Medito dunque vinco
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Medito dunque vinco

Mental training, tecniche di meditazione e Hatha Yoga per il miglioramento della performance dell'atleta

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Medito dunque vinco

Capita spesso di vedere atleti professionisti, perfettamente preparati dal punto di vista della forma fisica e delle operazioni motorie richieste dalla loro disciplina, non raggiungere gli obiettivi prefissati e andare incontro ad insuccessi. Uno dei motivi per cui questo accade è che l'atleta ha concentrato tutta la sua preparazione sul versante fisico e corporeo dell'allenamento senza allenare, di pari passo, le funzioni psicologiche richieste dalla performance atletica. Sono molte, infatti, le aree della preparazione dell'atleta dove l'allenamento del corpo da solo non basta.

 

Ad aiutare l'atleta sul versante psicologico della sua preparazione interviene la strategia del Mental Training. Le tecniche del Mental Training sono pensate per aiutare l'atleta a migliorare il suo il controllo mentale della fatica atletica, la gestione dell'ansia pre-gara e durante la gara, monitorare le soglie di stress, ottenere una maggiore concentrazione, migliorare la capacità attentiva, aumentare l'autostima, conoscere meglio sé stessi e le proprie emozioni, ottimizzare la prestazione in funzione delle risorse soggettive disponibili, controllare il dolore atletico acuto e cronico.

Inoltre, il Mental Training è un ottimo strumento anche per il miglioramento della condizione e della performance in tutti gli sport di squadra, permettendo, infatti, una migliore lettura da parte del singolo atleta delle posizioni reciproche dei colleghi di squadra durante la gara, aumentata capacità di lettura, applicazione e mantenimento degli schemi e delle strategie tattiche e rilettura della performance come azione della squadra e non come azione del singolo individuo, rendendo possibile ricollocare gli eventuali errori non come errori di un singolo ma come momenti in cui la squadra non ha funzionato come un unico organismo sinergico il cui obiettivo è il funzionamento integrato in vista di un obiettivo per il raggiungimento del quale ognuno ha un ruolo preciso e specifico.

Di particolare interesse, tra le varie strategie di intervento afferenti al Mental Training, risultano quelle strategie che si appoggiano a protocolli propri delle tecniche di Meditazione. Negli ultimi anni hanno riscosso molto successo gli interventi di Mental Training che prevedevano l'applicazione dei protocolli Mindfulness. La Mindfulness è definibile come la pratica di consapevolezza, cioè l'allenamento della competenza ad essere consapevole e saper accettare le proprie sensazioni, le emozioni e i pensieri. La psicologia dello sport di orientamento classico tende ad intervenire "abbassando" volontariamente l'intensità di pensieri ed emozioni indesiderati che rischiano di inficiare la performance. È stato evidenziato (Purdon, 1999; Wegner e Zanakos, 1994), però, come tentativi troppo marcati di sopprimere pensieri ed emozioni indesiderate possano determinare spesso un effetto paradossale, dove la ricerca attiva di segni di attività cognitiva negativa o indesiderata (pensieri, emozioni, sensazioni) determina una sorta di "scanning metacognitivo" che innesca una focalizzazione eccessiva verso se stessi e verso elementi irrilevanti per il target.

Da queste considerazioni si è rilevata la necessità di elaborare nuove strategie d'intervento per il Mental Training che permettessero di lavorare ad un livello diverso. Piuttosto che allenare l'atleta all'individuazione degli eventuali pensieri e stati che rischiano di influenzare negativamente la performance, alcuni orientamenti hanno proposto di intervenire in una direzione che permettesse all'atleta di sviluppare la consapevolezza di sé stesso e di lavorare verso un'accettazione consapevole delle proprie cognizioni, emozioni e sensazioni fisiche, anche spiacevoli, considerando che della condizione esistenziale umana non può far parte solo il lato positivo… pensieri e sensazioni negative sono strettamente connessi alla vita biologica della persona, ciò che rende queste sensazioni e pensieri inficianti le performance è piuttosto il rapporto che il soggetto ha con i suoi imprescindibili pensieri e vissuti negativi. Questo richiede, da parte dell'atleta, lo sviluppo di una capacità di consapevolezza delle proprie esperienze interiori e delle reazioni ad esse, che vanno semplicemente accettate in modo non giudicante. Questo è il nodo centrale della mindfulness, intesa come tecnica di tipo meditativo, che ha avuto negli ultimi anni un utilizzo in ambito clinico per il trattamento della depressione (Segal, Williams e Teasdale, 2002), dei disturbi di personalità (Linehan, Cochran e Kehrer, 2001), dello stress (Kabat-Zinn, 1994), dei disturbi da attacco di panico (Miller, Fletcher e Kabat-Zinn, 1995) e dell'ansia generalizzata (Roemer e Ostillo, 2002).

Il focus di un protocollo d'intervento Mindfulness mira allo sviluppo di un'attenzione mindful, competenza che richiede comunque una particolare abilità di auto-osservazione da parte del soggetto che va acquisita attraverso una pratica regolare di esercizi di tipo meditativo.

L'intuizione alla base dell'applicazione della mindfulness alla preparazione atletica d'altronde era già sorta senza avere questa specifica denominazione: basta pensare alle indicazioni di Dean Smith e Mike Krzyzewski, due leggendari allenatori di basket, che riconoscevano l'importanza, per la riuscita dell'atleta, di essere focalizzato sul presente e orientato al processo piuttosto che al risultato, nonché di mantenere un atteggiamento "meditativo" rispetto agli eventi incontrollabili (Blythe, 2006); oppure a quanto sostenuto da Bob Rotella, uno dei maggiori esperti di psicologia dello sport applicata al golf, che ha sottolineato come il golfista debba "lasciar andare" i ricordi dei colpi, rimanere ben orientato al presente, accettare qualsiasi evento senza giudicarlo e mantenere un focus attentivo sul ritmo di gioco (Rotella e Cullen, 2004).

