Accoglienza e integrazione - terza parte
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Accoglienza e integrazione - terza parte

Accoglienza e integrazione: valori fondamentali della socialità. Ruolo e difficoltà tipiche dell'integrazione.

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Solamente dopo il 1970 cominciò a farsi largo l'idea che il problema degli handicappati doveva essere affrontato in maniera più seria e precisa. Segnale di questi primi convincimenti fu la legge 30/03/1971 n° 118 sulle norme a favore dei mutilati ed invalidi civili, in cui all'Articolo 27 si leggeva: "Per facilitare la vita di relazione dei mutilati e invalidi civile, gli edifici pubblici (…) e le istituzioni scolastiche e pre-scolastiche d'interesse sociale di nuova edificazione dovranno essere costruiti in conformità alla C.M. dei lavori pubblici del 5/06/1968 riguardane l'eliminazione delle barriere architettoniche"
. L'Articolo 28 sancì inoltre: "L'istruzione dell'obbligo deve avvenire nelle classi normali della scuola pubblica salvi i casi in cui il soggetto sia affetto da gravi deficienze intellettive o da menomazioni fisiche di tali gravità da impedire o rendere molto difficoltoso l'apprendimento o l'inserimento nelle predette classi normali. Sarà facilitato l'accesso degli invalidi e dei mutilati civili alle scuole medie superiori e universitarie. Le stesse disposizioni valgono per le istituzioni scolastiche". La fase dell'inserimento è così fattivamente iniziata, anche se si tratterà di un inserimento quantitativo piuttosto che qualitativo.
In altre parole la scuola non ha ancora assunto e fatti propri quegli strumenti e obbiettivi programmatici, necessari per un intervento multidisciplinare mirato all'integrazione del soggetto con difficoltà e la sua presenza nella scuola è pressoché fisica piuttosto che partecipativa. Tra le ragioni di quest'inserimento 'ingenuo' sicuramente si colloca l'inesperienza e l'impreparazione specifica del corpo insegnante che, fino ad ora, non ha avuto l'occasione concreta di formarsi adeguatamente a riguardo. Solamente nel 1976 in una C.M., la n° 680 del 2 marzo, furono espresse le prime attenzioni a riguardo dei processi di formazione del personale scolastico in merito al problema dell'insegnamento.

Furono istituiti corsi in diverse città italiane e con una successiva ordinanza del 3/06/1977 si approvarono i programmi dei corsi biennali tecnico-pratici di specializzazione per il personale direttivo docente e educativo, riproponendo la necessità di un costante rapporto tra scuola e famiglia, e rilevando l'opportunità del collegamento tra i vari servizi operanti nel territorio. Lo stesso anno fu promulgata la legge 517 nota come "miniriforma" in cui tra diverse indicazioni circa l'abolizione degli esami di riparazione, nuovi criteri di valutazione ("la scuola deve valutare non giudicare", si disse!), ed altro, con l'Articolo 2 a proposito della scuola elementare si dispose che: "…la scuola attua forme d'integrazione a favore d'alunni portatori di handicap con la prestazione d'insegnanti specializzati (…)", e all'Articolo 7, circa la scuola media; " …sono previste forme d'integrazione a favore d'alunni portatori di handicap da realizzare mediante l'utilizzo di docenti di ruolo o incaricati, in servizio nella scuola media e in possesso di particolari titoli di specializzazione (…) Le classi che accolgono portatori di handicap sono costituite per un massimo di 20 alunni (…) Le classi d'aggiornamento e le classi differenziali previste dagli artt. 11 e 12 della legge 31/12/1962 n° 1859 sono abolite".

Questa legge è ancora oggi considerata la più importante, tra quelle fino ad all'ora emanate, per quanto attiene l'innovazione didattica e l'integrazione dei portatori di handicap. A questa, tra leggi, decreti e circolari ministeriali ne seguirono ben tredici, prima di approdare a quella del 5/02/1992 n° 104 , tutt'oggi in vigore e che dispone in merito. In quest'ultima legge, e nel successivo decreto del Presidente della Repubblica noto come Atto d'indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle unità sanitarie locali in maniera di alunni portatori di handicap, i criteri, i modi e le disposizioni normative relative all'integrazione scolastica delle persone disabili sono finalmente sancite in maniera chiara e dettagliata. Si specificano tra gli altri, i diritti, l'importanza della prevenzione, l'individuazione e rimozione, dove possibile, dei diversi fattori di rischio, l'obbligatorietà della diagnosi precoce e di un'attività di prevenzione costante che tuteli i bambini fin dalla nascita. Ma l'aspetto, forse, più importante di questi due sforzi legislativi è compreso nell' Atto d'indirizzo, dove all' Articolo 3, si introducono i concetti fondamentali di Diagnosi Funzionale, Profilo Dinamico Funzionale (PDF) e Piano Educativo Individualizzato (PEI).
Quest'ultimo, in particolar modo, è importante perché non contempla solamente la vita scolastica dell'alunno in difficoltà, ma si accosta, dal punto di vista sistemico sopra accennato, a tutta la sfera di relazioni e opportunità extrascolastiche che ruotano attorno al soggetto, delineando gli eventuali interventi terapeutici o riabilitativi e, in campo ausiliario indicando, se necessari, i sussidi occorrenti. Bisogna porre in evidenza che il PEI è predisposto nelle sue linee generali, e in termini d'obiettivi didattici, appena possibile all'inizio dell'anno scolastico giacché esso rappresenta un vero e proprio documento attestante l'itinerario didattico da percorrere. Il PEI dunque è un progetto d'intervento globale che ha il fine di fondere armoniosamente i vari progetti, educativo, riabilitativo e di socializzazione attraverso un giusto equilibrio tra le varie attività cui il soggetto è interessato. Come nota conclusiva possiamo aggiungere che l'esperienza condotta per molti anni nella scuola ci ha permesso di apprezzare sostanzialmente l'intento integrante della normativa vigente ma, di percepire nel contempo, una difficoltà operativa ancora forse troppo evidente.
Troppe ancora sono le scuole con evidenti barriere architettoniche e, soprattutto, poche sono quelle che predispongono al loro interno spazi attrezzati per la disabilità, come sale di psicomotricità o laboratori integranti, senza i quali, crediamo, sarà difficile attuare in toto il protocollo integrativo migliore. Anche lo sport, e più in genere l'attività motoria, è purtroppo snobbato dalla scuola italiana, mentre potrebbe rivestire un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo psichico e sociale, veicolando quei contenuti che da sempre gli sono propri come lealtà, fiducia in se stessi e rispetto di sé e degli altri.