Mental Training: teorie di riferimento
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Mental Training: teorie di riferimento

Analisi delle principali teorie di riferimento del mental training: teoria psiconeuromuscolare, teoria bio-informazionale di Lang, Triple code-model di Ashen

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Mental Training: teorie di riferimento

Il mental training si avvale di alcune teorie che ne evidenziano l'utilità.

La teoria psiconeuromuscolare

Si basa sull'effetto Carpenter, cioè sul fatto che la rappresentazione mentale di un movimento determina una stimolazione dei muscoli interessati dall'attività immaginativa. In pratica quando si cerca di immaginare di attuare una sequenza motoria, lo stimolo derivato da un'immaginazione è sufficiente a produrre un incremento del potenziale elettrico muscolare. La rappresentazione mentale "prepara" il soggetto all'azione motoria; inoltre, per i processi di informazione interna (feedback), questo aumento del livello di attivazione favorisce la produzione di una traccia mnemonica; quando questa sequenza sarà riattivata, il soggetto sarà facilitato nell'esecuzione del movimento stesso.

La teoria dell'apprendimento simbolico

Considera gli effetti della pratica mentale associati agli elementi cognitivo-simbolici del compito. L'attività immaginativa rappresenterebbe un sistema di codifica per aiutare il soggetto a comprendere e acquisire i pattern di movimento, e l'immagine aiuterebbe l'atleta a esaminare e capire meglio la propria prestazione e a modificarla quando necessario. L'attività immaginativa aiuterebbe a sviluppare uno schema mentale non per il sommarsi di scariche muscolari, ma perché creerebbe un programma motorio a livello del sistema nervoso centrale.

La teoria bio-informazionale di Lang

Il SNC conserverebbe, in memoria a lungo termine, emozioni e immagini sottoforma di informazioni codificate; queste strutture proposizionali sono organizzate in una rete associativa e contengono informazioni relative allo stimolo e alle risposte della situazione immaginata.

Ogni immagine, quindi, contiene proposizioni di stimolo e di risposta:

  • Proposizioni di stimolo sono descrizioni del contenuto della scena immaginata
  • Proposizioni di risposta sono asserzioni sul comportamento di risposta come verbalizzazioni, azioni, reazioni fisiologiche di un organo

Un corollario di queste teorie è che le specificità di risposta – proposizioni di risposta – di un soggetto sono mediate dalle sue precedenti esperienze. Sulla base della teoria bio-informazionale, per migliorare la pratica mentale occorre:

  • Esercitare dapprima fisicamente un'abilità al fine di sviluppare una coscienza cinestetica e l'inclusione di proposizioni di risposta in immagini motorie memorizzate
  • Includere proposizioni di risposta nelle visualizzazioni, adottando una prospettiva "interna", uno stato psichico "come se"
  • Utilizzare ausili visivi (videotape) e cinestesici (esercizi che aumentino la consapevolezza cinestesica) al fine di migliorare la "realtà" delle immagini
  • Incrementare la vividezza immaginativa con rinforzo positivo delle proposizioni di risposta (biofeedback)
  • Inserire proposizioni di risposta muscolari in situazioni immaginative finalizzate a comportamenti motori
  • Proporre immagini esterne per ottenere una chiara immagine di una nuova abilità motoria e migliorare errori ricorrenti

Triple code-model di Ashen

Questo modello prevede tre aspetti delle immagini mentali (ISM): immagine di per sé (I: imagery), risposta somatica (S: somatic response), significato (M: meaning). L'atleta deve conoscere il "proprio" modo di vivere le immagini e di "sentirle", valutando quali emozioni accompagnano il contesto immaginativo. Lavorare con queste modalità significa dare sempre meno importanza all'equazione "bella immagine = movimento migliore" e valorizzare invece sempre più il significato di un'immagine, il vissuto e la partecipazione emotiva a essa.

Pertanto, quando si costruiscono immagini mentali, è sempre utile valutare le precedenti esperienze del soggetto, per adeguare la visualizzazione al significato che l'immagine può rivestire per l'individuo1.