Accoglienza e integrazione - seconda parte
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Accoglienza e integrazione - seconda parte

Accoglienza e integrazione: valori fondamentali della socialità. Ruolo e difficoltà tipiche dell'integrazione.

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Occorrerà arrivare al periodo successivo all'avvento della Carta Costituzionale, per scorgere i primi tentativi di un idoneo inserimento dei disabili nella scuola e nel lavoro. Così recitano gli articoli 34 e 38 della Costituzione Italiana del 1948: art. 34 "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione…"; art. 38 " …gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale…".

Passeranno, da quella data, altri cinque anni prima di trovare ulteriori impegni e riflessioni. La C.M. del 1/03/1953 n° 771/12 dà, a tal proposito, anche sommarie indicazioni su quali soggetti indirizzare alle une o alle altre istituzioni scolastiche. Da una parte troviamo, infatti, le scuole speciali per minorati che la Circolare definisce "istituti scolastici nei quali viene impartito l'insegnamento elementare ai fanciulli aventi determinate menomazioni fisiche e psichiche" e, dall'altra le classi differenziali le quali "…non sono istituti scolastici a sé stante, ma funzionano presso le comuni scuole elementari e vi sono accolti gli alunni tardivi, nervosi, instabili etc., i quali rivelano inadattabilità alla disciplina comune, ai normali metodi e ritmi d'insegnamento e possono raggiungere un livello normale solo se l'insegnamento viene ad essi impartito con metodi e forme particolari".
Il primo tentativo diretto dello Stato circa un'ottimizzazione delle due agenzie formative, classi speciali e classi differenziali, si ebbe, però, nel 1962 quando con la legge 24/07/1962 n° 1073 si previde che nel triennio '62/'65 fossero istituite classi differenziali nelle Scuole Statali e Scuole Speciali Statali anche nei comuni minori. Lo stesso anno fu affrontato il problema degli alunni svantaggiati, fin qui considerato solo per la scuola elementare, anche con riferimento alla scuola media inferiore. La legge di riforma di tale scuola del 31/12/1962 n° 1859 all'articolo 12 decretò, infatti, la possibilità di costituire anche nelle scuole medie inferiori classi differenziali, qualora commissioni medico-psico-pedagogiche lo avessero giudicato necessario e, tali classi, non dovevano essere costituite da un numero superiore a quindici unità.
Agli effetti, però, fu solo col D.M. 8/08/1963 che avvenne la vera e propria istituzione di classi differenziali nella scuola media. Queste furono chiamate "classi d'aggiornamento" ed ebbero il loro inizio nell'anno scolastico 1964/65. Questi atti normativi ebbero come logica conseguenza il fiorire di numerosissime scuole e classi speciali (dalle 2247 del 1963 si arrivò alle 6790 del 1973), ed evidenziarono, inoltre, con il riferimento alle commissioni medico-psico-pedagogiche, che la diversità era ancora da considerarsi come malattia sociale e, quindi, l'approccio ad essa doveva essere di tipo "medico". Non a caso, infatti, il periodo compreso tra gli anni sessanta e settanta è oggi identificato come fase della "medicalizzazione". In questo tipo di concettualizzazione della diversità, il soggetto è identificato nell'handicap che lo accompagna. Egli è, in altre parole, considerato esclusivamente per la sua difficoltà e non per ciò che esiste in lui di positivo ed efficace. La certificazione dell'"handicap" non è quella 'diagnosi funzionale' che oggi conosciamo e che permette di partire per un progetto educativo futuro, bensì un mero lasciapassare verso strutture speciali.
Così dichiara la C.M. 9/07/1962 n° 4525: "La segnalazione della minorazione sarà fatta dall'insegnante, con relazione scritta al direttore didattico, il quale, dopo che le competenti autorità sanitarie (medico scolastico, ufficiale sanitario o medico condotto) avranno accertato il tipo di minorazione, avvierà l'alunno alla scuola corrispondente".