Cos'è l'attenzione?
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Cos'è l'attenzione?

Suddivisione dell'attenzione: volontaria o automatica. Il passaggio dall'attenzione automatica a quella controllata. Il concetto di arousal, stato di allerta e vigilanza, attenzione sostenuta, allerta fasico, attenzione distribuita, attenzione selettiva

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Cos'è l'attenzione?

L'attenzione può essere suddivisa in volontaria od automatica: i processi attentivi infatti, si possono distinguere in volontari (controllati) e automatici (Norman & Shallice, 1986; Shallice, 1988). I primi richiedono un elevato dispendio di risorse, sono impiegati in compiti difficili e sono attivati in situazioni nuove.

I processi di controllo volontario hanno le seguenti proprietà: sono temporanei, facilmente modificabili, richiedono attenzione volontaria, elaborazione sequenziale (uno stimolo per volta) e sono limitati alla nostra capacità attentiva (Shallice, 1994).

I processi di controllo automatico, invece, sono utilizzati in situazioni familiari o poco impegnative; permettono un'analisi di più stimoli simultaneamente poiché l'elaborazione avviene in modo parallelo. Inoltre la modalità automatica è un meccanismo di elaborazione iniziale degli stimoli, per questo viene definita anche "inconscia" o "preattentiva".

Essa infatti lascia poi il posto ad un'analisi focalizzata degli stimoli, attraverso la quale l'individuo identifica gli oggetti uno alla volta, in sequenza. Di fronte ad una situazione nuova, l'individuo infatti tende prima ad analizzare in modo simultaneo tutti gli elementi presenti nel campo visivo (attenzione distribuita: è lo stato in cui il soggetto tiene sotto controllo la maggior parte del campo percettivo che lo circonda, distribuendo l'attenzione su più compiti temporaneamente, senza concentrarsi su uno spazio particolare. Il soggetto controlla simultaneamente due o più fonti di informazione (Kahneman,1973; Wickens, 1984).

Successivamente, se necessario, mette in atto un processo più focalizzato in modo controllato. Ciò che permette di tenere sotto controllo simultaneamente più di uno stimolo e di passare dall'attenzione automatica a quella controllata è un elaboratore centrale definito da Shallice Sistema Attentivo Supervisore.

Arousal

Il Livello di attivazione dell'attenzione o arousal è la prontezza fisiologica a rispondere agli stimoli nei diversi momenti; è uno stato globale dell'organismo che si svolge da uno stato più basso, il sonno, ad uno più alto, l'iperattività (Làdavas & Berti, 1995). Equivale al livello di attività cerebrale della corteccia, delle strutture sottocorticali e del sistema nervoso autonomo (il sistema attivatore non è unitario, ma multicomponenziale: è composto da numerosi nuclei troco encefalici associati a differenti neuromediatori e neurotrasmettitori).

Il grado di allerta di un soggetto, infine, cambia significativamente al variare delle situazioni-stimolo.

Vigilanza

La Vigilanza è uno stato di attivazione necessario per l'elaborazione e la risposta a stimoli improvvisi e rari (Mackworth, 1957); questo tipo di attivazione può avere decrementi indipendenti dallo stato di arousal. È il grado psicofisiologico di allerta che ciascun soggetto presenta in una situazione di veglia inattiva con gli occhi aperti: il soggetto, pur essendo in uno stato di quiete, è in grado di reagire a stimoli improvvisi che si manifestano nell'ambiente. Si può inoltre definire come il dispendio minimo di risorse necessario per una condizione di inerzia attiva, cioè pronta a interrompersi di fronte all'ingresso di uno stimolo.

I fattori che la determinano sono: caratteristiche costituzionali e individuali e condizioni ambientali in cui il soggetto è abituato a vivere.

Attenzione sostenuta

L'Attenzione Sostenuta è la capacità di mantenere un buon livello di attenzione per un periodo protratto di tempo (Cohen, 1993; Parasuraman, 1984). Non è un processo stabile e nemmeno un fenomeno caratterizzato da una progressione lineare fino all'infinito: è un processo ciclico caratterizzato da un'alternanza continua tra condizioni di incremento e condizioni di attenuazione del livello attentivo. L'andamento ciclico attentivo è stato descritto all'inizio del novecento da R.M. Yerkes e J.D. Dodson (1908).

Questi due autori hanno trovato una relazione tra livello di attivazione e qualità della prestazione: in generale se l'attivazione continua ad aumentare oltre un certo livello, la prestazione peggiora. Fattori endogeni (quantità di risorse che il soggetto ha a disposizione che variano con la fase di sviluppo, caratteristiche individuali, abitudine a essere impegnati, grado di stanchezza, interesse e motivazione…) ed esogeni (bisogni o gratificazioni, la natura degli stimoli che si presentano, il grado di difficoltà del compito…) possono influenzare il livello di attivazione.