Gardner e Moore (2004a, 2006, 2007) hanno sviluppato un interessante modello di intervento nello sport, denominato Mindfulness-Acceptance-Commitment approach, che deriva dall'adattamento e dall'integrazione della mindfulness-based cognitive therapy (Segal et al., 2002) e della acceptance and committent therapy (Hayes et al., 1999). A partire dagli anni 2000 sono stati condotti diversi studi di caso che hanno dimostrato l'efficacia del modello nel migliorare la consapevolezza, l'attenzione e alcuni aspetti prestativi (Gardner e Moore, 2006, 2007; Moore, 2009; Schwanhausser, 2009).

Quelli appena citati sono solo alcuni degli studi che dimostrano la profonda efficacia del Mental Training condotto attraverso l'applicazione di protocolli Mindfulness alla preparazione dell'atleta riuscendo a:

  • ottimizzare lo sviluppo della prestazione
  • superare le difficoltà prestative, per problemi di sviluppo, transizione, reazione e adattamento a eventi significativi e barriere psicologiche
  • diminuire il rischio del decadimento della prestazione, causato da disturbi psichici o comportamentali
  • prevenire l'interruzione della prestazione o la conclusione della carriera, con le conseguenti reazioni psicologiche

Ancora più interessanti sono gli ultimi sviluppi dell'applicazione di tecniche Mindfulness definibili integrate. In questo caso vengono utilizzate tutte quelle tecniche di meditazione cosiddette corporee, come ad esempio l'Hatha Yoga. È stato infatti dimostrato (Schwartz, Davidson, Margol, citato in Goleman, 2004) che le tecniche meditative "corporee" se confrontate con tecniche "puramente mentali", permettono al praticante un allenamento ancora più potente che si evidenzia in una aumentata specificità della corteccia cerebrale (cioè la capacità di attivare solo le aree del cervello necessarie al compito del momento presente), questa specificità è la condizione che permette all'apparato del cervello e del corpo di lavorare al meglio, cioè attivando solo le aree corticali che sono necessarie al lavoro del momento (Goleman, 2004).

La specificità della corteccia cerebrale è il fenomeno che determina la capacità del soggetto di concentrarsi e mantenere l'attenzione focalizzata sul compito e sull'attività che si sta praticando. Una concentrazione potente amplifica l'efficacia di ogni tipo di attività (Goleman, 2004). Infatti, in tutti quei casi in cui l'atleta è stato preparato attraverso un Mental Training che contemplasse tecniche meditative corporee, nello specifico l'Hatha Yoga, i risultati ottenuti sono stati quantitativamente più potenti di quelli ottenuti attraverso Mental Trainings che contemplassero allenamento di consapevolezza praticato "solo" mentalmente, questo perché corpo e mente non sono da vedersi come due apparati separati da allenare separatamente. Corpo e mente sono l'uno funzione dell'altra, strettamente connessi in un rapporto dialettico di influenza e determinazione reciproca.

L'Hatha Yoga, in estrema sintesi, può essere definito come un tipo di meditazione in cui al praticante viene richiesto di assumere delle posizioni, dette Asana, e di mantenerle per un tempo che verrà misurato attraverso il conteggio degli atti respiratori. L'attenzione viene allenata a rimanere concentrata sul respiro, concentrazione necessaria per monitorare la durata prestabilita di ogni Asana, e sui parametri fisiologici quali la sensazione di dolore, il battito cardiaco, lo stato di tensione globale del corpo, perché l'Asana deve essere praticata seguendo il principio base dell'Hatha Yoga: la Non Violenza. Quindi, al praticante è richiesta una particolare attenzione alla globalità del proprio corpo in quella specifica posizione perché dovrà imparare a rispettare l'eventuale dolore che proverà come segnale di un proprio limite: la Non Violenza si esplica proprio in questo particolare rapporto con il dolore, ogni Asana, infatti, deve essere praticata al di sotto della soglia del dolore e la ricerca deve andare nella direzione dei possibili aggiustamenti che possono rendere l'Asana piacevole e comoda, in modo che il praticante possa respirare nel modo più funzionale e profondo possibile.

Allenare la concentrazione e l'attenzione degli atleti attraverso l'Hatha Yoga permette di allenare le due funzioni psicologiche mentre il corpo sta lavorando allo stesso obiettivo. È importante per l'atleta allenare la mente a rimanere concentrata sull'obiettivo e l'attenzione vigile al momento presente per il monitoraggio continuo del gesto atletico e della sua applicazione, se questo viene fatto mentre l'apparato muscolo scheletrico si sta allenando a mantenere una posizione nel modo più stabile, saldo e metabolicamente economico possibile, mente e corpo stanno lavorando a potenziare le stesse competenze e questo allenamento in parallelo, in estrema sintesi, si autoalimenta: il miglioramento della saldezza attentiva trova un riscontro corporeo nel miglioramento della saldezza e stabilità muscolo scheletrica mentre ci si allenna a mantenere una posizione e viceversa in un rapporto circolare.

Inoltre, in tutti quei casi in cui gli atleti sono stati preparati con l'aiuto di trainings basati sull'utilizzo dell'Hatha Yoga, insieme al veloce miglioramento delle funzioni cognitive necessarie alla performance atletica specifica sono stati rilevati anche dei grandi miglioramenti fisici con una netta diminuzione degli infortuni non di natura traumatica e potenziate capacità di recupero dall'infortunio quando esso accadeva.