Neuroni specchio ed empatia
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Neuroni specchio ed empatia

I neuroni specchio, scoperti dal team di Giacomo Rizzolati nel 1962, spiegano l'empatia ed il suo ruolo nei processi affettivi e di apprendimento. Ruolo dell'empatia nel comprendere la sfera emozionale degli altri

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Neuroni specchio ed empatia

Nel 1962 Giacomo Rizzolatti e il suo team dell'università di Parma, stavano eseguendo una ricerca sui macachi, per studiare i neuroni specializzati nel controllo dei movimenti della mano, come il raccogliere o maneggiare gli oggetti, neuroni fino allora considerati attivi solo per funzioni motorie. La loro scoperta incredibile fu tutt'altro, rispetto agli obiettivi e i risultati che essi stessi si aspettavano. I nostri ricercatori osservarono che, alcuni gruppi di questi neuroni si attivavano non solo quando le scimmie compivano una determinata azione (prendere una banana), ma anche quando esse osservavano un altro soggetto (lo sperimentatore) compiere la medesima azione (prendere una banana dal cesto della frutta).

I neuroni dell'osservatore "rispecchiano" quindi ciò che avviene nella mente del soggetto osservato, come se fosse l'osservatore stesso a compiere l'azione. Cosa vuol dire tutto questo? La scoperta di questi neuroni, detti neuroni a specchio, dimostra che non si trattano di cellule coinvolte solo negli atti motori, ma anche nelle capacità cognitive. Essi ci spiegano molte cose: la natura sociale della nostra specie, definita dalle capacità di relazione individuali, cosa sia l'empatia e cosa c'entri con i processi affettivi e di apprendimento, offrendoci la possibilità di comprendere le azioni dei nostri simili e di apprenderle con facilità (per approfondimenti sui neuroni specchio vedi anche I neuroni specchio)

L'empatia, definita così da Carl Rogers (Rogers, 1952) è

la nostra capacità di comprendere lo stato d'animo degli altri, fondamentale per costruire le capacità interpersonali

Rogers, terapista della prima metà del novecento, utilizzava l'empatia nella comunicazione (verbale e non) per immedesimarsi nel mondo soggettivo altrui, attraverso un'identificazione parziale, in un ambiente di accettazione privo di giudizio, allo scopo di ottenere un'evoluzione autentica nella relazione tra lui stesso e l'altro. Ogni persona è un'isola di sé stessa, lo è in un senso molto reale, e può gettare dei ponti verso le altre isole solamente se vuole ed è in grado di essere appunto sé stessa (Rogers, 1952).

L'empatia è esente da critiche, giudizi o valutazioni di alcun genere dell'altro, poiché la condivisione di sentimenti ed emozioni avviene in un clima del tutto neutrale e spontaneo, in quanto

la tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione

L'empatia quindi, facilita la comprensione della sfera emozionale dell'altro. Pensando all'apprendimento nei bambini (il modo di camminare, parlare, andare in bicicletta ecc.): essi imparano guardando l'adulto e imitandolo. Le imitazioni ovvero, gli stimoli esterni, sono alla base del nostro sviluppo. Quando osserviamo un simile eseguire un'azione finalizzata, nella nostra corteccia, si accendono i circuiti nervosi che richiamano analoghe azioni compiute da noi in passato. Quest'assunto è alla base del "sistema a specchio" (Mirror Neuron System), costituito appunto dall'insieme dei neuroni specchio (o neuroni mirror). I mirror, mappano e conservano le relazioni intenzionali (oggetto-scopo) che continuamente sperimentiamo nell'ambiente e che, costituiscono la base neurale dei nostri apprendimenti. In questa direzione, comprendere significa cogliere lo scopo di un'azione o di una situazione e prevederne le conseguenze.

La comprensione e l'apprendimento di nuovi concetti e/o azioni, non sarebbero solo dipendenti dalle "mappe mentali" individuali ma, eventi collegati al realizzarsi di uno stato di "sintonizzazione" tra pattern interni ed esterni. Quando un soggetto inizia un movimento con un determinato scopo, come prendere una penna, ha chiaro in mente quello che sta per fare con tale oggetto, per esempio scrivere su un foglio. In questa sequenza, lo scopo finale è riflesso in ogni singolo atto motorio, ed è presente nella mente dell'agente. La specificazione di una data intenzione sta alla base di un'azione e perciò, precede l'inizio del movimento. Questo però non significa che per ogni azione possiamo predirne anche le conseguenze, poiché ogni azione può, indubbiamente, essere guidata da intenzioni diverse. Se A osserva B prendere una tazza, si attiverà il circuito specchio di A che quindi comprende l'azione di afferrare, ma non perché accade l'azione (afferra la tazza per bere, o spostarla, lavarla etc…). Con il cercare di comprendere le intenzioni dell'altro cerchiamo di assumerci la prospettiva dell'altro (Gallese, 2006). La comprensione del mondo e il meccanismo di interazione con esso, non riguarda quindi solo la sua fisicità ma, anche il suo aspetto emotivo, empatico e la capacità di condividerlo. Solo in questo modo possiamo arricchirci di un bagaglio esperienziale interpersonale che ci seguirà poi per tutta la vita.