Il Sistema Attentivo Supervisore
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Il Sistema Attentivo Supervisore

Ruolo e funzione del Sistema Attentivo Supervisore. Analisi, con esempi pratici, del modello di Shallice. I meccanismi principali del Sistema Attentivo Supervisore

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Il Sistema Attentivo Supervisore

Spesso perseguiamo scopi multipli. Inoltre la maggior parte delle nostre azioni si basa sull'elaborazione di diverse componenti cognitive. È quindi necessario un sistema di controllo che ci permetta di selezionare e di decidere quando e come implementare i nostri scopi e che coordini le componenti di elaborazione.

Il Sistema Attentivo Supervisore (SAS) infatti, fornisce risorse attentive (che sono a capacità limitata), sostiene l'attenzione, controlla le funzioni del pensiero e dell'azione, contrasta i distrattori, organizza, pianifica, mantiene la concentrazione sullo scopo, modula le funzioni specifiche e fornisce risorse ai processi di memorizzazione in genere.

È da ricordare che in letteratura il SAS può essere chiamato in diversi modi: Sistema Esecutivo Centrale (Baddley e Hitch, 1974), Sistema Operativo (Johnson-Laird (1983), Sistema Attenzionale Supervisore (Norman e Shallice, 1986) e Processore Centrale (Moscovitch e Umiltà, 1990).

Esso si colloca come substrato anatomico prevalentemente nei lobi frontali (Luria, 1976; Shallice, 1988; Parasuraman, 2000), è multicomponenziale (Parasuraman, 2000; Benso, Usai, 2003) e quindi, può esprimersi in età evolutiva, selettivamente per alcune funzioni in corrispondenza di aree più o meno sviluppate.

Il Sistema Attentivo Supervisore (SAS) viene teorizzato da Shallice (1981, 1989), all'interno di un modello ora illustrato.

Shallice prevede la presenza di unità di base che sottostanno all'azione e al pensiero (programmi discreti) che possono essere divise gerarchicamente in due grandi sistemi. Gli scripts (Schank, Abelson, 1977) che si collocherebbero al livello superiore e sarebbero collegati alla Memoria Episodica; gli scripts realizzerebbero l'attività prevista in molti modi, coinvolgendo così molti sistemi di elaborazione diversi ogni volta (esempio di scripts: pagare il conto).

Gli schemi che si collocherebbero ad un livello inferiore agli scripts e sarebbero collegati con la Memoria Semantica. Essi si affiderebbero a particolari sottosistemi di elaborazione (esempio di schema: guidare la macchina).

In cima a questa successione gerarchica vi è il Sistema Attentivo Supervisore. Esso è, perciò, composto essenzialmente da due meccanismi principali.

Il primo è la selezione competitiva degli schemi, la quale si attiva in modo automatico in tutti i processi di pensiero e di azione innati o appresi che non necessitano, in quel momento, di controllo attentivo (ad esempio: leggere, guidare la macchina ecc.). Ogni schema esercita una sorta di inibizione verso gli schemi concorrenti. Questo fa in modo che il processo automatico possa godere di una certa autonomia organizzativa.

Il secondo meccanismo svolge attività di controllo, modulazione ed inibizione sugli schemi e fornisce le risorse attentive necessarie a certi compiti particolarmente impegnativi e, soprattutto, mantiene il task set (lo scripts, l'ambiente contestuale all'azione o al compito programmato; Rogers & Monsell, 1995) in cui si decide di agire.

L'attività di controllo diventa necessaria quando si vuole migliorare uno schema, in tal caso lo riportiamo sotto il controllo del SAS. L'esempio più adatto è quello del tennista che allena il colpo di "dritto". In partita deve fidarsi solo dell'automatismo perché dovrà utilizzare l'attenzione per la strategia di gara e soprattutto perché non deve influenzare l'armonia del gesto motorio; in allenamento può rallentare il movimento per osservare con attenzione (interviene il SAS) e modificare gli errori compiuti. La modifica dovrà essere velocizzata gradualmente sempre con molta attenzione. Se tentasse di velocizzare il gesto prima che lo schema nuovo possa venir appreso, il vecchio schema (non voluto) tenderebbe costantemente ad emergere. Quindi l'esecutivo deve preparare accuratamente un nuovo schema per sostituirlo ad un altro. La velocizzazione spontanea nel compiere il gesto indicherà che lo schema si automatizza.

Da quanto appena descritto si può intuire che il modello di Shallice (1988) è molto esauriente per rappresentare i sistemi automatici e di controllo. Per strutture automatiche si intendono quei sistemi che hanno specifiche funzioni – inclusi l'immagazzinamento, i filtri e le categorizzazioni – ed i cui parametri rimangano relativamente immodificati da una performance all'altra; i processi di controllo spiegano la grande flessibilità delle performance umane, la loro variabilità dovuta al controllo strategico volontario (Shallice, 1981,1988).

Il Sistema Attentivo Supervisiore, inoltre, è molto sensibile alle emozioni, tanto che può essere attivato o disattivato congiuntamente con il tono emotivo. La battuta di un calcio di rigore per spiazzare il portiere è l'esempio che spiega meglio questo concetto.

Durante la fase di rincorsa il giocatore deve coscientemente valutare con l'attenzione attivata se sta spiazzando il portiere, all'ultimo momento deve calciare la palla con un gesto motorio automatizzato. L'emozione provocata dalla "pressione" del pubblico e dovuta alla responsabilità del momento, può disinserire il Sistema Esecutivo nel momento della rincorsa (che verrebbe, in tal caso, effettuata quasi senza vedere il portiere o peggio la porta); al momento del calciare la palla, la stessa emozione inserisce l'esecutivo che disturba l'atto motorio automatizzato (il calcio sulla palla, in tal caso, non è fluido e può colpire "erba e pallone").