Il ruolo dell'attenzione nella prestazione sportiva
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Il ruolo dell'attenzione nella prestazione sportiva

Nell'ambito sportivo si dà, giustamente, sempre maggiore risalto al ruolo dell'aspetto psicologico. Ma cos'è l'attenzione? Cosa comporta un livello alto ed un livello basso di attenzione? La flessibiltà dell'attenzione

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Il ruolo dell'attenzione nella prestazione sportiva

L'attenzione è considerata una delle caratteristiche più importanti in ambito sportivo. Negli ultimi anni gli psicologi sportivi si sono sempre più dedicati a indirizzare l'attenzione dell'atleta verso le caratteristiche salienti della sua disciplina sportiva. Per gli atleti è necessario infatti selezionare, fra le mille variabili, l'informazione corretta ed ignorare invece quelle superflue ai fini della prestazione. Questo processo è tutt'altro che semplice.

Da ricerche effettuate si evince che atleti esperti possiedono la capacità di riconoscere e analizzare rapidamente situazioni complesse di gioco, passando da una visione centrale a una periferica e viceversa, in modo da poter anticipare gli eventi. Al contrario, i principianti trattano solo l'informazione a livello della visione centrale, seguono gli eventi in ordine cronologico diminuendo la possibilità di anticipazione. E' chiaro, pertanto, come la flessibilità dell'attenzione favorisca la selezione di strategie efficaci.

Le diverse componenti psicologiche che giocano un ruolo nello sport, quindi anche l'attenzione, sono intimamente legate al livello di prestazione motoria raggiunto dal soggetto, ciò vale anche al di fuori dell'ambito sportivo. Per rendere più chiaro il concetto, il principiante che per la prima volta si mette alla guida dell'auto dovrà rivolgere la sua attenzione principalmente al cambio della marcia, ai pedali, all'uso del volante, alla conoscenza delle dimensioni del mezzo. Man mano che la guida dell'auto diverrà più frequente e alcuni gesti diverranno automatizzati, ossia richiederanno un minor controllo dell'attenzione, il soggetto potrà concentrarsi su altri elementi importanti, come ad esempio la distanza dagli altri mezzi, il controllo della strada ecc., il che lo renderanno un guidatore abile. Lo stesso avviene nello sport.

Il neofita che si affaccia per la prima volta alla disciplina deve prendere dapprima coscienza sia del mezzo utilizzato, che sia un pallone o una mazza da golf, che dell'utilizzo del proprio corpo. Chi ha praticato calcio saprà che quando si danno i primi calci al pallone è praticamente impossibile staccargli gli occhi di dosso. Questo, ovviamente, dà meno possibilità di concentrarsi sugli elementi di gioco, come lo smarcamento dei compagni o un avversario che ci viene incontro. L'allenatore borbotterà dicendoci "guarda avanti e non in basso il pallone" ma ciò non sarà possibile finché non avremo il pieno controllo del mezzo e quindi del nostro corpo. Essere abili in una disciplina significa anche saper dirigere l'attenzione lì dove è più importante, tralasciando possibili fonti di distrazione.

L'attenzione è direttamente connessa allo stato di attivazione del soggetto in quel determinato momento. Se il soggetto percepirà l'azione come pericolosa o si sentirà inadatto a svolgerla, saliranno i suoi livelli di attivazione determinando uno stato d'ansia nel quale si avrà un eccessivo restringimento del focus dell'attenzione con conseguente prestazione negativa. Alti livelli di attivazione si associano nello sport anche alla paura di ritenersi inadeguati a svolgere il proprio compito. Giocatori di alto livello sbagliano anche le cose più semplici quando sono fischiati dal proprio pubblico, manca in loro la sicurezza delle proprie capacità.

Al contrario, con bassi livelli d'attivazione il soggetto analizzerà le informazioni in modo indiscriminato, raccogliendo dati inutili ai fini prestazionali. Risultati veramente efficaci si avranno, invece, in presenza di un livello medio di attivazione in cui l'atleta percepisce e analizza solo gli stimoli che sono veramente necessari ai fini del gioco. Con il crescere delle competenze e con la maggior esperienza si riusciranno ad adeguare in miglior modo questi processi psico-fisiologici per renderli adeguati alle richieste della prestazione.

La "finta" rappresenta una tipica situazione in cui un atleta tenta di nascondere le sue vere intenzioni mostrandone delle false. L'avversario, in questo caso, dovrà essere in grado di recepire solo le informazioni rilevanti e non "abboccare" a quelle false. La finta potrà avere successo solo se eseguita abbastanza velocemente, in modo da non dare il tempo all'avversario di percepire quella mossa come falsa. Anche in questo caso l'esperienza gioca un ruolo fondamentale, nel riuscire ad anticipare le intenzioni altrui.

Le risposte degli atleti e del focus attentivo variano in funzione della disciplina praticata: in sport di situazione, detti open skills, come il calcio, in cui variano continuamente le richieste ambientali del compito, un focus attentivo ampio sarà necessario per adattarsi, di volta in volta, alle richieste del compito mentre dovrà restringersi nel caso di un calcio di punizione o rigore, ossia in situazioni in cui le possibili variazioni ambientali si riducono. In altri sport detti closed skills (tiro al piattello, tiro con l'arco, sollevamento pesi, etc.), le situazioni ambientali restano immutate per tutta la durata, risulterà efficace mantenere su limiti ristretti i propri livelli di attenzione per focalizzarsi sul compito da eseguire.

Da qui si capisce quanto importanti siano gli aspetti psicologici legati alla disciplina sportiva. Non è un caso che diverse società si affidino oggi sempre più a professionisti specializzati in psicologia dello sport.

L'abilità dell'atleta sarà dunque quella di riuscire a rendere quanto più flessibile la propria attenzione in modo da adattarla alle diverse situazioni che si presentano. Ciò è possibile solo grazie a diversi anni di pratica ed esperienza. Non è un caso dunque se giocatori esperti come Pirlo o Totti, nonostante l'età che avanza, siano in grado spesso di leggere l'azione in anticipo e quindi di giocare meglio di atleti molto più giovani.