Giorgio si compone da:

  • padre diplomato ed imprenditore;
  • madre laureata ed insegnante in una scuola primaria;
  • sorella studentessa.

L'anamnesi familiare è caratterizzata da un'età media dei genitori compresa tra i 32 e i 35 anni ed una sorella maggiore, adolescente; tutti e tre perfettamente sani. L'anamnesi patologica familiare mostra che non vi sono elementi significativi di consanguineità dei genitori, casi di epilessia, etilismo, sifilide, tossicodipendenza, eccetto una cugina paterna affetta dalla stessa sindrome.

Da un colloquio con la madre, ho appreso che il bambino è nato con taglio cesario ed è stato allattato artificialmente e che, dalla nascita, non si sono verificate delle separazioni dalle figure genitoriali. Ciò che preoccupa maggiormente i genitori riguarda il grado di autonomia che, nel tempo, il bambino potrà raggiungere.

Nonostante ciò, i genitori mostrano un ottimo equilibrio nel gestire la situazione ed un'adeguata e consapevole conoscenza della problematica che affligge il proprio figlio. Inoltre, il clima tra i genitori e con l'altra figlia appare disteso e di collaborazione. In generale, le dinamiche familiari sono state e continuano ad essere esemplari; infatti, i genitori si avvalgono di un buon sostegno e di un continuo aiuto parentale.

All'esame obiettivo il bambino pesava 4 kg e aveva una lunghezza di 48 cm. La costituzione somatica e il capo erano regolari; la facies mongolica, la cute e le mucose rosee; il sottocutaneo ben rappresentato. La bocca e gli organi connessi (orofaringe, collo-tiroide; apparato scheletrico e respiratorio) nella norma, eccetto l'apparato cardio-circolatorio che mostrava delle pervietà del forame ovale (1) (Fig. 9).

forame ovale
Fig. 9: Pervietà del forame ovale: comunicazione a livello del setto interatriale dovuto alla mancata chiusura della valvola del forame ovale.

La visita neuropsichiatrica evidenziava nervi cranici indenni, il tono e la forza muscolare caratterizzati da ipotonia, localizzata al tratto cervicale, agli arti e ai muscoli bucco-facciali; i riflessi osteotendinei erano torpidi e simmetrici e quelli pupillari presenti.

A due mesi dalla nascita, l'area motoria-prassica era caratterizzata dalla presenza del riflesso di Monroö e di quello della suzione. Il bambino mostrava un'attenzione labile e poco duratura; per quanto riguarda la discriminazione sensoriale, l'inseguimento visivo era molto limitato e la coordinazione completamente assente; la manipolazione grossa era caratterizzata da una scarsa inclinazione nell'afferrare gli oggetti; era in grado di esprimere la gioia con il sorriso ed il disagio con il pianto.

All'età di due anni, Giorgio non possedeva ancora il controllo sfinterico; presentava una scarsa autonomia di deambulazione ed erano lievemente avviati i passaggi posturali: buono il controllo ed il mantenimento della posizione seduta con allineamento del capo, anche se caratterizzata da gambe incrociate e dondolamento; carente il controllo posturale in posizione prona e incapacità a sollevare le spalle. I passaggi posturali di rotolo erano presenti, ma con avvio del movimento da parte dell'operatore. Giorgio manteneva la statica eretta e deambulava con sostegno bimanuale. Il tono muscolare era caratterizzato da una riduzione generalizzata e lassità legamentosa; la prensione e la manipolazione erano quasi totalmente assenti e inadeguati; assente anche l'uso funzionale degli oggetti e le condotte imitatorie di base. Presentava un'ipersensibilità tattile e in generale una scarsa volontà al contatto corporeo. Non era in grado di rappresentarsi e, soprattutto, di riconoscere le diverse parti del corpo; inoltre, caratteristico era l'assenza del soffio.

In generale, si mostrava poco curioso ed esplorativo verso l'ambiente terapeutico circostante e verso gli oggetti.

