Oggetto della psicologia e vicende storiche
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Oggetto della psicologia e vicende storiche

Le vicende storiche nella nascita e consolidamento della psicologia, il ruolo di: Ippocrate, Alcmeone, Socrate, Platone.

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Oggetto della psicologia e vicende storiche

Nel pensiero greco possiamo riconoscere due linee guida nello studio della psicologia. Il primo percorso è quello che cerca di rintracciare nelle antiche civiltà i riferimenti tra sistema nervoso ed attività psichica. In quasi tutte l'attività psichica era collocata nel cuore. Questo valeva per la scienza egizia, per quella cinese ed ebraica.
Anche per il mondo greco valeva questa regola, pur tuttavia con qualche eccezione, grazie alla quale, anche al cervello, è dato un certo ruolo. Così Pitagora (570-489 a.C.) distingueva tre facoltà psichiche: intelligenza, passione e ragione. La ragione era ritenuta immortale e l'unica delle tre a non appartenere anche agli animali. Intelligenza e ragione erano collocate nel cervello, la passione era collocata nel cuore.
L'unico filosofo presocratico che colloca le facoltà psichiche nel cervello è Alcmeone, il quale praticava anche la dissezione dei cadaveri.

Il merito più importante è comunque da attribuirsi ad Ippocrate, medico, il quale nella sua ricerca ai rimedi per le malattie e la cura degli uomini, scrive in un suo trattato, che è importante osservare anche altri aspetti di un uomo prima di fornirgli una cura. Aspetti di tipo psichico quali i discorsi, i pensieri, i silenzi ecc.

Sancirà l'importanza del cervello come regolatore delle funzioni degli altri organi e, nel cervello, collocherà la causa di malattie come l'epilessia oltre che di altri stati quali allucinazioni e deliri. Ippocrate aggiunge che l'uomo è parte della natura ed il suo studio è agevolato dall'osservazione di questa, esprimendo in ciò una concezione naturalistica.
Una seconda linea di pensiero si occuperà di guardare alla nascita della psicologia, non partendo da osservazioni di tipo fisico, ma da una riflessione squisitamente filosofica dell'umanesimo greco. Socrate e Platone apriranno la strada del pensiero sull'uomo, che sarà raccolta da Aristotele che ne continuerà gli studi sino a fornire implicazioni psicologiche ancora oggi fonte di discussione.

Ciò che Socrate (469-399 a.C.) elargirà col dialogo sarà raccolto dal suo discepolo Platone che continuerà anch'egli lo studio. Socrate afferma che la passione e lo studio degli uomini può essere compiuto solo dalla loro osservazione diretta, poiché la natura non ce ne parla. L'uomo è la sua psychè, sostiene il filosofo ateniese, l'anima lo contraddistingue in maniera specifica da ogni altra cosa, intendendo per anima la ragione, la sede dell'attività pensante ed eticamente operante. È l'anima a legarlo agli altri uomini, per questo dallo studio dei suoi simili, l'uomo potrà comprendere se stesso. Socrate considererà l'anima come il principale oggetto di riflessione e la parola come strumento privilegiato per la sua conoscenza.
Socrate (filosofo greco) afferma che l'uomo è la sua anima e questa si esprime parlando. Se la filosofia si vuole occupare dell'uomo, si deve occupare della sua anima, vale a dire ciò che tiene in vita l'uomo. È il primo a parlare di psiche. Socrate fonda l'umanesimo della filosofia greca, mentre i pensatori che lo avevano preceduto si erano preoccupati di sviluppare il discorso intorno alla natura (cosmo) ed ai suoi principi, ma Socrate avverte che questi non sono gli stessi che governano l'uomo. La psiche è identificata con il principio che spiega l'uomo a se stesso.