La bulimia: criteri per identificarla
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La bulimia: criteri per identificarla

L'ossessiva ricerca di un corpo che risponda agli standard estetici attuali, spinge molte persone verso la bulimia nervosa.

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Nella bulimia nervosa la preoccupazione principale è quella di mantenere o raggiungere una forma fisica che corrisponda agli standard della moda, le persone, generalmente normopeso, trascorrono gran parte della propria quotidianità a formulare pensieri e a compiere azioni tese alla riduzione del proprio peso e al miglioramento del proprio corpo. Ciò avviene in quanto, come per altri disturbi della condotta alimentare quali il binge eating, il livello di autostima è piuttosto basso e gli individui tendono ad identificare il valore personale ed il successo sociale con la forma corporea. Più, quindi, riescono a tenere sotto controllo il peso, maggiore sarà la sensazione di essere personalmente efficaci e vincenti, nonché amabili ed apprezzabili dagli altri.

Per raggiungere i propri scopi, le persone affette da bulimia intraprendono tipicamente diete – troppo spesso fai-da-te - a ridotto apporto calorico, troppo rigide per essere rispettate. Finiscono così col rompere tale regime alimentare attraverso abbuffate che avvengono almeno un paio di volte alla settimana per un periodo superiore a tre mesi, ma spesso molto più a lungo. A seguito di questi episodi in cui riescono ad ingurgitare una quantità di cibo veramente notevole vengono colti da sensi di colpa e timori di incrementi ponderali. È qui che entrano in gioco le cosiddette condotte di compenso, ovvero strategie tese alla riduzione degli effetti delle abbuffate, quali vomito, uso di lassativi e diuretici, fino ad adoperare enteroclismi. Si tratta di azioni pericolose in quanto possono condurre a deterioramento somatico e a scompensi elettrolitici importanti. Alcuni soggetti, anziché avvalersi di queste condotte eliminative, si sottopongono, invece, ad intensa attività fisica o digiuno forzato.

bulimia

Come si vede dallo schema, il circolo vizioso che presiede al mantenimento del disturbo prevede che siano proprio le restrizioni alimentari così rigide ed impossibili da mantenere a lungo a far scaturire le abbuffate e a tenere vivo l'intero processo, comprese le condotte tese all'eliminazione degli effetti dell'iper-alimentazione.
Una peculiarità importante e spesso sottovalutata è che le persone bulimiche pensano che tali comportamenti compensativi siano assolutamente necessari a mantenere il proprio peso nella norma, sottovalutando o non prestando la dovuta attenzione agli effetti nocivi che portano con sé. Si tratta di una caratteristica che si riscontra molto spesso nei disturbi del comportamento alimentare e che viene definita in termini tecnici "egosintonicità", cioè in sintonia con l'io.

A causa di questo meccanismo chi è affetto da bulimia non vuole disfarsi delle modalità disfunzionali descritte, quali uso di lassativi, vomito e diuretici giacché le ritiene indispensabili al perseguimento del proprio obiettivo ultimo che è ottenere un peso basso. Soltanto attraverso una psicoterapia mirata, spesso associata ad un'educazione alimentare a cura del nutrizionista, sarà possibile sradicare queste convinzioni patologiche e favorire la nascita di comportamenti alimentari più sani.