Riguardo l'area di socializzazione, non si relazionava con i coetanei e si mostrava poco attivo e poco curioso con gli adulti. Per comunicare utilizzava suoni senza senso, la fluidità verbale era rappresentata da vocalizzi ed in fase iniziale anche da lallazione. La sua unica reazione allo stress e alle frustrazioni era il pianto. Esprimeva chiaramente il disagio e la gioia; era molto pigro e lento. Prediligeva un'alimentazione liquida. All'inizio era difficile la separazione dalla figura di accudimento, ma pian piano ha acquisito fiducia negli operatori.

A tre anni il quadro clinico era in lenta evoluzione: emergeva un uso parziale dell'oggetto; appena accentuate le condotte imitative, verbali e motorie; il linguaggio appariva ipoevoluto e povero, ma potenziati risultavano i gesti a valenza comunicativa e apparivano i primi suoni onomatopeici; la dinamica masticatoria si mostrava ancora alterata; avviata la mimica rappresentativa e la comprensione per consegne semplici. Limitato il repertorio di interessi e migliorata la spinta esplorativa, l'intenzionalità comunicativa e la finalizzazione delle azioni. Permaneva la labilità emotiva con facile tendenza al pianto. Alimentazione prevalentemente semiliquida con netto rifiuto di cibi di diversa consistenza. Il bambino ha cominciato, a tre anni, a sviluppare un interesse per la musica. La prensione degli oggetti era cubito-palmare e finalizzata al lancio o all'esplorazione orale degli stessi. La deambulazione autonoma avviata, ma a larga base d'impianto con assenza di flessione alle ginocchia. In ambito psicomotorio era avviata la discriminazione delle diverse parti del corpo su richiesta e l'individuazione. Perdurava un'alterata dinamica respiratoria: la respirazione era spesso orale.

Durante il quarto anno, l'evoluzione è stata molto lenta: migliorati i passaggi posturali, la manipolazione e la deambulazione con e senza appoggi; potenziata l'esplorazione dell'ambiente, l'attenzione visiva e selettiva e la relazione con l'operatore; ulteriormente stimolato il gioco con gli oggetti, l'avviamento ai suoni onomatopeici e l'utilizzo delle mani; accentuata la stimolazione multisensoriale; incrementata la conoscenza dei colori e la relativa classificazione, ottimizzato il riconoscimento delle forme geometriche.

All'inizio del 2010, periodo in cui ho iniziato la mia esperienza di tirocinio-riabilitativo presso l'A.I.A.S di Enna, Giorgio era un bambino che mostrava un netto rifiuto del contatto fisico; era infastidito se gli venivano tolte le scarpe e i calzini al fine di sviluppare la sensibilità propriocettiva; la cute si presentava sempre fredda e rosea; prestava poca attenzione alle attività proposte dalla psicomotricista, manifestando attraverso il pianto la volontà di rimanere con la madre o la nonna; la deambulazione era caratterizzata da un andamento a base larga, inoltre il bambino sollevava gli arti superiori in cerca di un appoggio o per mantenere l'equilibrio; il controllo sfinterico non appariva ancora sviluppato; preferiva attività tranquille per le quali veniva richiesta una minima collaborazione; la fissazione di particolari oggetti, scelti dall'operatrice, era poco duratura e all'inizio riguardava tutto e tutti coloro che interagivano con lui. L'apparato respiratorio appariva ancora molto debole, la respirazione era prevalentemente orale anche a causa del costante raffreddore. Persisteva un'alimentazione semiliquida e mostrava un rifiuto totale verso ogni altra forma di alimenti.

Il linguaggio era molto povero e il bambino esprimeva approvazione o dissenso solo attraverso movimenti del capo e con mugugni (tipo 'i' per l'approvazione e 'o' per il dissenso).

  • 1 "La pervietà del forame ovale (PFO) è una comunicazione a livello del setto interatriale dovuta alla mancata chiusura della valvola del forame ovale. Lo si trova nella maggior parte dei pazienti come un reperto occasionale e in alcune serie recenti di casistiche, raggiunge il 25/40%. Può essere causa di embolia con conseguenti ictus e/o TIA " - www.asmn.re.it/allegati/consenso_dia.pdf