La dismorfofobia
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La dismorfofobia

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La dimorfofobia o dismorfismo corporeo è un disturbo d'ansia che poggia su valutazioni erronee di dati reali, dai quali poi scaturiscono paure e comportamenti disfunzionali, più semplicemente, chi ne soffre non riesce a percepire il proprio aspetto fisico con chiarezza ed obiettività, considerando alcuni particolari distretti corporei come dei veri e propri difetti o deformità.
Questo disturbo si riscontra spesso in comorbilità, cioè in compresenza, con altre patologie quali l'anoressia e la vigoressia: la valutazione viene effettuata tenendo conto di quale sia la preoccupazione costante o principale del paziente in esame. In questi casi può applicarsi all'intero corpo o può riguardare un singolo distretto somatico, per es. arti inferiori e glutei per la donne, spalle e braccia per gli uomini.

Il suo meccanismo di insorgenza e mantenimento ha inizio da un evento esterno (per es. un paio di jeans che non si allacciano bene) o interno (per es. immaginato: "Il mio fondoschiena è troppo voluminoso rispetto alle mie gambe") che ha per il soggetto una valenza terrifica. Ciò diventa una forte fonte di preoccupazione che spesso sfocia in uno stato di ansia. Ma l'ansia genera per definizione una tipica risposta fisiologica automatica ed involontaria da parte del Sistema Nervoso Autonomo con conseguente rilascio di adrenalina nel sangue ed iperventilazione. Il sentirsi agitato, porta il soggetto a sovrastimare in un crescendo l'entità della sua preoccupazione, contribuisce ad attivarlo ulteriormente e lo costringe a focalizzare la sua attenzione proprio sul supposto difetto fisico. Si istaura, così, a poco a poco un meccanismo fortemente disfunzionale alimentato non attraverso dati oggettivi di realtà, bensì dalle stesse preoccupazioni del soggetto in questione. Nascono comportamenti di controllo rigoroso del distretto corporeo incriminato, i cosiddetti body checking, agiti mediante auto-palpazioni, continue sedute davanti a qualsiasi superficie riflettente (specchi, vetrine di negozi, porte a vetri ecc.) e richieste di rassicurazioni rivolte esclusivamente a quelle persone il cui giudizio è considerato affidabile e sincero sopra ogni ragionevole dubbio. Da notare che l'attendibilità di queste persone, valutata secondo criteri severissimi, può e di fatto viene messa spesso in discussione per qualsiasi dettaglio o azione giudicata indizio di menzogna.

Data questa reale difficoltà di autovalutarsi, cioè di comprendere l'entità del proprio difetto fisico, molti pazienti ricorrono a stravaganti stratagemmi, quali provare abiti di cui si conosce con certezza la taglia o ricorrere a fotografie di questi distretti corporei come per potersi osservare da una prospettiva esterna. Questi stratagemmi di auto-monitoraggio hanno ovviamente il ruolo di abbassare il livello dell'ansia legata a quella che si ritiene essere un'enorme imperfezione fisica.

In associazione a questo quadro sintomatico, il soggetto teme di esporsi in pubblico per la paura di essere giudicato e deriso. Agisce conseguentemente comportamenti di evitamento di tutte quelle situazioni sociali che potrebbero incrementare la sua ansia, come per es. l'incontro di nuove persone. Allo stesso tempo eviterà anche di esporre le proprie parti del corpo oggetto di dismorfofobia, coprendole per esempio con ampi vestiti.

A questo riguardo, prima di accedere a situazioni sociali, l'individuo costruisce delle aspettative relativamente a come gli altri si comporteranno nei propri confronti, attendendosi determinate risposte. Tali sue previsioni lo indurranno ad agire comportamenti coerenti con le proprie ipotesi ed indirizzeranno il suo focus attentivo alla ricerca di "indizi" che confermino le sue aspettative iniziali, cioè di essere oggetto di scherno da parte degli altri a causa della sua deformità corporea. In buona sostanza, la persona si comporta come se la propria immagine pubblica fosse esclusivamente rappresentata dal quel difetto fisico che lo preoccupa, cioè nel caso del nostro esempio iniziale, da quei glutei un po' abbondanti. Tutto ciò rafforza inevitabilmente la psicopatologia di base in quanto conduce la persona a sovrastimare sia il suo difetto, sia la relazione con gli altri che diventa per lui minacciosa.

I rimuginii, cioè il pensare e ripensare al proprio difetto fisico e a come fare per sbarazzarsene, sono sempre molto presenti in questa patologia, contribuendo, tra l'altro ad ingigantire il problema. A causa di questo stato di cose inoltre, la persona affetta da dismorfismo corporeo interpreta le parole e i comportamenti altrui sempre orientati alla critica. Non è infrequente infatti che vedendo qualcuno parlottare a bassa voce o sorridere, il soggetto presupponga che questo qualcuno abbia notato il difetto e stia ironizzando su quello. Il paziente dunque attribuisce al proprio difetto una grandezza ed una rappresentatività tali che questo diventa disfunzionale e pervasivo nella sua vita.

Riguardo alle tecniche di cura, le psicoterapie sono senz'altro molto efficaci. In particolar modo, ad ogni incontro verrà rinforzata l'area dell'autostima che in questi pazienti risulta deficitaria. Attraverso ristrutturazioni cognitive tese alla modifica dei pensieri disfunzionali relativi al proprio corpo, vengono poi effettuati esercizi di immaginazione guidata, sessioni di desensibilizzazione sistematica e successivamente di esposizione graduata, per implementare l'area sociale e le relative competenze al fine di diminuire le condotte di evitamento connesse al disturbo.