Grado di espressione delle capacità

Differenze individuali nel grado di espressione delle capcità.

Grado di espressione delle capacità

Una cosa per certi versi singolare e, ormai appurata, è che, mediamente, i soggetti dislessici(1), ad una valutazione del Q.I. (quoziente intellettivo)(2), dimostrano possedere un valore di almeno una deviazione standard in più rispetto alla media dei soggetti non dislessici (con Q.I.= 100), avvicinandosi fino a 120/130. Probabilmente ciò è dovuto alle molteplici e alternative strategie cognitive che questi soggetti sono costretti a mettere in atto per "adattarsi" alla quotidianità.

La classificazione Fleishman e le altre considerazioni ci permettono, quindi, di riflettere ancor meglio, sulla differenza che dobbiamo riconoscere alle abilità rispetto alle capacità.

Ognuno di noi ha sicuramente delle capacità che potrebbero anche essere "nascoste" e che non aspettano altro che di essere portate in "superficie". È probabile, in pratica, che molti di noi abbiano, per esempio, una particolare propensione (che deriva dalla capacità d'intonazione o di "orecchio musicale"), alla musica o al canto, ma dal momento che mai ci si sia adoperati o misurati in quei campi non ne siamo a conoscenza! Ciò vale, naturalmente, per tutte le attività, da quelle motorie alle sportive, dalle artistiche a quelle sociali. E da qui l'importanza di offrire l'opportunità di accedere a tutti i campi espressivi possibili sin dall'età giovane in maniera da poter scoprire, eventualmente, particolari capacità sulle quali costruire, successivamente, abilità specifiche e complesse.

Tornando all'abilità, conosciamo, così, persone che ai nostri occhi sanno fare "tutto" con le mani e altre che, per contro, non sanno fare "nulla", o anche, persone abilissime nella parola, veri affabulatori, ed altre che non sanno mettere due parole "in croce".
Naturalmente, in mezzo agli opposti estremi c'è sempre l'infinita schiera dei più, di coloro, in pratica, che riescono in maniera adeguata a far fronte alle esigenze quotidiane, e di mano e di parola, senza eccellere o senza scomparire. E con ognuna di queste persone tutti noi ogni giorno ci misuriamo, a volte ci scontriamo, altre ne rimaniamo affascinati.
L'abilità di un ritrattista o di un giocoliere che fa volteggiare nell'aria oggetti in successione, ci lascia stupefatti non meno dell'incapacità di qualcuno alle prese con un semplice cacciavite! Lo stupore nasce, naturalmente, dal confronto con ciò che al loro posto noi riusciremmo a fare. Per un pianista esperto sentir suonare un dilettante è probabilmen-te una noia, per chi, invece, non ha mai sfiorato una tastiera anche il dilettante rappresenta un'occasione di sorpresa.

In buona sostanza, è il confronto tra le diverse abilità che ognuno possiede e che riconosce negli altri, a far nascere le distanze tra gli individui. Distanze, più o meno colmabili e distacchi, più o meno pesanti, in conseguenza del ruolo e delle attese sociali che ognuno si pone o che si vede dagli altri attribuite. Per un atleta non sarà un "problema" essere inabile al pianoforte, come per un pianista non lo sarà essere "incapace" su di un campo di calcio.
Esistono, però, situazioni tali in cui sia il pianista sia l'atleta dovranno, per forza di cose, essere adeguatamente abili ai fini di una "normale" esistenza.

Possedere la capacità di camminare, per esempio, è una di quelle situazioni.
L'abilità deambulatoria ci permette, di fatto, di spostarci, di raggiungere, di allontanarci, di tornare, di esplorare e così via, e nessuno di noi può o vuol pensare di vivere privato di quelle funzioni. Sappiamo però, nello stesso tempo, che ciò non è sempre possibile. Esistono molte persone, infatti, che, per ragioni diverse, non hanno mai camminato, altre che camminano con difficoltà e altre ancora che da un certo momento in poi non cammineranno più.

Il panorama, in pratica, si allarga: c'è chi deambula senza difficoltà, chi con qualche problema e chi non cammina affatto. Se definiamo, così, chi non ha nessun problema in una specifica situazione come, ad esempio, il camminare, col termine di "abile" e chi, per contro, non riesce minimamente nella stessa, come "inabile", definiremo tutti quelli che troviamo tra i due opposti, come "diversamente abili" nella deambulazione.
Per rimanere in quest'esempio (banalizzando un po' per rendere più comprensibile l'esempio stesso), un soggetto affetto da poliomielite camminerà meno speditamente di un soggetto sano, ma più velocemente di un soggetto con tetraparesi e sarà un "atleta" rispetto ad un infermo (inabile) totale.

Ultimo aggiornamento dell'articolo: