I problemi della psicologia
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I problemi della psicologia

i problemi aperti della psicologia, i modelli cognitivistici e cibernetici e le relative critiche.

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I problemi della psicologia

Le correnti psicologiche esaminate sino ad ora si differenziano principalmente per il loro modo di considerare l'oggetto come coscienza o come comportamento. Il coscenzialismo considera questa una base oggettiva, in quanto riduce l'area dello psichico a quella del pensiero, accessibile e consapevole. L'esperienza diretta forma la coscienza ed il pensiero, ed è considerata un dato incontrovertibile su cui fondare ogni conoscenza.
La spiegazione in termini di comportamento privilegia l'aspetto materiale dell'uomo, interpretandone l'agire secondo uno schema meccanicistico di stimolo/reazione.
Per entrambe sensazioni e percezioni sono altamente significative essendo considerate tanto come aspetti attivanti della funzione riflettente della coscienza, quanto delle risposte comportamentali. L'indagine sullo psichico sembra essere delimitata o da quanto appare chiaro (coscienza), o da quanto è rigorosamente sperimentale (comportamento). La presenza di variabili intermedie tra il mondo esterno e la risposta (sia essa consapevole o comportamentale) sembra essere ignorata.
Il concetto di inconscio segna una svolta per tutta la psicologia. Si apre, infatti, la possibilità di indagare la soggettività dell'individuo, in termini strettamente psicologici, senza fermarsi al tipo di resoconto fornito dalla consapevolezza dell'individuo.

Si fondano i criteri scientifici della obiettivazione della soggettività, oggetto di studio della psicoanalisi. È modificato il concetto di coscienza e la soggettività, prima identificata con la consapevolezza del soggetto, è ora vista nelle sue dimensioni inconsapevoli.
Un'ulteriore innovazione nell'ambito della psicologia contemporanea viene fornita intorno agli anni '60, con la nascita del Cognitivismo, visto come evoluzione del neocomportamentismo e della psicologia genetica del Piaget.
Il cognitivismo rielabora il rapporto organismo-ambiente, superando l'idea del comportamento visto come semplice atto rispondente ad uno stimolo. Viene adottato il modello sistemico (introdotto in biologia), secondo il quale ogni organismo è un sistema aperto che interagisce con l'ambiente autoregolandosi grazie a meccanismi retroattivi. Dall'esterno l'organismo riceve informazioni, che esso poi rielabora, approntando piani e strutture comportamentali adeguate.
Il cognitivismo sostiene che non tutto possa essere ricondotto ad una situazione di "stimolo-risposta", poiché tra questi elementi, nell'essere umano, interviene una mediazione anche di ordine temporale denominata "gap", tale mediazione e alla base dello studio del cognitivismo
Il modello di funzionamento della mente, deputato alla mediazione tra stimolo e risposta, si può rapportare al meccanismo di funzionamento del computer, inteso come corrispondenza tra input -> elaborazione -> output.
I modelli cognitivistici (cibernetici) esaminano l'elaborazione dell'informazione, ad esempio della nostra memoria, ritenendola strutturata in diversi stadi.
Il concetto cibernetico è stato, in realtà, molto criticato in seguito, poiché ritenuto eccessivamente astratto, soprattutto quando si riferisce a micromodelli utilizzati in laboratorio nello studio di processi minuti, perdendo di vista la complessità dell'individuo collocato nel suo ambiente.