Self-efficacy
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Self-efficacy

La self-efficacy si fonda sul processo di autovalutazione e della consapevolezza di sé. In educazione fisica Il concetto di self-efficacy è sempre riferito ad una capacità più o meno specifica o ad un'abilità motoria. Qual è la differenza tra self-efficacy ed autostima?

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Self-efficacy

L'apprendimento motorio in età infantile, riconducibile ad abilità e risultati di competizioni osservabili, è in larga misura influenzato dalle modalità attraverso cui bambini e ragazzi realizzano esperienze positive o negative durante il processo formativo (Feltz et al., 2007). Una convinzione essenziale per affrontare esperienze positive o negative in ambito motorio e sportivo è la percezione della propria efficacia, cioè la convinzione della personale capacità di eseguire abilità motorie per conseguire un determinato risultato (Bandura 1982; 1997).

Negli ultimi anni c'è stata un'attenzione specifica ai rapporti tra attività fisica e aspetti relativi al sé, tra funzioni organiche e cognitive anche in seguito alla proposta di programmi specifici (Li 2005; Castelli et al., 2007).

Sannicandro (autore per NonSoloFitness Editrice del volume "L'allenamento del CORE", clicca qui per maggiori informazioni ndr) e Morano (2011) hanno evidenziato gli aspetti psicopedagogici e metodologici della "self-efficacy motoria". Ogni esperienza in educazione fisica compiuta attraverso il corpo ed il movimento e le prove di verifica e valutazione di abilità e capacità motorie, contribuiscono, particolarmente nell'età evolutiva, allo sviluppo della self-efficacy motoria che si fonda sul processo di autovalutazione e della consapevolezza di sé, costanti di ogni apprendimento significativo.

La self-efficacy è la fiducia che l'individuo ripone nelle proprie capacità di eseguire un compito con esito positivo attraverso l'espressione di abilità (Bandura, 1996).

La proposta di un compito motorio sollecita nella persona l'autoefficacia percepita (perceived self-efficacy), ovvero la fiducia che ciascuno ha nelle capacità di padroneggiare con successo una determinata abilità (Bandura, 1996).

L'uso dei termini, talvolta, potrebbe generare confusione semantica: auto-efficacia, aspettative di efficacia, convinzione di efficacia, convinzione di auto-efficacia, senso di efficacia e senso di auto-efficacia sono espressioni che, secondo Albert Bandura (1996), lo psicologo che ha formulato il concetto, indicano la convinzione della propria capacità di organizzare ed eseguire la sequenza di azioni necessaria per produrre determinati obiettivi.

A differenza dell'autostima, che riguarda piuttosto un giudizio generale di valore su se stessi, l'auto-efficacia consiste nella convinzione di essere capaci di raggiungere uno specifico obiettivo, realizzando tutte le tappe necessarie per arrivare allo scopo. Non si tratta solo della consapevolezza di "saper fare", ma anche del senso di sicurezza che ne scaturisce, espresso dal termine "sentimento" che in psicologia accompagna quello di "auto-efficacia", per cui si parla di "sentimento di auto-efficacia" (Bonino, 2006).

Le convinzioni di efficacia regolano i processi di apprendimento e controllo motorio influenzando i processi principali, cognitivi, motivazionali, affettivi, di decisione e scelta, alla base di ogni azione dell'individuo (Bortoli et al., 1993).

Le scelte quotidiane che ciascun individuo compie nel corso della propria esistenza si basano, in una certa misura, sulla percezione della propria auto-efficacia, cioè sulla consapevolezza del livello o del tipo di esecuzione di un certo compito in una data situazione.

In educazione fisica il concetto di self-efficacy è sempre riferito ad una capacità più o meno specifica o ad un'abilità motoria. Si parla, ad esempio, di auto-efficacia per la soluzione di problemi tecnico-tattici nella pallacanestro o per svolgere gli esercizi con un attrezzo, di auto-efficacia per percorrere a nuoto una vasca di cinquanta metri, lanciare un attrezzo, ecc.In ambito motorio l'auto-efficacia è la convinzione delle proprie capacità e abilità a saper eseguire un determinato compito/attività o, in altre parole, di raggiungere un certo livello di prestazione motoria o sportiva (richiesto dall'insegnante o voluto dall'allievo stesso).

I bambini possono anche avere le abilità motorie necessarie per padroneggiare un compito ma, se non si percepiscono o se non sono in grado di usarle per eseguire correttamente quel compito, allora possono fallire o, addirittura, rinunciare a tentare o non trasferirle in contesti differenti (Sannicandro et al., 2010).

La "self-efficacy" nasce da un processo circolare che permette all'individuo di riconoscere, per sintesi afferente, le percezioni corporee che caratterizzano un compito motorio o una gara (es.: un bambino prima di un gioco o prima della gara). Tali informazioni sono integrate con l'esperienza precedente (comportamenti simili già messi in atto in passato), le persuasioni verbali (positive o negative) provenienti dall'ambiente (genitori, insegnanti), le esperienze vicarie (vedere un atleta che esegue un compito con successo). Tutte queste informazioni,elaborate cognitivamente, danno origine ad un vissuto emotivo, soggettivo, che orienterà le successive scelte comportamentali. Il risultato di tali scelte e del comportamento messo in atto, influenzerà in maniera retroattiva la percezione di autoefficacia e la memoria (Bandura 1982; 1997).