Sviluppo delle emozioni nel bambino
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Sviluppo delle emozioni nel bambino

Analisi delle teorie sullo sviluppo emotivo: la teoria differenziale, della differenziazione, componenziale e la teoria funzionalista

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Sviluppo delle emozioni nel bambino

Le emozioni vengono al mondo insieme a noi; vi sono diverse teorie e studi fatti in ambito dello sviluppo emotivo. Tra queste, quelle di più rilievo, sono la teoria differenziale di Izard ed Ekman (1977), la quale sostiene l'esistenza di emozioni innate e universali inserite all'interno di un set di emozioni primarie o di base.

Tale gamma comprende paura, collera, gioia, tristezza, disgusto e sono facilmente individuate dalle espressioni facciali dei neonati. Per ogni emozionediscreta vi sono programmi neurali innati e, le espressioni emotive emergono insieme alla maturazione neurologica. Si ha una stretta relazione tra esperienza emotiva ed espressione facciale.

La seconda teoria in ambito è la teoria della differenziazione, la quale afferma che le emozioni sono il risultato di un processo di differenziazione da uno stato iniziale di eccitazione. Bridge (Bridge, 1932), sostiene che durante i primi tre mesi dallo stato di eccitazione sidifferenziano uno stato negativo di sconforto e uno positivo di piacere.
Per Alan Sroufe (Sroufe, 2000), è fondamentale soffermarsi su come viene cognitivamente valutata l'eccitazione che genera le emozioni. Si ha in sintesi:

  1. Sistema di piacere – gioia (sorriso endogeno, sensazione di benessere)
  2. Sistema della circospezione – paura (pianto in seguito a stimoli troppo lunghi o in modo intenso)
  3. Sistema della frustrazione – rabbia (pianto in situazione d'impedimento motorio)

Secondo l'autore non è solo l'eccitazione che determina la risposta emotiva, ma l'attività cognitiva che ci guida nell'elaborazione dell'eccitazione. Sroufe vede un modello di sviluppo emotivo distinto in otto fasi.
Nella prima fase, i bambini sono relativamente vulnerabili mostrano il sorriso endogeno (come quando si è in fase REM), che indica benessere, ma non piacere.
Nel secondo stadio i bambini iniziano a essere sensibili a stimoli esterni, mettono in atto il loro bagaglio di elaborazione dell'eccitazione, quindi l'attenzione, il sorriso e l'attività motoria.
Nel terzo stadio (3-6 mesi) vi sono le prime anticipazioni motorie e azioni centrate sul mondo esterno come mezzo di assimilazione degli stimoli esterni. S'inizia quindi una vera vita emotiva: piacere, rabbia e circospezione sono vere emozioni in quanto hanno una base cognitiva.
Nel quarto stadio (7-10 mesi) avviene una differenziazione delle emozioni e il bambino inizia a essere consapevole delle risposte emotive.
Nel quinto stadio (9-12 mesi), chiamato "periodo dell'attaccamento", si stabiliscono i primi rapporti emotivi fra il bambino e altre persone. Dai dodici fino ai diciotto mesi circa, il bambino comincia a esplorare l'ambiente, prova sia l'attaccamento che la separazione e il bisogno di avere una persona costantemente presente.

Scherer (1984) e Leventhal (1987) tentano invece un'altra via. La loro teoria componenziale afferma che le emozioni partono da forme semplici già iscritte nell'individuo e si portano a configurazioni cognitive complesse, grazie a tre livelli di elaborazione cognitiva:

  1. Il livello senso-motorio, dove vi sono programmi espressivo-motori innati, che vengono chiamati in causa da uno stimolo esterno (ambientale) e/o interni (viscerali). Tali processi generano la comparsa dei primi comportamenti emotivi, come la piacevolezza
  2. Il livello schematico, dove si definiscono gli schemi che rappresentano diversi situazioni emotive prototipiche, che provocano emozioni specifiche. A questo punto avviene l'esperienza soggettiva
  3. Il livello concettuale, che inizia a due anni circa, comporta la riflessione sulle proprie risposte comportamentali

Questi tre livelli sono monitorati da criteri di valutazione come la corrispondenza dei propri bisogni, la capacità di far fronte a situazioni, le novità stimolanti ecc.….
Barrett e Campos, con la teoria funzionalista, spiegano che lo sviluppo emotivo è visto come un intreccio tra l'individuo e l'ambiente. Le emozioni svolgono una funzione biologica per la sopravvivenza, una funzione comunicativa importante negli scambi sociali, una funzione di informare circa il raggiungimento dei desideri e degli scopi.
Come emerge dalle varie teorie, lo sviluppo emotivo deve essere considerato allo stesso livello di quello cognitivo, in quanto l'individuo funziona e agisce come una totalità e nessuna parte può essere studiata in isolamento dall'altra (Gottlieb 1991, Magnusson 1998, Kaplan e Werner, 1963).

In ogni caso, l'apprendimento delle emozioni nel bambino è responsabilità dell'adulto. Crescendo i bambini, non sono solo pronti a ricevere vari insegnamenti emozionali specifici, ma ne hanno proprio bisogno. Sebbene alcune capacità saranno affinate nel corso degli anni, i genitori, che sono modelli per i figli, possono fare molte cose per infondere le emozioni a essi: aiutarli ad apprendere, riconoscere e dominare le emozioni, insegnare a essere empatici e stabilire relazioni. I comportamenti del genitore hanno un forte impatto sulla sfera emotiva del bambino.