Allerta fasico

L'Allerta Fasico è un'ottimizzazione della preparazione della risposta nel momento in cui un segnale di allerta precede l'apparizione dello stimolo (Posner & Boies, 1971; Posner & Rafal, 1987). Durante la fase di attesa dopo il "pronti" (segnale di allerta) vi è una curva di preparazione o warning , che si riflette sulla risposta con tempi di reazione sempre più veloci che rilevano una curva a U (Seron, Van der Linden, 2000) (massimo rendimento secondo Siéroff (1994) avviene tra i 500 e i 1000 ms).

La curva di allerta fasico che si ottiene tramite un avviso (S1) e uno stimolo a cui rispondere (S2), può essere ottenuta con stimoli di modalità uguale o diversa (modalità uditiva e/o visiva).

Dai risultati di Spencer (1994) e Driver (1997) si è dimostrato come la stessa modalità tra S1 e S2 produca tempi di reazione più veloce rispetto all'incrocio di modalità solo se l'intervallo tra S1 e S2 è breve (150 ms circa). Queste considerazioni risultano importanti in due campi di applicazione: in tutti gli allenamenti sportivi che si occupano di aumentare temporalmente l'allerta dell'individuo nella fase che dal "pronti" segue il "via" (sono utili numerosi sport, le arti marziali o la scherma se "curati" nei fondamentali), negli impulsivi e nei Disturbi di Attenzione in cui viene meno la capacità di controllare il tempo della risposta sostenendo l'attenzione.

Attenzione distribuita

Per Attenzione distribuita si intende quello stato in cui il soggetto può tenere sotto controllo tutto o la maggior parte del campo percettivo che lo circonda, senza concentrarsi su uno spazio particolare: il soggetto valuta con maggior efficienza i cambiamenti nell'intero spazio, rispetto a quelli che avvengono in uno spazio ristretto (Kahneman,1973; Wickens, 1984). Un esempio calzante di attenzione distribuita è quello del felino che scruta l'orizzonte in attesa che appaia la preda (lo stimolo).

L'animale si trova inizialmente in uno stato di calma diffusa; quando poi arriva lo stimolo nel campo controllato dall'attenzione, il felino sposta e concentra la sua attenzione sul punto di spazio da dove proviene la stimolazione: tale fenomeno è definito Riflesso di Orientamento (Sokolov, 1963). Se lo stimolo non è decisivo, il suo ripetersi comporta abituazione: qualsiasi stimolo poco motivante, che si ripeta nel tempo, senza variare le sue caratteristiche, viene dall'animale o dall'uomo ignorato.

Non sempre, però, un soggetto è capace di mantenere due o più fuochi attentivi contemporaneamente: durante doppi compiti è possibile che il soggetto sia esposto a breve interruzione attentiva (Attentional Blink, AB) (Josef et al., 1997), per cui c'è impossibilità di discriminare correttamente uno stimolo quando la nostra attenzione è temporaneamente concentrata su qualcos'altro.

Attenzione selettiva

L'Attenzione selettiva è una funzione importante dell'attenzione. Quando si seleziona un bersaglio ("focus attenzionale"), sia esso un oggetto fisico o mentale (un'idea), si viene a creare una situazione analoga a quella creata dallo spot-light (il fascio di luce che illumina solo una zona del palcoscenico). Ciò che rientra nel fascio di luce viene messo in risalto, mentre ciò che ne rimane fuori sfuma o addirittura scompare nei casi di grande forza del focus attenzionale.

Le caratteristiche dello stimolo in grado di catturare la nostra attenzione, cioè di attivare il meccanismo di selezione, sono numerose e dipendono dal contesto e dagli scopi del soggetto: tra le più ricche di significato troviamo l'intensità, le dimensioni dello stimolo, la durata dello stimolo, il contenuto emozionale e la novità.

L'attenzione selettiva può perciò riguardare differenti fenomeni: si può prestare attenzione all'informazione presentata in una particolare modalità (visiva, acustica ecc.), all'informazione che origina da una particolare posizione nello spazio (attenzione spaziale), ad un particolare colore o forma, ad elementi che appartengono ad una particolare classe o categoria (Allport, 1989; Johnston, Dark, 1986; Umiltà, 1994).

Sperimentalmente, l'attenzione selettiva viene esaminata con degli studi in cui il bersaglio (target) è presentato ad alcuni distrattori che possono interferire con la discriminazione o il rilevamento del target stesso. L'attenzione selettiva è perciò la capacità a concentrare l'attenzione su un canale contenente informazioni inerenti allo scopo rilevante, cercando di vincere il contrasto con i distrattori.