Il ruolo del gioco nell'apprendimento del nuoto
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Il ruolo del gioco nell'apprendimento del nuoto

Il gioco riveste un ruolo fondamentale nell'apprendimento del nuoto. Il gioco come socializzazione. Le differenze nei giochi in relazione all'età dei bambini. Benefici del gioco

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Il ruolo del gioco nell'apprendimento del nuoto

Il gioco è molto importante per l'apprendimento sia motorio che psicosociale del bambino, attraverso questo egli apprende a rapportarsi col mondo esterno e a confrontarsi con esso, costruendo attraverso di questo il suo sé-specchio, "ci si guarda nello specchio per vedere come gli altri ci vedono" (looking-glass-self di Charles Horton Cooley).

Attraverso gli altri si impara a conoscersi ed a riconoscere quali possono essere i propri limiti per vincerli, per andare oltre.

Nell'apprendimento del nuoto si fa molto uso del gioco, un gioco finalizzato, creato ed ideato per far vincere resistenze, per rompere gli indugi e creare un contatto da parte di entrambe le parti, istruttore/bambino.

Nel gioco tutto diventa facile, anche acquisire determinate abilità che, apparentemente, sono difficili perché implicano un lasciarsi andare, un abbandonarsi e perdere quela compostezza fisica che i bambini hanno appena acquisito.

"La routine di gioco prodotte collettivamente dai bambini che appartengono ad uno stesso gruppo esercitano importanti funzioni per lo sviluppo sociale, come ad esempio la condivisione (il piacere di parlare, fare le cose insieme, mettere in comune le esperienze), il potere fronteggiare paure e preoccupazioni, ma anche aggirare le regole proposte dagli adulti" (Garelli, Palmonari, Sciolla, p. 290).

Il gioco come socializzazione, il caso del nuoto

Per gioco come socializzazione s'intende considerare questo come un mezzo che può aiutare a stare con gli altri, ad apprendere facilmente dinamiche interne del gruppo, a rapportarsi con i propri pari e sopratutto ad entrare nel mondo fanciullesco per mettere meno confini fra i bambini e l'adulto.

Durante i miei studi ho notato che la parte in comune per tutte le lezioni di tutti gli istruttori intervistati era il gioco.

Gioco come modalità di apprendimento, gioco propedeutico al nuoto, gioco per socializzare fra bambini e fra bambini ed istruttore.

Tutti gli istruttori usano questa parte creativa del loro lavoro come strumento prezioso per l'apprendimento di determinate abilità ma sopratutto come strumento per l'ambientamento, per acquisire l'acquaticità che consiste nell'imparare a "sentire" l'acqua.

Vediamo il gioco come socializzazione; nei bambini più piccoli, cioè dai 3 anni ai 5, il gioco viene usato per tutta la lezione, giochi che stimolano l'apprendimento di determinate capacità quali ad esempio l'andare in apnea senza bere, per questo si potrà usare una pallina che si farà passare da una parte all'altra della vasca, prima spingendola con il mento, poi col naso e infine con la fronte, tutto questo allo scopo di far mettere "sotto" il viso. L'uso dei cerchietti che affondano per far andare il bambino ad immergersi sott'acqua per prenderli, creare dei percorsi usando cerchi simili a quelli che si usano per l'hula hoop, usando tappettoni che galleggiano per fare i tuffi ecc.

Tutti giochi propedeutici ma che fatti coinvolgendo tutto il gruppo stimolano anche la socializzazione fra i bambini.

Ovviamente il gioco va di pari passo con l'età, più i bambini sono piccoli più sono individualisti quasi che l'apprendimento sia così carico di stimoli da non poterli dividere con nessuno se non con l'unico adulto presente nella vasca, cioè l'istruttore.

Per meglio rapportarsi con i bambini l'istruttore per tutta la lezione sta in acqua con loro per aiutarli, sostenerli durante lo svolgimento degli esercizi. Spesso cammina in ginocchio per essere più vicino al loro campo visivo, per porre meno limiti fisici fra lui e i bambini.

Dai tre anni ai quattro avviene il passaggio dall'individualismo ai giochi di gruppo, ad esempio facendo girotondi, recitando filastrocche sopra e sotto l'acqua, si impara a divertirsi anche con gli altri, con i propri compagni, lo si scopre giocando insieme coinvolgendosi a vicenda l'un con l'altro.

Il gioco di gruppo quale può essere il girotondo in acqua, le piccole gare di raccolta degli oggetti, le staffette di qualsiasi genere, aiuta a socializzare, aiuta a conoscere e a farsi conoscere, fa scoprire i propri limiti, le proprie difficoltà ma anche quelle degli altri, si prende così coscienza della propria fisicità, del concetto dello spazio e del tempo.

L'ambiente acquatico fra l'altro è un ambiente molto particolare, il muoversi immersi in un liquido ad un'età dove si deve ancora prendere consapevolezza del proprio fisico, può essere più difficile o al contrario più facile. Più difficile perché l'acqua frena i movimenti, più facile perché non si può cadere, non ci si può far male, al massimo si berrà un po' ma nulla di più, anche se si deve cercare di evitare pure questo rischio perché i bambini se, inavvertitamente, cadono in acqua si spaventano e in seguito diventa più difficile gestire la paura.

Un bambino in acqua, se non ha subito traumi, si diverte e si sente a suo agio, gioca o da solo o in compagnia, entra ed esce, si tuffa, scherzando con i suoi colleghi di vasca, non conosce però la prudenza, sopratutto a questa età non sa che alcuni esercizi se fatti senza l'istruttore possono essere pericolosi, il più pericoloso è il tuffo se si fa senza conoscere la profondità dell'acqua che può arrivare a causare a traumi fisici e psichici consistenti.

