Valutazione degli obiettivi raggiunti, conclusioni
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Valutazione degli obiettivi raggiunti, conclusioni

L'accettazione delle persone con sindrome di Down è fortemente collegata al loro comportamento sociale, per cui un bambino Down verrà accettato se si comporta secondo i canoni della società, altrimenti andrà in contro a un'emarginazione sociale.

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Valutazione degli obiettivi raggiunti, conclusioni

Alla fine di queste attività, è emerso che Giorgio deve ancora fare molta strada per raggiungere anche un minimo di autonomia e sicuramente l'attività psicomotoria, associata a quella logopedica e a quella fisiochinesiterapica, possono dargli, senza dubbio, un grande aiuto.

Tuttavia, svolgere le varie attività non è stato per niente facile dal momento che Giorgio riusciva a prestare attenzione solo per pochi minuti e si distraeva facilmente, soprattutto quando mostrava esplicitamente la "voglia di non fare".

Appena arrivava in associazione, chiedeva un lecca-lecca ed entrava nell'area riabilitativa solo se gli veniva dato, anche se una volta ottenuto lo rifiutava se la psicomotricista glielo poggiava sulle labbra stimolandolo a gustarlo.

Data la sua apatia, non è stato difficile mantenerlo seduto, al contrario è stato faticoso abituarlo ad assumere una posizione seduta corretta: busto eretto, schiena vicino allo schienale della sedia, il bacino ben appoggiato indietro e i piedi sempre saldi sul pavimento (ancora impossibile questo per la statura piccola del bambino) ed infine le ginocchia con un'angolazione di 90°.

Nel momento in cui eseguiva gli esercizi cercava approvazione da parte della psicomotricista o mia con gli occhi e battendo le mani valorizzando il risultato da lui raggiunto, anche quando non raggiungeva effettivamente lo scopo dell'attività che svolgeva in quel momento. Infatti, era stimolato dal nostro battergli le mani e dal nostro "Bravo Giorgio!", e quando, invece, non faceva bene e noi dicevamo "Giorgio non è giusto" si impegnava nel raggiungere l'obiettivo. Ciò avveniva soprattutto con gli incastri.

Grazie alle attività svolte, ho notato che Giorgio afferra meglio gli oggetti e li mantiene, cosa che non accadeva al mio arrivo; inoltre, riesce a seguire visivamente un oggetto in movimento spostato sia dall'operatrice che da lui stesso.

Nell'ambito della deambulazione, nel corso dei mesi, ho notato che ilpiccolo ha pian piano abbandonato la necessità di un appoggio, o comunque di tenere gli arti superiori sollevati, riuscendo a deambulare da solo anche se ancora a base larga d'impianto, accentuata dalla presenza del pannolino. A tal proposito è importante segnalare che con l'arrivo della bella stagione è stato consigliato ai genitori di togliere il pannolino a Giorgio stimolandolo a sviluppare il controllo sfinterico. Adesso il bambino lo ha acquisito e la deambulazione stessa ne ha ricavato nei vantaggi, in termini di un'ulteriore, anche se lieve, riduzione della base d'impianto.

Nell'ultimo periodo, è stata particolarmente importante per me la possibilità concessami dalla psicomotricista di essere un giorno proprio io l'operatrice. In questa occasione, ho guidato io Giorgio in tutte le attività che svolgevamo in una seduta: ho cominciato facendo scegliere a lui la prima attività-gioco da fare e la sua scelta è ricaduta sugli incastri (sceglieva sempre quello con le coccinelle); successivamente siamo andati in palestra e Giorgio, su mia consegna, è salito sul tapis roulant, cercando l'appoggio delle mie mani, in quanto ancora non arriva all'altezza dei manubri; poi, anche se ancora oggi, non mostra l'automatizzazione di flettere il ginocchio, ha cercato, a fatica, di salire e scendere dei gradini.

In seguito è salito su una pedana parallela caratterizzata da piccole barre di legno, di diversa altezza, alternate da ostacoli appositamente inseriti (cuscinetti di sabbia) e Giorgio, senza problemi, ha eseguito gli esercizi richiesti più di una volta; naturalmente questa attività veniva richiesta per stimolare Giorgio ad utilizzare anche la gamba sinistra. Infine, dietro la palla a tirare calci, tra le risate e il pieno divertimento mio e di Giorgio!

Conclusioni

Il presente lavoro ha voluto evidenziare come sono cambiati i comportamenti e gli atteggiamenti nei confronti delle persone Down, considerandole non più portatrici di deficit e di difetti, ma vere e proprie persone con risorse e potenzialità, fino a qualche tempo fa nascoste a causa di una mentalità che sopprimeva il diverso.

Il soggetto affetto da sindrome di Down è prima di tutto una persona con esigenze relazionali, conoscitive e di integrazione nella società a cui appartiene. Senza dubbio, mostra tutta una serie di problematiche intellettive, cognitive ed emotive che ne condizionano l'esistenza in maniera molto variabile.

L'accettazione delle persone con sindrome di Down, inoltre, è fortemente collegata al loro comportamento sociale, per cui un bambino Down verrà accettato se si comporta secondo i canoni della società, altrimenti andrà in contro a un'emarginazione sociale .

Per risolvere queste argomentazioni, al fine di assicurare al bambino un futuro appagante in termini di partecipazione, responsabilizzazione e autoefficacia, è necessario che, in primis, i genitori curino, sin dai primi anni di vita, lo sviluppo delle capacità autonome e le regole di un comportamento sociale maturo.

Un ruolo importante è anche quello assunto dagli interventi riabilitativi ed educativi svolti da operatori che interagiscono attivamente con la famiglia e la scuola, altro luogo questo che trasmette, in concomitanza con la stessa, la cultura dominante.

La riabilitazione di un bambino disabile è un particolare processo di adattamento all'ambiente fisico-sociale, condizionato dalla specifica natura della disabilità, che riguarda non solo il bambino ma anche l'interonucleo familiare e la scuola. La condizione patologica non può essere semplicemente ridotta al "danno cerebrale", congenito o acquisito, evidente o meno, ma deve essere studiato come uno specifico modo di innescare interazioni con l'ambiente fisico e sociale, quindi come un vincolo organizzativo alla capacità di generare ulteriori vincoli organizzativi nelle relazioni con il mondo esterno.

Anche in casi di handicap più grave del bambino, l'insieme delle energie positive, generato dalle emozioni e dagli affetti, ma anche dalle rispettive personalità, conoscenze e culture di genitori, fratelli, nonni, parenti ed amici, assume una forma propria, modificata/modificabile dalla presenza del bambino disabile e suscettibile di diversi percorsi evolutivi. Di conseguenza, fare riabilitazione vuol dire esplorare questa forma, preservare e sviluppare questo insieme, tutelandolo dalle soluzioni autodistruttive e facilitandone l'evoluzione in senso adattativo.

La psicomotricità assolve perfettamente a questo compito, con lo scopo di mantenere o migliorare gli esiti di una patologia stabilizzata, dimezzandone il dolore e le limitazioni funzionali che ne derivano tramite un programma di esercizi fisici. Infatti, la pratica psicomotoria, nonché tutte le attività ludiche e le varie forme di attività motorie attuate nel corso della crescita del bambino, assicurano allo stesso non solo uno sviluppo motorio, ma soprattutto uno psicologico, permettendogli di prendere coscienza delle proprie possibilità e dei propri limiti, di acquisire maggiore consapevolezza delle proprie azioni e di migliorare la relazione e il ruolo all'interno di un gruppo sociale nonché la propria autostima al fine di essere il protagonista della propria vita.