Anche una caduta accidentale nel momento dell'entrata in acqua, una bevuta imprevista ed il gioco è finito e si trasforma in trauma, il bambino comincia a piangere e per calmarlo bisogna fare uso di pazienza e diplomazia, usare tutta la calma di cui si è in possesso, non si deve mai costringere un bambino a fare un esercizio che non vuole perché si ottiene l'effetto contrario. In questi casi la cosa migliore è cercare di calmarlo attraverso parole incoraggianti, con un abbraccio, facendolo giocare al suo gioco preferito.

Un trauma si deve cercare di farlo passare durante la stessa lezione, se lo si lascia correre il bambino lo ricorderà per le prossime e ogni volta, sarà per lui, una sofferenza continuare.

Per fortuna le esperienze positive sono sempre più facili da vivere e rivivere attraverso i ricordi, sono quelle che lasciano il segno e stimolano la voglia di apprendere e comprendere.

Stimolando il bambino in modo positivo, attraverso il gioco, apprendere diventa più facile e più spontaneo.

Il gioco di gruppo è un gioco collaborativo, dove tutti collaborano allo svolgimento dello stesso, ma dire che questo gioco sia collaborativo non significa eliminare il conflitto, la competizione, queste situazioni però possono far nascere la possibilità di ulteriori approfondimenti dei caratteri dei bambini che vi partecipano, mediare poi significa trovare una soluzione ragionata e condivisa dei problemi.

Collaborare attraverso il gioco, condividere il momento tutti insieme partecipando attivamente allo stesso, crea inevitabilmente un legame.

Il gioco è un linguaggio, costituito da gesti ripetuti, da regole (quelle proprie del gioco che si sta svolgendo), da traduzioni di ordini fatti a voce in stimoli fisici da ripetere per comprendere, per analizzare le risposte gioco per analizzare le risposte fisiche e psicologiche del bambino.

È il linguaggio con cui ci si rapporta col bambino per meglio comprendere il suo mondo interiore, per farsi comprendere da quest'ultimo in modo consono alla sua età, con le capacità di cui dispone.

Il gioco serve per far rompere gli indugi divertendo, se si fa sembrare tutto un gioco i bambini apprendono con più facilità.

Dopo i 4 anni il gioco diventa più costruttivo, si gioca per imparare per essere più sicuri in acqua, per muoversi con più sicurezza si va dai giochi che insegnano il galleggiamento (la stellina), per aumentare la coordinazione fra arti superiori e inferiori (portare da una parte all'altra della vasca il tappetto galleggiante) fra i 4 anni e i 6 il bambino diventa più collaborativo, si le cominciano a notare le differenti personalità; ad es. il leader che attira le simpatie di tutti, il timido che attira la solidarietà, l'estroverso che trascina il gruppo, l'introverso che preferisce giocare da solo, il simpatico che gioca con tutti anche con quelli che non conosce, che si fa da subito un sacco di amicizie coinvolgendo tutti e trascinando il gruppo, a questo bambino l'istruttore spesso chiede aiuto per "recuperare" il più timido, quello che fa più fatica a relazionarsi col gruppo ed ha bisogno di essere stimolato per legare, per uscire dal suo guscio. La competizione si fa più accesa, sopratutto fra i maschi, si gareggia per chi sta più in apnea, per chi impara prima, per chi si muove meglio, ecc., mentre fra le femminucce nascono le prime amicizie forti.

Attorno ai 6/7 anni c'è il passaggio in vasca grande, una tappa importante, l'ambientamento si ha verso la profondità, all'inizio restando con le mani alla parete poi, via via, staccandosi e orientandosi verso il pavimento, il tutto deve essere svolto nella massima sicurezza, se si nota che il bambino non è sicuro si entra in acqua con loro, altrimenti si deve essere sempre pronti a soccorrere un bambino in difficoltà.

La sicurezza in piscina è un dovere e un diritto, l'istruttore per prima cosa lavora per rendere la sua lezione efficace ma sicura, si insegna per gradi proprio per non correre rischi quali potrebbe incorrere un bambino che venga portato in vasca grande prima del tempo, anche se la vasca grande viene vista dal bambino e dai genitori come una promozione importante.

Non sono rari gli incidenti in vasca, dal bambino che tuffandosi fa la classica "spanciata", a quello che scivola prima di entrare, alla bevuta imprevista, per fortuna tutti incidenti di poco conto.

Durante il gioco si prende confidenza con i propri limiti, si cerca disuperarli e nascono anche le solidarietà fra bambini, a volte però anche le rivalità. Il gioco è un momento di socializzazione importante per i piccoli corsisti, imparano i propri nomi e a distinguersi, imparano a stare fra di loro scambiandosi le esperienze, imparano a darsi una mano l'uno con l'altro, a giocare insieme e non più da soli, a dividere lo spazio, a stare uniti in gruppo e dividere i giochi insieme, saper stare col gruppo è importante perché si impara a condividere le esperienze, ad osservare le reazioni di chi ti sta vicino, a imparare da lui, a dividere le difficoltà e trovare sollievo ai propri problemi.

Il gioco toglie la difficoltà dell'esercizio, distoglie l'attenzione, alleva la tensione, crea uno stato d'animo positivo e serve sia per il bambino che per l'adulto istruttore, quest'ultimo quando gioca ritorna bimbo e cerca di rapportarsi guardando la lezione attraverso i loro occhi, spessissimo divertendosi a sua volta.

Attraverso il gioco si educano: le capacità senso-percettive che sono alla base della consapevolezza del corpo, dell'organizzazione spaziotemporale e della conoscenza dell'ambiente(Bovi, 1999, p.45)

I bambini hanno bisogno di apprendere sconfinate capacità quali ad esempio: "interpretare gli stimoli esterni" per meglio adattarsi.